SCUOLA/ E realtà: il vero esame di Stato che i docenti non possono evitare

- Laura Giulian

Fine anno, esame di Stato, molte domande si pongono. La realtà non può rimanere fuori dalla scuola: i prof sono riusciti a renderla “occasione”?

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Scuola (LaPresse)

Ormai è suonata l’ultima campanella di un anno scolastico che verrà ricordato a lungo. Gli esami orali sono alle porte, ma un interrogativo continua a punzecchiarmi: la realtà è ancora interessante? Noi adulti la stiamo rendendo tale agli occhi di un giovane? Stiamo mostrando loro come discipline e vita, crescita didattica ed evoluzione personale, siano strettamente correlate e al servizio una dell’altra?

Ad ogni alunno che sosterrà l’esame di fine ciclo è stato chiesto di sviluppare un elaborato che contenesse didattica, contributi personali ed esperienze di Ptco, nel caso dei maturandi. Ma la realtà che vivono i nostri ragazzi è ancora così stimolante da essere diventata fonte di ispirazione o luogo in cui trovare applicazioni o risposte concrete e tangibili rispetto a quanto hanno indagato con la loro rielaborazione?

Questo tipo di prova è solo un’ ulteriore richiesta passivizzante che l’istituzione fa, oppure siamo riusciti a renderla occasione, spingendoli a scoprire se ciò che si studia è buono, utile e trasferibile nella loro vita di giovani che stanno scegliendo che uomini diventare?

La società dell’ultimo biennio è stata stravolta, la scuola stessa ha subito una parziale metamorfosi, eppure Realtà e Scuola sono ancora collegate tra loro? Sono al servizio una dell’altra o stiamo rischiando di creare due territori che lentamente si stanno allontanando come isole non più comunicanti se non con qualche ponte ogni tanto?

È un’opportunità davvero grande quella di permettere ad un giovane di fare una sintesi di quanto ha vissuto nel suo percorso come alunno. Non scordiamoci, però, troppo facilmente, che l’evoluzione didattica è intrecciata in modo indissolubile con la crescita umana. Non possiamo pensare come slegate tra loro queste due vie. E proprio per la stessa interconnessione, anche l’ambiente e la realtà in cui sono immersi i nostri giovani non possono rimanere fuori dalle nostre aule e, di conseguenza, nemmeno dai loro elaborati finali. L’augurio e la sfida che mi lancio, e che condivido con voi, è quella di provare in tutti i modi a mostrare la bellezza che il mondo in cui viviamo offre e che diventare uomini non significa solamente conoscere, ma crescere in corpo, pensieri e anima. Più riusciremo a portare il mondo dentro alle discipline e a mettere le discipline al servizio del mondo per scoprirlo, apprezzarlo, interrogarlo, e più la realtà può continuare ad essere stimolante per far crescere alunni, cittadini, uomini.

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