SCUOLA/ “Esame di Stato e valutazione presidi, come cambiare in meglio”

L’attuale sistema di valutazione è troppo formale, va creata un’anagrafe nazionale sulle urgenze degli edifici scolastici e servono nuovi strumenti gestionali

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LaPresse

“Posso assicurare che i dirigenti scolastici sono impegnati al massimo per garantire una scuola pubblica di qualità per tutti ma, affinché questo possa realizzarsi, è necessario dotarli di strumenti gestionali adeguati a tale alto compito, nell’esclusivo interesse della nazione”. Lo ribadisce, mentre il Governo è impegnato nella discussione sul decreto scuola e sulla legge di Bilancio 2020, Antonello Giannelli, presidente dell’Anp (Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola). Secondo Giannelli, che valuta positivamente l’ultima circolare del Miur sulla maturità 2020 che reintroduce i requisiti obbligatori della partecipazione alle prove Invalsi e allo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro, anche in un quadro di risorse pubbliche limitate si può intervenire sul tema della sicurezza degli edifici scolastici. E l’Anp chiede anche dei correttivi per superare l’attuale eccessivo formalismo del sistema di valutazione dei dirigenti scolastici.

In questi giorni si parla molto di sicurezza delle scuole. Molti edifici scolastici versano in situazioni di degrado. Come si può affrontare questa urgenza, avendo ben presenti l’entità dei fondi necessari e i vincoli finanziari attuali?

Era ora che anche i decisori politici, sulla scorta dei sempre più frequenti episodi di crolli e incidenti, prendessero coscienza delle problematiche relative alla sicurezza, su cui l’Anp è costantemente intervenuta segnalando lo stato delle cose. Il XVII Rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza degli edifici scolastici parla di tre istituti su quattro senza certificazione di agibilità e di uno solo su venti nelle condizioni di resistere a un terremoto. Il Rapporto della Fondazione Agnelli sullo stato dell’edilizia scolastica, pubblicato in questi giorni, ci dice che due terzi delle scuole risalgono a più di quarant’anni fa, che una su quattro ha problemi di natura ambientale, che il 16,1% presenta una seria compromissione delle strutture e delle coperture e che, per rimettere in sesto le scuole italiane, occorrerebbero 200 miliardi di euro. Dati e cifre impressionanti.

Cosa fare in assenza di risorse?

Basterebbe mettere in atto delle operazioni che, a fronte di costi non rilevanti, potrebbero garantire benefici indispensabili e relativamente celeri per la sicurezza dei nostri studenti: noi dell’Anp abbiamo proposto di controllare, sistematicamente e a tappeto, tutti i solai e i controsoffitti delle scuole, di verificare periodicamente lo stato degli edifici, di creare un’anagrafe nazionale che evidenzi i livelli di urgenza degli interventi da effettuare a scopo manutentivo.

Parliamo di valutazione dei dirigenti scolastici. L’attuale sistema funziona o ha bisogno di alcuni correttivi?

Occorre premettere che l’Anp considera irrinunciabile la valutazione della dirigenza come strumento di miglioramento della pubblica amministrazione e risposta alle attese della collettività. Riteniamo, però, che debba essere superato l’attuale sistema di valutazione, poiché appare più volto a considerare aspetti formali, avulsi dal contesto, che aspetti sostanziali legati all’effettiva operatività.

Bisogna apportare dei correttivi? Quali?

Snellimento dell’attuale procedura di valutazione per evitare la duplicazione di documenti già in possesso dell’amministrazione; attuazione di procedure trasparenti che assicurino la piena conoscenza da parte dei dirigenti dei criteri di valutazione; costituzione di nuclei di valutazione composti solo da personale con qualifica dirigenziale, adeguatamente formato e qualificato, il cui protocollo comportamentale sia noto in anticipo a chi viene valutato; previsione di modalità operative che consentano al dirigente di “raccontare” in presenza la sua scuola. Sarebbe auspicabile, inoltre, che si individuassero azioni e strumenti attraverso i quali il processo di valutazione potesse consentire al dirigente valutato di acquisire elementi per migliorare la propria azione professionale.

Il Governo sta preparando la legge di Bilancio 2020. Il ministro Fioramonti chiede con insistenza più risorse per la scuola, ma gli spazi di manovra sono molto stretti. In questo quadro, quali sono le richieste dell’Anp?

In attesa di un sostanzioso e indispensabile incremento delle risorse da destinare alla scuola, chiediamo numerosi interventi su vari fronti: 1) revisione della normativa sulla sicurezza; 2) adeguamento della retribuzione dei dirigenti scolastici a quella dei dirigenti della pubblica amministrazione della stessa area contrattuale; 3) introduzione di importanti modifiche alla funzione docente tramite la creazione del middle management e la previsione di una differenziazione del profilo professionale dei docenti finalizzata alla gestione delle nuove complessità progettuali e organizzative della scuola e funzionale alla costruzione della carriera; 4) assunzione di un assistente tecnico anche nella scuola secondaria di primo grado; 5) necessità di incrementare l’organico dei collaboratori scolastici con l’abrogazione del divieto di sostituzione per i primi sette giorni.

Bisognerebbe intervenire anche sulle segreterie scolastiche?

Sì, occorre garantire la loro funzionalità, compromessa dalla carenza di assistenti amministrativi e dal fatto che quelli presenti, spesso, non hanno le competenze per far fronte alle notevoli incombenze loro spettanti.

E sul fronte della didattica?

Crediamo che si imponga un deciso rinnovamento con l’obiettivo di migliorare la qualità degli apprendimenti e di contrastare la dispersione scolastica, gravissima piaga che affligge il nostro Paese.

La circolare del Miur sulla maturità 2020 porta a regime quanto previsto dal decreto legislativo 62/2017, confermando il doppio requisito della partecipazione alle prove Invalsi e allo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro. Come giudica questa scelta?

Non posso che giudicarla positivamente, poiché non modifica il format degli esami ma, al contrario, lo consolida, facendo perno su due elementi importanti: la rilevazione nazionale sugli apprendimenti degli studenti e delle studentesse del secondo ciclo e la valorizzazione delle attività svolte nell’ambito dei Pcto. Le prove Invalsi, sperimentate già lo scorso anno, non hanno effetto sulla valutazione finale degli studenti, ma sono uno strumento fondamentale per monitorare il nostro sistema di istruzione. I Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, sebbene fortemente ridotti in termini di ore rispetto alle precedenti attività di alternanza scuola-lavoro, privilegiano modalità didattiche innovative, i cui esiti possono ben figurare in sede di esame di Stato.

La stessa circolare elimina invece dal colloquio il meccanismo delle buste. È un fatto positivo?

Francamente ritengo che il meccanismo delle buste consentisse una totale parità di trattamento tra i candidati, e quindi non ne condivido l’eliminazione. In fase di avvio del colloquio gli studenti dovranno ora procedere con l’analisi dei materiali preparati in precedenza dalla commissione d’esame con le stesse modalità previste l’anno scorso con il meccanismo delle buste.

(Marco Biscella)

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