Scuole aperte in estate/ Piano Draghi come funziona: giugno-settembre, solo volontari

- Emanuela Longo

Scuole aperte in estate: il piano studiato dal governo Draghi, su base volontaria per alunni e docenti anche nei mesi di luglio e agosto. Ecco cosa prevede

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Scuola (LaPresse)

Scuole aperte in estate: è questo il piano del governo Draghi il quale sarebbe già pronto. L’ipotesi è quella di lasciare aperte le scuole anche nei mesi di luglio e agosto ma il “piano estate”, come è stato ribattezzato, non avrebbe nulla a che vedere con i debiti da recuperare. Si tratta piuttosto di un tentativo di far recuperare la socialità persa durante i lunghi mesi di pandemia e si baserà su partecipazione volontaria sia da parte degli studenti che dei professori. Le attività, come spiega Tgcom24, si svolgeranno in spazi aperti delle scuole e del territorio come teatri, cinema, musei, parchi, centri sportivi. Il piano del governo è stato pensato in tre differenti fasi. A giugno si procederà con il potenziamento degli apprendimenti, a luglio e agosto con il recupero della socialità mentre nel mese di settembre e fino alla ripresa delle lezioni con l’accoglienza.

Durante i mesi estivi gli studenti faranno ampio uso di laboratori ed attività educative inerenti a musica, sport, arte, digitale ma anche percorsi su legalità e sostenibilità oltre che su tutela ambientale. Secondo il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, si tratterà in concreto di una sorta di “ponte” tra questo ed il prossimo anno scolastico e rappresenta “un nuovo inizio”.

SCUOLE APERTE IN ESTATE: COME FUNZIONA IL PIANO DEL GOVERNO DRAGHI

Il piano del governo Draghi relativo alle scuole aperte in estate prevede un investimento da 510 milioni di euro. Il ministro Bianchi, come riporta Tgcom24, ha commentato: “La scuola non si è mai fermata durante tutta la pandemia. E’ rimasta sempre in contatto con le nostre ragazze e i nostri ragazzi”. E’ chiaro che la pandemia ha inevitabilmente accentuato le problematiche già esistenti amplificando le fragilità. L’obiettivo, adesso, è quello di lavorare in modo congiunto con territori e associazioni promuovendo i Patti educativi. In merito alle attività, queste saranno complementari e integrate con quelle organizzate dagli enti locali. Le risorse saranno impiegate soprattutto al Sud Italia.

Sul piano dei finanziamenti si seguiranno tre linee: 150 milioni di euro saranno destinati alle singole istituzioni scolastiche per attività aggiuntive svolte dal personale interno ed esterno e per l’affidamento di contratti di beni e servizi; 320 milioni previsti dal Pon destinati al contrasto della povertà educativa. Il 70% delle risorse sarà destinato alle regioni del Sud, il 10% a quelle del centro, il 20% a quelle del Nord. Infine 40 milioni di euro saranno attribuiti direttamente alle scuole che aderiranno al piano del governo.

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