SCUOLA E LAVORO/ Cosa cambia col passaggio dall’Alternanza ai Ptco?

- Giorgio Spanevello

A partire da settembre l’Alternanza Scuola Lavoro lascerà il posto ai Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento

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Frettolosamente archiviata dopo solo tre anni di esperienza e senza un’oggettiva valutazione dei risultati, l’Alternanza Scuola Lavoro lascia il posto ai PTCO “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento”, introdotti dalla Legge di bilancio 2019 sotto l’egida del Governo giallo-verde. Il nuovo sistema nelle intenzioni del Miur dovrebbe essere posto in essere dalle scuole italiane con l’anno scolastico in partenza tra pochi giorni, ma le linee guida che dovranno dare indicazioni sulle modalità di svolgimento a oggi non sono ancora pubblicate. Esiste in realtà una versione definitiva del documento che con quasi sei mesi di ritardo è stata ultimata dal Ministero di viale Trastevere e che è in attesa del parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. La bozza presentata alle organizzazioni sindacali a fine luglio oltre a confermare come anticipato la sostanziale riduzione del monte ore minimo, non sembra introdurre cambiamenti radicali rispetto all’intero impianto dell’Alternanza Scuola Lavoro.

I punti cardine dei nuovi PTCO in realtà erano già presenti nelle migliori esperienze di alternanza e gli Istituti che da tempo li mettevano in atto continueranno nell’esperienza come se nulla fosse cambiato. La riduzione del monte ore infatti stabilisce un monte orario minimo (più che dimezzato rispetto all’ASL) che potrà essere portato a livelli precedenti o anche aumentato negli istituti che lo richiederanno.

Riassumendo, i nuovi percorsi, come del resto i precedenti, dovranno essere progettati come esperienze inserite organicamente nel curricolo di studi e regolate dal PTOF (Piano triennale dell’offerta formativa) del singolo istituto. Nella progettazione dovranno essere coinvolti soggetti non appartenenti al mondo della scuola secondo un principio di co-progettazione che vedrà l’apporto di esperti del mondo dell’impresa e delle professioni, oltre che della società civile e delle istituzioni. Si dovrà dare rilievo all’acquisizione delle cosiddette “competenze trasversali” in un’ottica di formazione globale della persona, prima che del lavoratore.

Anche per quanto riguarda l’esperienza in azienda, le nuove linee guida non mutano il quadro precedente con la precedenza allo svolgimento degli “stage” durante il periodo delle lezioni, ma con la possibilità di estensione anche al periodo di vacanza scolastica.

Capitolo importante è quello dei diritti e doveri degli studenti. Anche qui poco di nuovo: diritto a una formazione consapevole e di qualità, a svolgere tutte le attività in assoluta sicurezza, mentre tra i doveri si riportano quelli relativi a comportamento, puntualità, riservatezza rispetto di persone e cose.

Al di là di un giudizio decisamente critico sulla tempistica del provvedimento che come spesso accade vede i cambiamenti annunciati con grande enfasi prendere il via in assenza di regole chiare, sembrerebbe che l’operazione ASL-PTCO poco cambi rispetto alla situazione in essere e che l’operazione sia stata più che altro dettata dalla volontà di prendere le distanze, almeno formalmente, da quanto introdotto dal Governo precedente come punto cardine dell’innovazione formativa.

Un cambiamento di prospettiva però si può scorgere nelle indicazioni generali e nel mutamento di terminologia. L’innovazione dell’alternanza che dava enfasi a un’integrazione tra sistema formativo e sistema produttivo sembra essere passata in secondo piano, riportando il “sistema scuola” e il “sistema azienda” a essere chiaramente distinti delineando anche nello sviluppo della persona tempi diversi tra il periodo formativo e quello lavorativo e contraddicendo in parte il concetto di lifelong learning.

Punto di preoccupazione per le scuole rimane comunque il problema del finanziamento. Qui le cose sono chiare: si è passati dai 100 milioni di euro di contributi statali a 42,5 milioni di euro. Anche in questo caso però gli Istituti più organizzati potranno cercare di sfruttare bandi regionali o altri tipi di finanziamento per sopperire alle risorse mancanti. Anche per le aziende sarà possibile ottenere dei fondi a supporto del tutoraggio aziendale attraverso bandi che le singole CCIAA hanno posto in essere.

È inoltre da rilevare che oltre all’aspetto dei finanziamenti, con il nuovo progetto non si risolvono minimamente i problemi che in qualche modo hanno reso difficoltosa l’organizzazione dell’Alternanza Scuola Lavoro negli scorsi anni. Per citarne solo alcuni si possono ricordare le difficoltà di reperimento delle aziende disponibili a porre in atto progetti di qualità con numeri di studenti elevati, le problematiche relative al tutoraggio da parte dei docenti con i relativi spostamenti non compensati, la resistenza dei consigli di classe all’inserimento organico dei progetti nei curricoli di studio, l’imponente lavoro organizzativo lasciato spesso alla buona volontà dei singoli.

Alla luce di quanto esposto viene comunque spontaneo chiedersi se fosse proprio necessario un simile cambiamento o se fosse più opportuno porre solo in essere alcuni aggiustamenti nell’impianto esistente dell’ASL.

Ma cosa succederà a partire dal prossimo 2 settembre quando nelle scuole superiori Collegi Docenti e Consigli di Classe porranno mano alle progettazioni per l’anno scolastico in apertura? Probabilmente nulla di rilevante: gli istituti con progetti di ASL di qualità, supportati dalle organizzazioni datoriali e spinti da docenti appassionati continueranno nella loro positiva esperienza, mentre nelle scuole dove l’Alternanza Scuola lavoro era vissuta come una delle molte “faticose incombenze” calate dall’alto, tutto svanirà nel nulla e si tornerà a una più rassicurante (e meno impegnativa) lezione frontale.

Se proprio si vuole vedere l’aspetto positivo della situazione, si riusciranno a distinguere le scuole più aperte alle esperienze innovative e qualitativamente più performanti dalle altre.

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