SCUOLA/ Il teatro, un’istruttiva “perdita di tempo” tra soft skills e prove Invalsi

- Laura Colantonio

Grazie al teatro si va a scuola di linguaggi, diversi tra loro ma complementari, tutti necessari allo sviluppo armonioso della personalità dei giovani

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Scuola (LaPresse)

In ogni scuola, il “progetto teatro” in modo essenziale o in maniera più strutturata, dà espressione alle energie dei bambini e degli adolescenti e soprattutto è in grado di sostanziare, anche attraverso un loro vivo e personale coinvolgimento, quell’educazione al linguaggio trasversale che attraverso il teatro si affina e si perfeziona.

Sì, perché grazie al teatro si va a scuola di linguaggi, diversi tra loro ma affini e complementari, tutti necessari allo sviluppo armonioso della personalità dei ragazzi così come al percorso di autostima di ciascuno.

Il linguaggio verbale si amplia, fortificandosi, grazie alla pluralità di espressioni che fanno parte del bagaglio variegato e complesso  di un testo da rappresentazione teatrale sia classico sia moderno.

Il linguaggio non verbale, quello che coinvolge l ‘espressività dei toni e della fisicità, si armonizza con le parole e quindi con il pensiero.

Ed ogni giorno quanto sia necessario avviare per tempo, fin dalla più tenera età, l’educazione al linguaggio in senso ampio è sotto gli occhi di tutti coloro che si occupano di formazione dei giovani.

Mattoncino, questo, nell’ambito del percorso di istruzione e formazione a cui pensare anche nella prospettiva dell’innalzamento delle competenze e naturalmente degli esiti delle prove standardizzate di valutazione e cioè dell’Invalsi.

I dialoghi teatrali si pongono quindi alla nostra attenzione come una delle forme privilegiate della comunicazione, e la scena teatrale si pone come fonte di ispirazione perché specchio del mondo in ogni suo colore.

In sostanza, quelle competenze che la scuola, in particolare quella del Sud, deve ancora perseguire rispetto alle prove nazionali potrebbero ricevere spinta entusiasmante e forte anche dalla attuazione di esperienze teatrali che raccolgono sempre tante adesioni in ogni scuola.

Le rinnovate competenze chiave di riferimento europeo, data di emanazione 22 maggio 2018, trovano piena realizzazione, ad esempio, anche nella messa in scena di una pièce teatrale.

Su proposta della Commissione europea, avanzata il 17 gennaio 2018, il Consiglio europeo vara la nuova Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente contestualmente alla Raccomandazione sulla promozione di valori comuni, di un’istruzione inclusiva e della dimensione europea dell’insegnamento.

La nuova Raccomandazione, a distanza quindi di 12 anni dalla precedente, evidenzia curiosità e relazione con l’altro, importanza di saper leggere contesti in continua trasformazione, necessità di sviluppare un pensiero critico che consenta di poter gestire ogni situazione relazionale e quindi ogni dimensione comunicativa ma anche creatività e pensiero computazionale.

Nella quarta parte del nuovo testo, “Sostegno allo sviluppo delle competenze chiave”, rilievo interessante viene dato anche ai molteplici approcci e contesti di apprendimento. E quindi le nuove competenze multi-linguistica di cittadinanza, ad esempio, sono terreno fertile per ambienti di apprendimento diversi e attivi.

Le competenze trasversali o soft skills richiamano alla memoria dei tecnici della scuola la teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner.

Nel pensiero del ricercatore americano, si dà spazio a tutto tondo alla diversificazione per puntare alla valorizzazione, guardando all’integrazione delle competenze e quindi alla loro interazione.

Tra i tipi di intelligenza si colloca anche quella sociale, introspettiva e musicale. Tutte portano per mano ad un uso fluido delle competenze interpersonali e del pensiero divergente, tipico delle menti creative.

Andiamo a scuola dunque, anche di teatro, per formare giovani che abbiano teste “versatili”, ossia in grado di imparare sempre cose nuove e di attivare una diversità di competenze.

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