“Scuola, i bambini devono usare la penna”/ “Tecnologia? Rischio ritardi cerebrali”

- Alessandro Nidi

I bambini a scuola devono scrivere con la penna: lo dice il pedagogista Daniele Novara, che sottolinea come la svolta smart del mondo dell’apprendimento sia una scelta incauta

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Studenti del Liceo A. Carrel a lezione (Foto Fondazione Grossman)

A scuola i bambini devono imparare a scrivere usando la penna. Questa è la “sentenza” emessa dal noto pedagogista Daniele Novara, il quale, è intervenuto sulle colonne de “Il Corriere della Sera” e si è concentrato sulla svolta smart che ha riguardato l’universo scolastico, con l’utilizzo ormai diffuso di computer e tablet, che stanno via via sostituendo penne e quaderni. L’esperto ha sottolineato che l’infanzia incarna una fase della vita molto particolare in cui la sensorialità, l’esperienzialità, la motricità, il movimento e la socialità devono prevalere su tutto e su tutti. Dare, viceversa, la precedenza assoluta al mondo virtuale, appare invece “una scelta estremamente incauta. Fra la penna elettronica e la penna su carta, quest’ultima ha il vantaggio di poter incidere su un vero materiale fisico sviluppando così, in modo più completo, le tante connessioni neurocerebrali in gioco”.

Il pedagogista ha poi affermato che, già nel 2007, una ricerca pubblicata da Connelly, psicologo della Oxford Brookes University, dimostrava che i temi scritti a mano dai bambini delle scuole primarie erano migliori rispetto a quelli scritti con una tastiera. Addirittura, dallo stesso studio emerse che i temi scritti al computer sembravano fatti da soggetti il cui sviluppo era indietro di due anni (un bambino di terza scriveva quindi come un bambino di prima).

“A SCUOLA SI DEVE USARE LA PENNA: RISCHIO RITARDI CEREBRALI”

Daniele Novara, su “Il Corriere della Sera”, ha poi aggiunto che la penna consente connessioni neurocerebrali articolate e raffinate assolutamente improponibili e imparagonabili col puro e semplice battito del dito su una tastiera. Il movimento della mano che traccia lettere e parole, implica, nel bambino che sta incominciando a leggere e a scrivere, il riconoscimento di linee, curve, spazi, creando, dal punto di vista cognitivo, una connessione visivo-motoria. La scrittura manuale, di fatto, costringe a direzionare il movimento della mano a seconda della lettera che si deve scrivere. “Il testo – ha dichiarato – va orientato nello spazio e contenuto all’interno delle dimensioni di un foglio e tutte queste azioni attivano la corteccia parietale preposta alla capacità di calcolo, linguaggio, orientamento spaziale e memoria. Più avanti, lo scrivere in corsivo richiederà necessariamente di saper collegare le lettere tra loro”. In buona sostanza, i rischi della scrittura su tastiera in tenera età sono evidenti: fra alcuni anni potremmo ritrovarci con un “aumento drammatico di disgrafie, disortografie se non, addirittura, ritardi nella vera e propria capacità di leggere e scrivere”.



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