SCUOLA/ Una lezione di “carattere”: è la persona a indicare la strada non l’algoritmo

- Roberto Ricci

Le character skills si possono promuovere nelle scuole, ma ad alcune condizioni. È importante avere un forte impianto valoriale

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(LaPresse)

Poche settimane fa è uscito un interessante libro curato da Giorgio Chiosso, Annamaria Poggi e Giorgio Vittadini sul tema attuale e molto dibattuto delle character skills. I contributi che compongono il volume (Viaggio nelle character skills. Persone, relazioni, valori, Il Mulino, 2021) affrontano la questione da diversi punti di vista, coniugando temi teorici fondamentali e i problemi legati alla promozione effettiva e concreta delle character skills.

È molto interessante la dimensione culturale che emerge in tutti i capitoli del libro. I temi trattati sono oggetto di un vivace dibattito, che però rimane sovente in superficie, senza affrontare questioni fondamentali. Spesso si ha la sensazione che le character skills siano poste in alternativa alle basic skills, come se queste ultime siano da considerarsi il retaggio di un passato ormai superato. Gli autori non lasciano mai spazio a questo fraintendimento e pongono in maniera molto chiara la complementarietà delle une rispetto alle altre. In diversi punti si chiarisce come le basic skills devono essere promosse armonicamente insieme alle character skills capitalizzando su forti correlazioni empiricamente comprovate nei lavori presentati nel volume stesso.

Ma, cosa ancora più importante, tutti i contributi raccolti nel libro mettono in luce che la promozione delle character skills richiede una visione di scuola e di educazione, altrimenti risulta molto difficile, se non impossibile, definire il quadro di riferimento all’interno del quale possa essere pensato lo sviluppo e la promozione delle character skills a scuola.

Per la prima volta in un testo in lingua italiana si propone uno studio empiricamente solido per la verifica se determinate azioni didattiche ed educative determinino un incremento effettivo delle character skills. Si tratta di una novità assoluta per il panorama italiano. Si propongono strumenti tecnico-statistici avanzati per verificare se progetti ben strutturati realizzino o meno un innalzamento delle character skills, anche in seguito allo scoppio della pandemia che ha profondamente modificato lo scenario all’interno del quale opera e opererà la scuola.

Il volume permette di mettere a fuoco il grande tema della misurabilità delle character skills e, soprattutto, della loro relazione con le basic skills. La sperimentazione effettuata in Trentino propone delle piste molto interessanti e mostra come le character skills si possano promuovere a scuola, ma ad alcune condizioni. È molto importante l’intenzionalità del processo e la formazione precisa e ben strutturata dei docenti. Solo in questo modo è possibile riscontrare effetti rilevanti e, spesso, statisticamente significativi.

A giudizio di chi scrive il contributo di Chiosso, Poggi e Vittadini apre un’altra strada molto importante, finora limitata alla ricerca teorica, con pochi esempi applicativi. Il ruolo dell’intelligenza artificiale e dei cosiddetti learning analytics per l’osservazione e la misurazione delle character skills, ma anche dei processi attraverso i quali esse si sviluppano e si realizzano. L’intelligenza artificiale può fornire un contributo fondamentale per monitorare lo sviluppo delle character skills, ma sinora è rimasto irrisolto il problema della definizione del quadro valoriale, della visione appunto, all’interno del quale applicare i potenti strumenti di questo nuovo ambito della conoscenza.

Gli autori propongono soluzioni realizzabili nella scuola per tutti, richiamando la responsabilità dei diversi attori coinvolti di giungere a una visione condivisa e approfondita dell’educazione nella scuola per tutti. Non si tratta di un problema di poco conto, né di semplice soluzione, ma è ormai ineludibile e non procrastinabile.

Solo in questo modo è possibile superare un ostacolo e un pericolo dell’intelligenza artificiale, ossia di cercare empiricamente criteri e principi ispiratori. Invece, soprattutto nell’educazione, serve un approccio diverso che parta da una visione e vada a cercare soluzioni, strategie e metodi nei dati e non viceversa.

Chiosso, Poggi e Vittadini tracciano questo percorso, aprendo un’importante possibilità di avanzamento e progresso del dibattito nazionale. La proposta di sperimentazioni concrete permette di sgombrare il campo dal dubbio che sia ancora troppo presto per pensare al tema delle character skills su larga scala e in situazioni concrete. Gli autori ci mostrano il contrario, anzi ci fanno capire che non c’è tempo da perdere.

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