SCUOLA/ Pomeriggi Maturandi: diritti e doveri, come uscire dal vuoto di senso?

- Gianni Mereghetti

Nel terzo appuntamento dei “Pomeriggi maturandi” di Portofranco, la lezione di Luca Antonini, giudice costituzionale, su diritti e doveri

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LaPresse

Il terzo incontro dei “Pomeriggi maturandi” proposto da Portofranco Milano si è svolto sulla piattaforma Zoom lunedì 1° marzo e ha avuto come titolo “Diritti e doveri nel mondo che cambia”. Relatore il professor Luca Antonini, giudice della Corte costituzionale. Più di 800 tra studenti e insegnanti hanno partecipato a questo incontro.

Antonini ha iniziato con una citazione di Hannah Arendt che in un breve manoscritto contenente gli appunti per una lezione tenuta nella primavera del 1955 all’Università della California, scriveva: “Il deserto avanza, e il deserto è il mondo nella cui congiuntura ci muoviamo (…). Il rischio è che diventiamo veri abitatori del deserto, e che lì ci sentiamo a casa. L’altro grande rischio è dovuto alla possibilità delle tempeste di sabbia”.

Una citazione quanto mai pertinente e che coglie la situazione attuale, dove forte è la deriva, per cui ci si abitua alla condizione di pandemia, come la paura che possa capitare qualcosa che ci travolge.

Antonini ha poi citato una affermazione di Norberto Bobbio secondo il quale “i nostri diritti non sono altro che doveri degli altri nei nostri confronti”. Questa affermazione indica il legame che i diritti hanno con i doveri, oltre che evidenziare che chi reclama un diritto implica un conseguente dovere. Questo legame oggi non viene riconosciuto, si tende ad affermare i propri diritti e non i doveri che pur si hanno. Di fatto i diritti attirano, hanno un loro appeal, i doveri no!, appaiono tristi, non vi è entusiasmo nei loro confronti. Antonini a fronte di questa convinzione comune ha proposto la sua ipotesi, ha detto che questa è una lettura superficiale e che lui avrebbe dimostrato che le cose non stanno così, che vi è una interessante sinergia tra diritti e doveri. Il tema centrale di oggi infatti è quello della responsabilità, non una pura rivendicazione di diritti o una fredda e grigia applicazione di doveri, ma prendersi la responsabilità della costruzione di una società sempre più umana. Uscire dall’astrazione o dalla pura lamentela è assumersi la responsabilità dei rapporti con gli altri.

Antonini in modo molto affascinante ha affrontato la questione mostrandone i diversi rilievi, quello esistenziale e quello costituzionale. Dal punto di vista costituzionale diritti e doveri sono riconosciuti insieme, e lo stesso accade anche dentro l’esistenza, come mette in evidenza la situazione drammatica in cui ci troviamo, dove un giovane non può non guardare ai doveri che chiede la pandemia (non mettere a rischio la salute di un suo parente).

Antonini ha poi messo in evidenza che in questi anni si sono affermati nuovi diritti, come quelli delle coppie omosessuali, o il diritto al suicidio assistito o il diritto di avere figli per le coppie omosessuali. La Corte costituzionale si è occupata di queste problematiche, a volte riconoscendo un diritto, a volte non riconoscendolo perché il suo riconoscimento è rimesso innanzitutto al legislatore e non imposto dalla Costituzione.

In contrapposizione a questa avanzata dei diritti Luciano Violante ha scritto un testo dal suggestivo e significativo titolo: Il dovere di avere doveri. È vero che non vi è democrazia senza diritti, è altrettanto vero che una democrazia senza doveri resta in balia degli interessi egoistici e dei conflitti istituzionali. Antonini a questo riguardo ha citato un’affermazione di Aldo Moro che durante il dramma del terrorismo ha detto: “Questo paese non si salverà e la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

In questa direzione e mostrando il valore positivo di quello che sta succedendo oggi, il relatore ha aperto una nuova prospettiva dei doveri, quella che è alla base di una costruzione oggi quanto mai urgente, la costruzione di una convivenza sociale, che poggia certo sui diritti ma è trainata dalla forza di doveri come quelli della solidarietà.

Così diventa evidente che i doveri non sono né tristi né astratti, ma quanto mai concreti: essi sono il filo rosso di una costruzione in cui ognuno, affermando la sua decisione di prendersi la responsabilità della società in cui si vive insieme, scopre e compie la propria personalità.

In questo sta il nuovo senso del dovere che oggi urge e che ci salva dall’abituarsi al deserto e al vuoto di senso da cui siamo minacciati.

Che il professor Antonini abbia colpito nel segno lo hanno testimoniato le numerose domande che sono arrivate e che hanno documentato quanto interessi agli studenti capire in che cosa consiste la svolta che implica la situazione provocata dalla pandemia. Oggi è evidente che i giovani sentono che la stagione dei doveri profetizzata da grandi uomini di Stato si sta delineando e non consiste in nuove regole; la sua forza è nella scoperta dell’altro come valore positivo, non limite alla propria libertà, ma persona con cui prendersi la responsabilità di costruire insieme.

(2 – continua)

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