SCUOLA/ Quei cambiamenti senza “testa” che stressano prof e docenti

- Gianluca Zappa

Se c’è un’invenzione utilissima, quella è il Gps. Chi governa la scuola però lo ha perduto, con la conseguenza di introdurre sfiducia e disorientamento generale

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Lorenzo Fioramonti (M5s), ministro dell'Istruzione (LaPresse)

Se c’è un’invenzione utilissima, che amo davvero, quella è il Gps. Stai in macchina, entri in una grande città che non conosci, normalmente ti perderesti, e invece no, lui ti segue e ti indica la via. Tu sai la meta, lui ti guida. Risultato: procedi con gusto e, infallibilmente, arrivi. “Cammina l’uomo quando sa bene dove andare”, cantava un mio caro amico. Ma ci sono dei momenti (li conosciamo tutti) in cui anche il Gps perde la bussola, ha il suo minuto di crisi, deve riposizionarsi. E allora è goffo, anche buffo. Ti devi fermare. Fortuna che poi si riprende…

Penso alla scuola e mi viene in mente il navigatore satellitare. Da qualche anno il Gps-scuola è goffo e buffo, ma anche brutto, perché il disorientamento sta durando un po’ troppo. Un navigatore che continuamente cambia di posizione diventa inservibile e questo sta proprio accadendo alla scuola italiana. L’ultimo cambiamento riguarda ancora una volta l’esame di Stato. L’anno scorso tutti si era in fibrillazione per la novità delle tre buste all’orale. Oggi si fibrilla perché le tre buste non ci sono più. L’anno scorso si piangeva sul caro estinto, il tema di storia. Oggi, con un’allegria del tutto spropositata (perché in fondo il tema di storia riguarda uno zero virgola della popolazione scolastica), si gioisce per la sua risurrezione.

Chi sta dentro non si meraviglia neanche più e accetta tutto (e questo è grave). Chi sta fuori magari potrebbe pensare che la schizofrenia è al potere. Povera Firenze, esclamava il Poeta, come sei messa male! “A mezzo novembre non giunge quel che tu d’ottobre fili”! Assomigli “a quella inferma/ che non può trovar posa in su le piume,/ ma con dar volta suo dolore scherma”.

Penso a mio figlio che l’anno scorso ha fatto l’esame di Stato e lo guardo stupito come un pezzo raro, come uno francobollo emesso e subito ritirato, che, per questo, diventa prezioso. Lui e i suoi coetanei passeranno alla storia dell’istruzione italiana come “quelli delle tre buste”. Mai un’innovazione era durata tanto poco! Se l’attuale ministro dell’Istruzione voleva un posto nel Guinness dei primati, complimenti: anche lui passerà alla storia. Ma è vera gloria?

Le novità vengono introdotte dal giorno alla notte, senza adeguata preparazione, senza un processo di avvicinamento. Un Gps che improvvisamente ti dica “Gira a sinistra!” è anch’esso del tutto inservibile. E dal giorno alla notte vengono poi rimosse e sostituite da nuove novità: al posto delle tre buste chi ha capito cosa ci sarà? È tutto ancora un fumoso enigma. Ma intanto l’annuncio è stato dato urbi et orbi.

D’altro canto sembra che l’importante sia cambiare, a prescindere. Poi si vedrà. Ricordate com’è stata introdotta l’alternanza scuola-lavoro? In questo modo. Fatela, poi vi spieghiamo come. Fatela, anche se con un monte ore assurdo. E tutti a fare sputando sangue, come gli ebrei in Egitto, dai quali il Faraone pretendeva lo stesso numero di mattoni senza però più fornire la paglia. Poi, con un colpo di spugna (stavolta per fortuna salutare) la Asl è diventata Pcto e il suo peso è stato ridimensionato.

Lo vedete? Il Gps gira a vuoto, come la banderuola affumicata di Montale, e il calcolo dei dadi non torna. Ma almeno ci fossero dei motivi chiari e condivisibili per cambiare. Il mantra “ce lo chiede l’Europa” non funziona, perché non è proprio detto che l’Europa abbia un sistema d’educazione migliore del nostro e le statistiche lasciano il tempo che trovano. Ma ci sono giustificazioni ancor meno convincenti, come l’ultima, quella che riguarda proprio le tre buste, ritirate non perché è quel giochetto che non funziona, ma perché “gli studenti si stressano”. Non commento (servirebbe un articolo a parte), ma faccio solo notare che sono proprio tutti questi cambiamenti a stressare gli studenti.

E poi, scusate, ma allo stress dei docenti non pensa mai nessuno? Ci si rende conto o no che ogni novità introdotta in questo modo comporta uno stress da riposizionamento continuo, un senso di frustrazione, la depressione di avere in mano un Gps inservibile e quindi di essere prigionieri di una strada che non sai più dove ti porta? Si è coscienti del fatto che in questi anni i docenti sono dovuti diventare progettisti, tutor interni o esterni, procacciatori di stage lavorativi, il tutto in aggiunta al loro lavoro? Progetti, riconversione dei crediti, aggiornamenti vari, nuove griglie di valutazione, Clil, Pon, educazione alla cittadinanza attiva, classi rovesciate, pratica del Debate…

Abbiamo vissuto, e viviamo ancora, la stagione dei docenti “esodati”, cioè cacciati dalla classe perché gli studenti stanno facendo, nella loro ora di lezione, uno dei tanti progetti che si sono abbattuti a valanga sulla scuola. Avevi da spiegare? Sposti la spiegazione. Avevi un compito in classe? Salta. Un’interrogazione da fare? Rimandata. E tu lì a rivedere continuamente la tua programmazione. Ci si rende conto che tutto questa roba (oltre ad invadere il tempo scolastico, la didattica, la gestione del gruppo classe) comporta un lavoro immane e stressante che quasi sempre è di fatto estraneo alla vocazione per la quale si è nella scuola a fare il docente? E il tutto in assenza di certezze, mendicando la comprensione di ordinanze ed indicazioni ministeriali spesso vaghe o addirittura contraddittorie. Ma un Gps così chi se lo terrebbe?

Lo so, mi diranno che sono un conservatore, un laudator temporis acti, che gente come me è pericolosamente arretrata, un cancro per la scuola. Perché ha paura del cambiamento. Rispondo che non mi sento affatto così. Sono una persona curiosa e le novità in genere mi mettono in discussione. So che ci sono persone più refrattarie di me. Ma la colpa, scusate, non è di chi resta attaccato ad un modello antiquato. Il problema è di chi introduce novità che sembrano del tutto arbitrarie e velleitarie, con continui colpi di spugna o colpi di scena, sulla pelle di chi insegna, di chi studia, di chi manda i figli a scuola.

Vuoi introdurre il nuovo? Fallo bene e convincimi che vale la pena rinnovarsi. Se non lo sai fare, preferisco attaccarmi al vecchio. Magari userò una vecchia carta stradale. Sempre meglio quella di un Gps impazzito. Inutile, patetico e perfino dannoso.

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