SCUOLA/ “Perché non investiamo in una società che fa crescere degli uomini?”

- int. Aldo Orboni

Aldo Orboni, imprenditore, racconta la storia della Cooperativa Don Magnani, di cui è stato presidente per 30 anni, e che gestisce la paritaria “Spallanzani”

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(LaPresse)

Aldo Orboni, imprenditore, è stato per trent’anni presidente della Cooperativa Don Magnani, che gestisce la scuola paritaria “Spallanzani” a Sant’Antonino di Casalgrande (Reggio Emilia) e a Sassuolo (Modena). Al termine del suo lungo mandato, abbiamo voluto chiedergli di ripercorrere brevemente l’appassionante storia di questi anni e di fare un piccolo bilancio personale. In questo momento particolarmente difficoltoso per le scuole non statali del nostro paese, pensiamo che le sue parole possano essere un grande aiuto a conoscere meglio il “cuore” di tante scuole paritarie e a capire perché, nonostante tutto, vale la pena continuare a lottare per la libertà di educazione.

Aldo, quando e come è iniziata l’avventura della scuola Vladimiro Spallanzani?

Vladimiro, per gli amici Miro, aveva la mia età; siamo nati nel ’55. Lo conobbi nel settembre del ’74, quando aveva appena incontrato un gruppo di ragazzi di Comunione e Liberazione al mare in Liguria; fu per lui l’incontro con Cristo presente. Incontro che si tradusse con me in una amicizia bella, semplice, profonda.  Per lui l’amicizia con Gesù era qualcosa di concreto e si percepiva in tutto ciò che faceva, da come stava con gli amici, coi suoi genitori, con sua sorella, con tutti. Nel maggio del ’75 partii per il servizio di leva e lui, nel settembre dello stesso anno, accettò di diventare direttore del Collegio di Dinazzano, paese non distante da dove abitavamo. Il Collegio, gestito in precedenza dalla congregazione dei Servi di Maria, ospitava ragazzi in situazioni di disagio familiare provenienti dal comprensorio delle ceramiche, tra la provincia di Reggio Emilia e di Modena. Miro assunse la responsabilità del Collegio a soli 20 anni senza sapere niente di scuola, di didattica, di amministrazione, ma solo per il desiderio incontenibile di dire a tutti, in particolare ai bambini, il bene ricevuto, la bellezza incontrata, la gioia di una vita trasformata.

E tu come ci sei entrato?

Nel giugno del ’76, di ritorno dal militare, divenni socio della Cooperativa che Miro costituì con 8 amici: la Cooperativa Don Magnani, ente gestore del Collegio. Fresco del diploma di ragioniere, mi misi al lavoro. Le prime scritture contabili, i primi verbali hanno la mia firma. Ma i bisogni non si fermavano qui. C’era bisogno di qualcuno che facesse il giro del pulmino, che mettesse a letto i bambini, che riordinasse la cucina. Non si poteva lasciare Miro da solo in tutto questo da fare. Il Collegio era diventato per me un luogo di condivisione e di amicizia vera in Cristo, nella semplicità più totale, concreta, palpabile, visibile.

Quando e come sei diventato presidente della Cooperativa che gestisce la scuola?

Miro morì nel febbraio del ’77 in un incidente stradale, molto probabilmente a causa delle fatiche sopportate e delle notti insonni. Chiuso il Collegio, vennero fondate al suo posto la scuola primaria e la scuola secondaria, entrambe intitolate a Vladimiro Spallanzani. Dai primi anni 80 al ’90 seguii le vicende della Cooperativa da lontano, chiamato a collaborare in altre opere e imprese. Fu nel ’90 che Loretta e Giuliano, insegnanti impegnati fin dagli inizi nelle scuole che subentrarono al Collegio, mi proposero la carica di presidente. Venivo da esperienze negative in campo cooperativo, ma non potevo ignorare la richiesta di due amici che stavano dando la vita per l’opera. Accettai per amicizia e per la consapevolezza che insieme avremmo lavorato per l’opera di un Altro.

Si racconta che hai posto rimedio e consolidato l’assetto economico della scuola. Come hai fatto?

Mi viene da dire che non ho fatto nulla di così importante. Avevo sì negli ultimi anni assunto responsabilità imprenditoriali di medie aziende industriali, proprio nel corso di una grossa crisi economica del settore ceramico, maturando una certa esperienza. Alla Cooperativa, oltre a una impostazione più attenta di costi e ricavi, serviva un cambio di prospettiva. Ho fatto leva su una compagine sociale coesa, unita nell’Ideale che la sosteneva, per porre rimedio anche all’aspetto economico. La nostra cooperativa non è legata a una fondazione, congregazione religiosa, movimento, parrocchia o altro, ma solo ai soci che la costituiscono e chi lavora da noi è socio. Mi ha sempre commosso la disponibilità da parte di tutti e la fiducia che tutti hanno riposto in me. In trent’anni di fatti ne sono successi tanti.

Puoi citare qualche esempio?

Mi limito a raccontarne uno, per me molto significativo. Dopo una vicenda di sfratto da due plessi, che ridusse la nostra opera a una sezione di scuola media e due pluriclassi di scuola primaria, ospitate in un edificio fatiscente, ricominciarono ad aumentare le iscrizioni e con le iscrizioni la necessità di nuovi spazi. Come si può immaginare, eravamo completamente privi di mezzi economici. La Provvidenza ci venne incontro nella liberalità della Fondazione Manodori di Reggio Emilia per metà dei costi. La presidente di questa Fondazione, fino a poco tempo prima sindaco comunista di Reggio Emilia, ebbe a dire che non aveva mai visto una scuola così brutta ma animata da una così grande idealità. Mancava ancora una grossa somma per completare i lavori. In una assemblea di genitori mi venne in mente, quasi d’istinto, di fare una proposta: “Perché piuttosto che investire in società che fanno telefonini o piastrelle non investiamo in una società, come la nostra Cooperativa, che fa crescere degli uomini?”. Alla fine dell’incontro un signore che non conoscevo mi dice: “Senta, cosa debbo fare? Io alla sua proposta ci sto”.

Che cosa ne scaturì?

Nacque così l’idea del prestito sociale. Raccogliemmo 270mila euro. Ma la cosa più straordinaria fu che parlando della nostra situazione economica, dei nostri progetti di ampliamento degli spazi e delle attività, senza poter offrire garanzie certe, tante persone dicevano: “Presidente, non si preoccupi, sappiamo tutto, ma noi aderiamo perché vediamo cosa state facendo per i nostri figli e anche se questi termineranno presto la scuola, il nostro contributo servirà per quelli che verranno”. Ad oggi rimangono da restituire gli ultimi mille euro.

Raccontaci anche brevemente dell’esperienza della colonia marina e delle altre attività parascolastiche che avete messo in atto per sostenere il bilancio.

Nel ’90 la situazione economia e finanziaria era drammatica. All’epoca era possibile partecipare agli appalti dei Comuni per servizi pre-scuola, dopo scuola, assistenza sui pulmini, mense scolastiche. Ci inventammo tutta una serie di attività parascolastiche. Siamo arrivati perfino a vincere un appalto per la gestione del cimitero di Sassuolo e uno per la gestione di una colonia marina a Pinarella di Cervia per diversi anni. Tra personale docente, non docente ed educativo assistenziale raggiungemmo la bellezza di 150 operatori. Facevamo prezzi competitivi e riuscivamo così a ridurre i costi fissi per la Cooperativa. Ripianammo le perdite e fornimmo un servizio alla collettività a costi vantaggiosi.

Ma come sei riuscito a conciliare la tua professione di imprenditore con la tua funzione di presidente della Cooperativa?

Non ho dovuto conciliare proprio niente. Non mi sono mai visto separato in due attività. Dio mi ha dato il tempo, lo spazio, le capacità, la forza di lavorare, una moglie che ha condiviso con me le motivazioni del mio lavoro sopperendo alla mia limitata presenza in famiglia, con i nostri tre figli e oggi sette nipoti, di cui vado fiero, tanti amici che hanno saputo aiutarmi e condividere le difficoltà. Sentivo e sento di avere il compito di mettere a frutto ciò che mi è stato donato per Grazia. Non c’è differenza fra gestire un’impresa industriale o una cooperativa scolastica, perché il cuore, l’attenzione alla persona, il desiderio di bene è lo stesso, là dove sei chiamato a lavorare.

E non hai passato notti insonni con un carico di lavoro e responsabilità così imponente?

Ogni tanto, ma a volte è proprio di notte che ti vengono le idee…

Ma perché l’hai fatto? Cosa ci hai guadagnato?

Come ho detto nell’ultima assemblea dei soci, che ha nominato il nuovo presidente, a cui va tutto il mio affetto e la mia gratitudine per avermi prima aiutato e poi sostituito, garantendo così continuità alla Cooperativa, ringrazio tutte le persone che ho conosciuto, perché la loro compagnia e il loro esempio mi hanno sempre ricondotto a Gesù e al suo amore per me. E questo è un guadagno davvero grande.

Un’ultima domanda che, data la situazione attuale, è d’obbligo: come vedi il futuro della scuola paritaria in questo momento di grande difficoltà?

Per la scuola paritaria vedo la grande opportunità di testimoniare un bene per tutti. In questo periodo ho visto gente da noi che ha fatto cose straordinarie, impensabili. Insegnanti e famiglie contenti, affaticati, preoccupati, ma contenti di partecipare a una realtà positiva, piena di speranza. Come sempre, si ricomincia dalla consapevolezza che partecipiamo all’opera di un Altro e dalla certezza che rispondiamo al bisogno di bene, di vero, di bello sempre vivo nel cuore dell’uomo.

(Marco Lepore)

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