SCUOLA/ Linee guida 0-6 anni, un bambino può dipendere da un “ecosistema formativo”?

- Fabrizio Foschi

Le Linee pedagogiche per il sistema integrato 0-6 anni lanciato dal ministero dell’Istruzione meritano una lettura attenta. E critica

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Foto Scuole Regina Mundi, Milano

È utile concentrarsi sulla campagna di consultazione sulle Linee pedagogiche per il sistema integrato 0-6 anni lanciata dal Miur alla fine dello scorso mese di marzo 2021. Nel suo intervento di presentazione della campagna il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha fatto presente che “il sistema 0-6 è forse la più importante delle sfide educative che noi oggi affrontiamo, ma anche la più importante delle sfide sociali”. Il sistema integrato comporterà una sostanziale continuità curricolare (pedagogica e organizzativa) tra i due sistemi 0-3 e 3-6 che, è sempre il ministro a parlare, “non vedono gli stessi servizi ugualmente garantiti a tutti, in Italia”. Contestualmente alle Linee guida, pubblicate allo stato di bozze, è avviata una mobilitazione con incontri nazionali e territoriali rivolti a tutti i soggetti del mondo della scuola per giungere alla stesura di un documento finale.

Quali sono i cardini delle Linee pedagogiche elaborate dalla commissione ministeriale preposta per l’occasione? Il documento è tutto incentrato sul tema del bambino che non è da intendere solo come destinatario di interventi e cure, ma è anzitutto “un soggetto di diritto a tutti gli effetti che, all’interno della famiglia, della società e delle istituzioni educative, deve poter esercitare le prime forme di cittadinanza attiva”. Si propone in questo senso di seguire la traccia aperta dai documenti europei che hanno insistito appunto sul sistema integrato. Ma che significa curricolo o sistema integrato? Significa appunto che il soggetto dell’educazione è il bambino stesso, attore di processi che lo portano a “evolvere” dal nido alla scuola dell’infanzia non naturalmente o spontaneamente, ma attraverso una interlocuzione attiva con i propri pari, gli adulti, l’ambiente e la cultura. Il documento è pervaso da un’ansia di integrazione tra attività scolastiche e offerte formative territoriali (spazi gioco, centri per bambini e famiglie, servizi educativi in contesto domiciliare) nati per fornire un supporto al bisogno di socialità. La programmazione integrata vedrà dunque l’istituzione dei “poli per l’infanzia” come elemento di consolidamento strutturale e progettuale.

Riguardo ai contenuti dell’azione pedagogica, le Linee insistono sull’ecosistema formativo nel quale il bambino nasce e cresce. In un certo senso si registra il superamento della famiglia a favore di “un ecosistema nel quale le molteplici influenze culturali si incontrano ma non sempre si riconoscono”. Non vi è una sola cultura o visione del mondo da trasmettere legata all’origine dei genitori: esistono “culture educative, scelte familiari che riguardano i valori, i regimi di vita dei bambini, la salute, l’alimentazione, le regole e lo stile delle relazioni, i linguaggi e i rapporti con i diversi media”. La fine della famiglia tradizionale, individuata nelle reti parentali, comporta la pluralità dei modi di essere famiglia, sia riguardo alle scelte etiche e personali, sia all’origine geografica della famiglia stessa. Tutto ciò implica accoglienza e rispetto. Il documento fa presente a questo proposito che “la crescita di un bambino non è solo una questione privata, della famiglia, ma deve essere considerata al contempo anche una sfida che impegna tutta la società”.

La dimensione nuova nella quale il bambino dovrà crescere (e in questo senso dovrà essere costruito il sistema integrato) è la “dimensione sociale”, per cui il ruolo fondamentale della scuola è l’attivazione di interventi che agiscono sulla molteplicità dei linguaggi simbolico-espressivi nei quali è immerso. I valori fondativi del servizio educativo-formativo sono pertanto: l’accoglienza, la democrazia e la partecipazione. La promozione della cittadinanza democratica appare dunque come ultima finalità di un percorso che si articola in una serie di passaggi analitici ai quali si rimanda.

Il testo presenta molte altre parti che esulano dallo spazio di questa semplice segnalazione. Per il valore di “cesura storica” con cui si segnala nel contesto attuale, se ne raccomanda una lettura critica, non scontata né pregiudizialmente impostata. Una lettura però mossa da una semplice domanda: il desiderio di bene, bellezza e giustizia che ci anima come adulti e educatori come può intercettare la sfida posta da questo documento e dalle sue categorie? È tutto così semplice o c’è qualcosa che ci sta sfuggendo?

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