SCUOLA/ Perché per Bruxelles la cultura è solo un prodotto digitale?

- Fabrizio Foschi

Le deleghe all’istruzione sono finite nell’Innovazione e gioventù. Bruxelles considera la cultura solo come un prodotto

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LaPresse

Una notizia di cui non s’è occupato quasi nessuno è il fatto che tra le deleghe dei nuovi commissari europei guidati da Ursula von der Leyen manca quella all’educazione, cultura, giovani e sport, affidata nella passata legislatura all’ungherese Tibor Navracsics. In realtà la Commissione europea continuerà a occuparsi di questioni legate al mondo dell’istruzione giovanile, ma sotto un’altra luce. Le materie che fanno parte di questo settore, infatti, passano sotto la guida della commissaria bulgara Mariya Gabriel con un titolo diverso: innovazione e gioventù.

La Gabriel, quarantenne, faceva già parte della Commissione Juncker come responsabile dell’economia e della società digitale. La cosa non ha avuto risalto sulla stampa, com’è ovvio, fatta eccezione per alcuni organi d’informazione online che hanno esclamato: la cultura è stata ignorata nella distribuzione delle deleghe! (artribune.com), oppure: spariscono i riferimenti a cultura e istruzione! (Ag/Cult). A quanto risulta, l’unico periodico italiano di politica scolastica che ha ripreso l’argomento è stata La tecnica della scuola del 2 ottobre (Commissione Ue, non c’è il rappresentante per l’istruzione) che dà conto, tra l’altro, di una lettera di protesta di 9mila ricercatori, datata 30 settembre e rivolta al presidente del Parlamento europeo David Sassoli, alla von der Leyen e all’ex presidente Juncker.

Ne riprendiamo alcuni passaggi. “Nella nuova commissione – sottolineano i ricercatori – le aree dell’istruzione e della ricerca non sono più esplicitamente rappresentate e sono invece incluse nel titolo innovazione e gioventù. Ciò enfatizza la strumentalità economica dell’istruzione e ricerca, e riduce l’educazione ai giovani, pur essendo essenziale per tutte le età… Senza impegno per l’istruzione e la ricerca non esiste una solida base per l’innovazione in Europa, né possiamo mantenere la promessa di un elevato standard di vita per i cittadini europei in una forte competizione globale”.

Fin qui i ricercatori e la loro petizione che si può sottoscrivere all’indirizzo: https://indico.uis.no/event/5/registrations/. Ma quali sono state le ragioni della cancellazione dalle deleghe dell’esplicito richiamo all’educazione e alla cultura?

Qualcuno perfidamente sussurra che per i burocrati europei tra educazione, cultura e innovazione non vi sia una grande differenza, soprattutto nel mondo dell’attuale digitalizzazione globale. In effetti la von der Leyen nella lettera d’incarico alla Gabriel avvalora questa ipotesi esprimendosi in questi termini:

“L’istruzione, la ricerca e l’innovazione saranno fondamentali per la nostra competitività e la nostra capacità di guidare la transizione verso un’economia neutrale dal punto di vista climatico e la nuova era digitale. Si tratta di dotare le persone delle conoscenze, dell’esperienza di vita e delle competenze di cui hanno bisogno per prosperare. La nostra capacità scientifica, di ricerca e innovazione può aiutarci a trovare soluzioni europee alle questioni globali più urgenti. Collaborando tra lingue, confini e discipline diverse, possiamo affrontare collettivamente le sfide sociali e le carenze di competenze attualmente esistenti. La cultura e lo sport saranno anche strumenti importanti per migliorare il nostro benessere mentale e fisico e per creare posti di lavoro e crescita. Che si tratti di storia, architettura, letteratura, musica, cinema, arte o sport, la cultura è libertà di espressione, identità e diversità. Crea opportunità, in particolare per i giovani, ed è un motore della nostra economia. Dovreste [è la von der Leyen che si rivolge alla Gabriel] sviluppare modi per rafforzare l’impegno dell’Europa a preservare e proteggere il nostro patrimonio culturale, in particolare sfruttando al meglio le tecnologie digitali. Dovreste promuovere le industrie creative come catalizzatore dell’innovazione, dell’occupazione e della crescita e massimizzare il potenziale di un ambizioso programma Europa creativa”.

Fin qui la nuova presidente della Commissione.

Quanto ad Europa Creativa, il sito spiega che è il “programma quadro” della Commissione europea dedicato ai settori culturali e creativi per il periodo 2014-2020. Con un budget di oltre un miliardo di euro Europa Creativa supporta (si legge sempre nel sito) iniziative del settore culturale intese come costruzione di relazioni attraverso la rete. Le parole usate per chiarire questo obiettivo sono, per esempio: cooperazione transfrontaliera, networking e strand transettoriale. In termini più semplici, il programma si propone di unire i popoli attraverso la cultura intesa come “prodotto” e non nell’accezione classica di “metodo per la coltivazione dell’umano”.

Nell’orizzonte filosofico della nuova Commissione europea la cultura si nasconde dunque sotto l’innovazione e la digitalizzazione. Il rovesciamento dei paradigmi contiene qualcosa di interessante e preoccupante al tempo stesso. Interessante per la quantità di risorse umane ed economiche messe a disposizione dell’innovazione tecnologica. Preoccupante perché non dovrebbe essere l’innovazione a governare la cultura, bensì, all’inverso la cultura (la ragione nel suo rapporto con la realtà) a governare l’innovazione.

Sarà possibile nel prossimo futuro ritrovare il bandolo della matassa? Ce lo auguriamo per il bene di tutti.

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