SCUOLA/ Solo più autonomia può salvare il governo dal ritorno in Dad

- Annamaria Poggi

Nonostante la campagna vaccinale, la scuola è iniziata con più di una preoccupazione, soprattutto fra i dirigenti scolastici. Serve più autonomia

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(LaPresse)

Nonostante la campagna vaccinale proceda a ritmi sostenuti e il personale scolastico abbia raggiunto una buona copertura, anche questo inizio di anno scolastico sta destando qualche preoccupazione tra gli addetti ai lavori. Sono i dirigenti scolastici ad essere i più preoccupati, e a ragione, perché sono indubbiamente coloro su cui si sono riversate le maggiori responsabilità (se non tutte) nell’affronto delle situazioni di crisi.

Nonostante gli slogan ministeriali e governativi (“mai più Dad” e “tutti in presenza”), dopo una settimana dalla ripresa più di 200 classi e 5mila studenti (fonte: Ministero, 20 settembre) sono tornati alle lezioni online anche se solo per 7 o 10 giorni. Speriamo che la situazione non evolva ulteriormente come è accaduto, ad esempio, in Piemonte la scorsa settimana: 17 classi di quelle 200, dopo 3 giorni erano divenute 74 nella provincia torinese (fonte: Asl Torino, 23 settembre).

I numeri potrebbero aumentare rapidamente anche in forza del meccanismo attualmente previsto dal Protocollo (che è rimasto invariato rispetto allo scorso anno), secondo cui tutti coloro che hanno avuto contatto con un positivo vengono (dalle Asl) messi in quarantena per 7 o 10 giorni. Per cui un istituto di circa 1.700 studenti potrebbe essere messo completamente in quarantena da circa 70 studenti positivi distribuiti su tutte le classi. Del resto, si tratta di una regola difficilmente modificabile: lo studente che risulta positivo può avere oggettivamente contagiato tutto il suo gruppo classe (e gli adulti che ruotano intorno a quel gruppo).

Certo dopo 7 o 10 giorni si ritorna in presenza, sempre che nella stessa classe non si abbiano altri casi.

Ma i problemi potrebbero non provenire solo dagli studenti. Secondo i dati Gimbe del 17 settembre, sono solo 7 le Regioni italiane in cui il personale scolastico è stato vaccinato con almeno una dose, mentre nelle altre 13 la situazione è variegata: si va dalla Provincia autonoma di Bolzano in cui il 21, 2% non ha ricevuto nemmeno una dose, alle Marche in cui è solo il 3% ad essere nella medesima posizione.

La situazione del trasporto pubblico locale, inoltre, non ha subìto variazioni significative rispetto all’anno scorso: i mezzi non sono stati potenziati come sarebbe stato necessario e neppure si sono incoraggiate in maniera strutturata le famose partnership con il trasporto privato. Tutto lasciato alla buona volontà dei dirigenti scolastici, sempre che il contesto in cui operano consenta, peraltro, di ricorrere a mezzi alternativi.

Insomma, la vera novità rispetto allo scorso anno è il vaccino. Il che non è poco, ma non è neanche molto.

Oggettivamente si poteva lavorare di più nei mesi scorsi, sotto diversi profili. Sicuramente sotto quello dei sistemi di prevenzione (compresa una campagna di informazione mirata e capillare tra i genitori e il personale scolastico) e sotto quello dei trasporti, che rimane uno dei punti più critici.

Il tema, inoltre, non è solo quelle delle risorse, che a dire il vero il ministero ha trasferito alle scuole (per il potenziamento dell’organico, per le attività estive di recupero, per i mezzi alternativi di trasporto, per la cosiddetta edilizia leggera), ma è soprattutto quello di rendere più flessibili le regole che consentono di agire in autonomia.

Soprattutto in una situazione come l’attuale e quella che si prefigurerà nei prossimi anni (recupero competenze, introduzione di nuove modalità didattiche, necessità di scomporre gruppi classe, di assumere personale più confacente alle proprie esigenze…), è l’autonomia delle scuole che andrebbe maggiormente potenziata, perché, come dimostrano i pochi dati sopra riportati, la variabilità delle situazioni è altissima e ogni situazione può richiedere interventi mirati e specifici.

Li richiede oggi, in cui il tema è quello di sconfiggere definitivamente il virus. Li richiederà domani, perché nella scuola, deve essere chiaro, sconfitto il virus non si tornerà alla normalità, data la perdita impressionante di competenze e di relazionalità subite in questi anni.

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