SCUOLA/ Sicurezza e crolli, il preside non può essere il capro espiatorio

- Maria Paola Iaquinta

I presidi hanno la piena responsabilità di quanto accade nell’edificio scolastico. Ma su questo fronte la situazione è insostenibile. La protesta in piazza a Roma il 30/10

scuola crollo vigilidelfuoco 1 lapresse1280
Vigili del fuoco presso le scuole (LaPresse)

In questi giorni il dibattito sul ruolo e sulla responsabilità del dirigente scolastico si presenta con particolare attualità nel campo della tutela della sicurezza nella scuola di alunni e lavoratori. Sono recenti gli allarmi circa crolli e cedimenti strutturali degli edifici scolastici a causa di problematiche connesse alla manutenzione degli immobili da parte degli enti proprietari. Purtroppo non c’è da meravigliarsi. I dati sull’edilizia scolastica recentemente presentati nel XVII Rapporto di Cittadinanzattiva alla presenza del ministro Fioramonti nello scorso mese di settembre, raccontano di edifici scolastici per la maggioranza dei casi ancora privi di certificati di agibilità.

Tra settembre 2018 e luglio 2019 si è registrato il peggior dato: addirittura settanta episodi di crolli e di distacchi di intonaco. Si tratta di tragedie sfiorate perché in molti casi i crolli sono avvenuti di notte o in periodi di chiusura delle scuole. Inoltre Il 43% degli edifici scolastici italiani si trova in zone ad elevato rischio sismico. Recenti sono pure le notizie di nuovi infortuni scolastici, con conseguenze fatali per gli alunni coinvolti, o che sono sfociati in procedimenti giudiziari nei quali il dirigente scolastico è stato individuato come il principale responsabile per eventi spesso legati a fatalità, non direttamente connessi ad una concreta possibilità di impedire il fatto.

Secondo il vigente quadro normativo, il responsabile della sicurezza negli edifici scolastici è il preside, cui la legge 292/1996 ha attribuito la qualifica di “datore di lavoro”. Il decreto legislativo 81/2008 specifica che il datore di lavoro all’interno dell’amministrazione pubblica esercita autonomi poteri decisionali e di spesa. Ai fini di una corretta ed efficace valutazione dei rischi, che risponda efficacemente a quanto richiesto dalla normativa vigente, sono evidentemente necessarie delle competenze tecniche e professionali che il dirigente scolastico, a meno che non possieda a monte una qualificazione di tipo ingegneristico o comunque delle cognizioni specifiche, non è in grado di poter condurre efficacemente.

La valutazione così operata non potrà che essere in linea di massima carente in diversi punti, per quanto sia intenso l’impegno interpretativo ed esecutivo delle vigenti normative. Il problema si evidenzia chiaramente nel momento in cui si manifesta un evento dannoso imprevedibile o imprevisto che non rientri efficacemente in quell’attività di valutazione la cui eventuale carenza non dipende certamente da cattiva volontà o disposizione da parte del dirigente scolastico, bensì da un’oggettiva facilità di incorrere in errori o omissioni per carenza di preparazione specifica.

Si consideri altresì che il dirigente scolastico ha poteri di intervento positivo limitati strettamente dalle disponibilità presenti nel bilancio della scuola, nel quale, nella maggior parte dei casi, non possono trovare capienza le spese necessarie a porre in essere interventi di tipo strutturale, manutentivo o preventivo al fine di adempiere compiutamente alle prescrizioni di una normativa molto rigida ed analitica, con il risultato che il preside si vede stretto in una morsa in cui potrebbe dover scegliere tra messa in sicurezza e interruzione di pubblico servizio.

Stante l’attuale situazione del patrimonio edilizio scolastico italiano, bisogna prendere atto concretamente che avere scuole perfette sotto il profilo della sicurezza in tempi brevi nell’attuale sistema politico, imperniato sulla mancanza di risorse, sull’impossibilità di contrarre debito e sulla spending review, appartiene al libro dei sogni, anche in presenza della migliore buona volontà da parte di tutti gli attori coinvolti. Sarebbe opportuno che nelle more il problema della sicurezza nelle scuole venisse affrontato introducendo clausole di salvaguardia dei soggetti coinvolti – utenza, dirigenza e responsabili degli enti locali – socializzando le eventuali responsabilità derivanti da situazioni che non è stato possibile prevenire, ad esempio attraverso forme efficaci di coperture assicurative che consentano un serio ristoro dei danni prodotti evitando così l’accanimento nella ricerca di un capro espiatorio cui addossare ogni responsabilità pur in assenza di una colpa diretta.

Il preside, datore di lavoro atipico, finisce per rispondere penalmente, civilmente e patrimonialmente per casi fortuiti, concernenti mere fatalità in relazione ad eventi umanamente imprevedibili che vengono riportati alla sua responsabilità personale anche in mancanza di concreti poteri decisionali e di spesa. Tutto questo genera anche un contenzioso che finisce per stritolare moralmente ed economicamente le persone coinvolte, senza poter addivenire peraltro ad una dignitosa soddisfazione di interessi che spesso rimangono insoddisfatti per lunghissimo tempo o per sempre.

A fronte di una diminuzione a vista d’occhio degli investimenti strutturali da parte degli enti proprietari; a fronte del persistere di tagli orizzontali sulle risorse di personale scolastico e sulle risorse economiche per la formazione in tema di sicurezza, nessun miglioramento sarà possibile nel breve e nel lungo periodo. Occorre un lavoro di squadra che veda scuola, società civile ed enti del sistema formativo integrato collaborare assieme per il miglioramento delle condizioni di sicurezza nelle scuole. È per questo motivo che il 30 ottobre prossimo più di seicento presidi da tutte le regioni d’Italia si ritroveranno a Roma. Vogliono riportare all’attenzione del dibattito democratico del Paese la necessità di una scuola sicura cui le famiglie possano serenamente affidare i propri figli. Tener alta l’attenzione sulla forte ed ingiusta esposizione dei capi di istituto rispetto alla difficile situazione dell’edilizia scolastica italiana significa superare la frammentazione delle competenze e delle responsabilità in materia riportandole con buon senso all’ente proprietario che ha le dovute competenze tecniche ed i poteri decisionali e di spesa necessari. Puntare sul buon funzionamento del sistema formativo integrato secondo logiche di sussidiarietà gioverà al superamento di questa preoccupante situazione, in cui il rischio di addossare ogni responsabilità alla scuola rende quest’ultima il capro espiatorio di una società soffocata da dinamiche centraliste di gestione burocratica della cosa pubblica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA