Sea Watch 3, Olanda “non prendiamo migranti”/ Ira Salvini, Di Battista “ora scendano”

- Niccolò Magnani

Sea Watch 3, scontro politico Olanda-Salvini “non prendiamo i migranti”; “non finisce qui”. Ue vs Italia, la capitana “situazione si sta sbloccando”. Parlamentari SI-Pd a bordo

Migranti sulla Sea Watch
Migranti (LaPresse, 2019)

In attesa che arrivino evoluzioni sul fronte sbarco, con le ultime manovre tra magistrati, Viminale e Guardia di Finanza, lo scontro politico in atto con l’Olanda inizia a prendere dimensioni imponenti: «Come il governo olandese ha affermato da tempo, comprendiamo le preoccupazioni dell’Italia e riconosciamo i suoi sforzi nel frenare la migrazione incontrollata verso l’Ue. È anche noto che il governo condivide le preoccupazioni riguardo alle azioni della Sea-Watch 3: ma mentre i Paesi Bassi si assumono la responsabilità sul fatto che la barca batte bandiera olandese, ciò non significa che prenderemo anche gli stranieri», così il Ministro olandese delle Migrazioni, Ankie Broekers-Knol in risposta alle richieste del Ministro Salvini. Per il vicepremier però il caso non finisce certo qui: intervenendo dal Viminale, «Se ci fosse una nave italiana che si fa gli affari suoi davanti al porto di Rotterdam, vorrei vedere cosa direbbero, chi aiuta i trafficanti di esseri umani ne paga le conseguenze». Interviene sul caso Sea Watch 3 anche il leader dell’ala movimentista grillina, Alessandro Di Battista: «i migranti devono sbarcare e devono essere ridistribuiti in Ue, anche perché succederà, sapevamo che sarebbe successo».

PARLAMENTARI PD-SI A BORDO DELLA NAVE

Diversi parlamentari di Sinistra Italiana e Pd – Nicola Fratoianni, Matteo Orfini, Graziano Delrio, Davide Faraone – sono saliti a bordo della Sea Watch 3 assieme a vari giornalisti per documentare la situazione dei 42 migranti e intervistata la capitana Carola Rackete: «Non si gioca con la vita delle persone, i 42 migranti hanno bisogno di un porto sicuro, di sbarcare. Vedremo cosa succede, ma ci hanno promesso una soluzione rapida. La situazione a bordo è peggiorata, abbiamo gente che ha detto che si vuole buttare a mare, dobbiamo entrare in porto per prevenire i problemi. Abbiamo aspettato che il governo si prendesse le sue responsabilità, ma finora hanno guardato i documenti senza darci risposte», fa sapere la stessa “eroina” della ong tedesca. «Incredibile donna. Grande tensione, la sensazione di avere tutti contro, ma la forza le deriva dalla convinzione di essere dalla parte giusta. Noi siamo qui a bordo con lei per esprimerle solidarietà anche a nome di tutti voi», scrive Faraone su Twitter, gli fa eco Orfini «Secondo Salvini questi sono dei criminali. Per me sono degli eroi. E siamo sulla #Seawatch anche per ringraziarli di aver salvato ancora una volta decine di vite umane». Nel frattempo però la stessa Rackete ha fatto sapere sui social che la situazione sarebbe vicina allo sblocco, «i nostri superiori ci hanno detto di farvi entrare, perché probabilmente si sta sbloccando la situazione». Intanto i politici hanno fatto sapere che rimarranno a bordo fino a che i migranti non saranno fatti sbarcare uno a uno nel porto di Lampedusa.

SEA WATCH 3 TENTA DI ENTRARE IN PORTO

La Sea Watch 3 avrebbe tentato di entrare nel porto di Lampedusa avanzando dalla posizione di stallo in cui si trovava nelle ultime ore, ma una nave della Guardia di Finanza l’avrebbe bloccata intimandola di rimanere dov’era: al momento si trova a soli 500 metri da terra, con la motovedetta di Guardia Costiera e Gdf che monitorano la situazione in attesa di uno sblocco da Roma (o da Bruxelles). Secondo l’Ansa, la nave potrebbe essere in procinto di attraccare al molo commerciale con il porto stesso che ha fatto allontanare due pescherecci presenti per liberare l’area di ormeggio: al momento non vi sono conferme anche se la portavoce Giorgia Linardi ha da poco affermato «Questa mattina la nave ha comunicato con le autorità informandole che erano trascorse ormai 24 ore dalla dichiarazione dello stato di necessità che la ha costretta all’ingresso nelle acque territoriali. Alle 14:16, non avendo ricevuto nessuna comunicazione o assistenza, ha proceduto verso il porto. Ma a circa un miglio le è stato intimato di spegnere i motori. La nave ora è ferma a un miglio dall’ingresso nel porto». Nel frattempo un gommone con a bordo deputati Pd-Sinistra e giornalisti diretti verso la Sea Watch 3.

UE VS ITALIA “RISCHIA PROCEDURA SE NON REGISTRA I MIGRANTI”

Parla per la prima volta dall’inizio della “crisi” sulla Sea Watch 3 il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, appena atterrato ad Osaka per l’imminente riunione del G20: «La vicenda della Sea Watch 3 “non è competenza della politica, ma della magistratura, si tratta di una palese violazione delle regole internazionali. La questione è nella mani della magistratura italiana». Il premier ha poi aggiunto che il comportamento della comandante Rackete è «di una gravità inaudita nella piena violazione delle regole»: continua l’ira invece di Salvini tanto contro la “capitana Carola” quanto contro l’Unione Europea, specie per quanto affermato questa mattina dal portavoce della Commissione Europea Natasha Bertaud «Una legge europea precisa che ogni nuovo arrivo sul territorio europeo deve essere registrato e le impronte digitali devono essere registrate in Eurodac. Non ci sono eccezioni a questa regola. Scatta la procedura d’infrazione se l’Italia non regista i migranti in arrivo», la “minaccia” in risposta alla provocazione di Salvini dopo il non-intervento degli organi Ue dopo l’ennesimo caso migranti in Italia. «Rivolgo un appello agli Stati membri a mostrare solidarietà. Continueremo a restare al fianco dell’Italia e a tutti gli Stati membri sotto pressione. E’ solo attraverso un approccio europeo congiunto, mano nella mano con i Paesi Terzi, che saremo capaci di trovare soluzioni reali», fa sapere in una lunga conferenza stampa il Commissario Ue alla Migrazione Dimitris Avramopoulos.

SALVINI “UE NON FA NULLA, POI CI ATTACCA SUI CONTI..”

«Buongiorno Ue. Ieri, a causa di un’emergenza, siamo entrati nelle acque italiane. La guardia costiera e la guardia di finanza sono stati a bordo. Abbiamo aspettato una notte, non possiamo più aspettare. La disperazione delle persone non è qualcosa con cui giocare» lo scrive stamani la Sea Watch Ong sul proprio account Twitter mentre la nave con a bordo i 42 migranti resta ferma nel porto di Lampedusa con il divieto ribadito di non poter sbarcare. Nel frattempo, durante una nuova riunione del comitato sicurezza al Viminale (ieri su Puglia e Calabria, oggi sulla Campania, ndr) il Ministro Salvini ha ribadito la sua linea stuzzicando anche Bruxelles «L’Ue non sta facendo nulla e poi perseguita l’Italia per uno zero virgola uno di infrazione sul deficit, sul debito. Siamo il terzo Paese che paga di più, e dai non scherziamo, non è che paghiamo l’Europa per farci richiamare e poi sull’immigrazione si girano dall’altra parte. Noi non possiamo sfamare tutto il mondo, abbiamo qualche milione di italiani in difficoltà e io mi preoccuperei prima di loro». Dopo Di Maio è invece Toninelli l’altro ministro M5s che interviene sulla delicata vicenda Sea Watch 3, da competente in materia in quanto responsabile della Guardia Costiera: «Per chi viola la legge i porti sono chiusi e rimarranno sempre chiusi. Tutti i Paesi devono rispettare la legge. In questo caso non hanno rispettato il coordinamento dell’operazione e hanno violato il diritto internazionale della navigazione».

ALTRI MIGRANTI IN ARRIVO IN SICILIA: SALVINI “FERMATELI”

Una notte intera fermi nel porto di Lampedusa in attesa delle novità da Roma: i 42 migranti della Sea Watch 3 assieme all’equipaggio della nave che ieri pomeriggio ha forzato il blocco navale stanno attenendo che il Governo assieme all’Ue arrivi ad una soluzione in tempi brevi per porre fine alla permanenza in mare arrivata oggi al giorno numero 15. Il caso ormai è diventato strettamente politico: parlamentari di Pd, Sinistra e M5s (“area” Fico) si sono divisi tra la sosta a Lampedusa e una notte di protesta in Piazza San Pietro davanti a Papa Francesco, con la piena consapevolezza di poter smuovere coscienze (e voti elettorali?) contro il Governo gialloverde. Ieri a Porta a Porta il Ministro Salvini ha ribadito che la linea dura è «una questione di principio» per non dover cedere alle possibili nuove esperienze “tipo” Sea Watch che tra l’altro già stanno arrivando verso l’Italia. Ci sarebbero infatti altri due barchini con una quarantina di migranti ciascuno che nelle prossime ore arriveranno a Lampedusa senza alcuna Ong in appoggio: il Ministro dell’Interno ha già dato ordine alle motovedette italiane di fermare quei barchini, «Malta certamente come è solita fare non le fermerà e le lascerà passare in direzione Italia ma questa volta ho dato disposizione di fermarli». Il caso si allarga e la soluzione non si avvicina: altra giornata di passione è attesa per oggi con la speranza che qualcosa possa smuoversi con un “vantaggio” per tutti, in primis per quelle 42 persone “simbolo” di una contesa politica su due fronti.

PALAZZO CHICI “OMISSIONI DA OLANDA”

Con una nota ufficiale di Palazzo Chigi, il Premier Conte assieme al vice Salvini e il Ministro Moavero Milanesi annunciano «Dopo aver preso atto della violazione, da parte della nave, del provvedimento di divieto di ingresso nelle acque territoriali e dopo avere preso atto del passo formale compiuto dall’Ambasciatore italiano all’Aja nei confronti del Governo dei Paesi Bassi, di cui la nave batte bandiera, il premier Giuseppe Conte, il vicepremier Matteo Salvini e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi hanno concordato di proseguire nelle iniziative formali volte a verificare l’eventuale condotta omissiva di detto governo». Dopo la furia di Salvini in conferenza stampa, torna a parlare anche il Ministro Di Maio che fa quadrato assieme al collega della Lega «Siamo diventati il palcoscenico del Mediterraneo. Come mai la Sea Watch neanche prova più ad avvicinarsi a Malta o alla Grecia? Non fa notizia. Hanno preferito restare 14 giorni a largo delle nostre coste anziché chiedere a La Valletta, Madrid o Atene lo sbarco. I governi di questi Paesi sono forze politiche tradizionali Ue. Se uno dei popolari o dei democratici ti nega lo sbarco, i media neanche ne parlano, se lo fa il Governo italiano si mette in moto il carosello. La Sea Watch si fa pubblicità e raccoglie più fondi, così può ripartire». Intanto la nave Sea Watch 3 è ferma nel porto di Lampedusa con i Carabinieri sul molo e la Guardia di Finanza salita a bordo per i controlli di rito in attesa delle decisioni dal Viminale e da Palazzo Chigi dove in serata si terrà un Consiglio dei Ministri a questo punto ancora più di fuoco per la vicenda di Lampedusa: in un messaggio Twitter, la capitana della nave-ong Carola Rackete annuncia «Le autorità italiane sono appena salite a bordo della Sea Watch 3, ci troviamo fuori dal porto di Lampedusa. Hanno controllato i documenti della nave e i passaporti dell’equipaggio e ora stanno aspettando le istruzioni dei loro superiori. Spero vivamente che possano presto fare scendere dalla nave le persone soccorse».

FURIA SALVINI CONTRO UE, ONG E OLANDA

«Se l’Ue fa la sorda non identifichiamo i migranti»: è un’autentica furia Matteo Salvini e se la prende con tutti, Ue, opposizioni, ma soprattutto la Ong Sea Watch. Nella conferenza stampa al Viminale coordinata per l’Ordine e la Sicurezza di Calabria e Puglia, il Ministro dell’Interno attacca l’Europa chiedendo un intervento attivo per il ricollocamento dei migranti: dopo l’ordine di alt intimato alla nave, la Sea Watch 3 ha tirato dritto e ha fatto sapere che in serata dovrebbe sbarcare sul pontile commerciale di Lampedusa. «Siamo pronti a non identificare più i migranti che arrivano in Italia, così saranno liberi di andare dove meglio credono, a Mikonos o Ibiza. Non vorrei essere costretto a violare la normativa europea. Sulla Sea Watch c’è un’evidente flagranza di reato. Cosa si aspetta ad emettere un ordine d’arresto?», ha attaccato furente il vicepremier della Lega contro la capitana Carola Rackete, attaccato da Pd e Sinistra italiana e difeso dal Centrodestra (silente finora il M5s, se non con Di Maio che invoca l’intervento dell’Europa). Come ha spiegato l’inviato della Rai a Lampedusa, la nave salva-migranti dovrebbe attraccare sull’isola dopo le 20.30, non appena sarà partito il traghetto diretto a Porto Empedocle: la nave Sea Watch 3 forzando il blocco della Finanza è ormai davanti all’isola. Lo scontro con l’Olanda è un altro elemento politico di questa assurda e drammatica vicenda: «il governo olandese non può far finta di nulla: una nave battente bandiera dei Paesi Bassi ha ignorato i divieti e gli altolà e sta facendo rotta a Lampedusa. È una provocazione e un atto ostile: avevo già scritto al mio omologo olandese, e ora sono soddisfatto che l’Ambasciatore d’Italia all’Aja stia facendo un passo formale presso il governo dei Paesi Bassi. L’Italia merita rispetto: ci aspettiamo che l’Olanda si faccia carico degli immigrati a bordo» ha attaccato ancora Salvini.

GDF INTIMA L’ALT, MA LA NAVE TIRA DRITTO

È caos completo a Lampedusa dove poco fa la nave Sea Watch 3 ha violato i confini italiani ed è entrata nelle acque nazionali nonostante il blocco navale imposto: «La colpa: essere stati soccorsi da una ONG. La punizione: friggere sul ponte di una nave per settimane. Rifiutati e abbandonati dall’Europa. Intanto sono più di 200 le persone sbarcate nei giorni scorsi a Lampedusa. BASTA, siamo entrati», scrive la Ong mentre qualcosa di molto grave è avvenuto poco fa proprio davanti all’alt intimato di Guardia Costiera e Guardia di Finanza contro la nave carica di 42 migranti. In sostanza, davanti all’alt la capitana Carola Rackete ha continuato la sua navigazione non fermandosi e non rispettando l’ordine delle autorità italiane: «Capitana sbruffoncella fa politica sulla pelle dei migranti», attacca ancora Salvini la responsabile a bordo della nave con a carico i migranti da oltre 14 giorni. Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, «a Lampedusa è in corso una farsa di stato disumana e sadica»: durissima è invece la segretaria di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che su Twitter sostiene «la nave va fatta scaricare di tutto l’equipaggio e poi va affondata, come prevedono le regole contro chi viola le leggi nelle acque internazionali». Il caos è tutt’ora in corso, con la nave che corre verso il porto di Lampedusa “inseguita” a distanza dalle forze dell’ordine che al momento non sono intervenute oltre all’alt intimato in maniera insistente. «L’Europa deve svegliarsi, ecco cosa penso. Penso che l’Europa debba aprire gli occhi, fare un tavolo e rivedere il regolamento di Dublino perché non è possibile che tutti i migranti continuino a sbarcare in Italia. Non abbiamo bombardato noi la Libia», fa sapere in una nota l’altro vicepremier Luigi Di Maio.

NAVE ENTRA IN ITALIA, SALVINI “SONO STUFO”

Alta tensione fra il governo italiano e la Sea Watch 3. La nave dell’organizzazione non governativa è intenzionata a forzare il blocco del Belpaese, come ha fatto sapere la stessa Ong attraverso la propria pagina Twitter: «Basta, entriamo. Non per provocazione ma per necessità, per responsabilità. In 14 giorni nessuna soluzione politica e giuridica è stata possibile, l’Europa ci ha abbandonati. La nostra Comandante non ha scelta». Quindi sono state pubblicate le parole della comandante della Sea Watch, Carola Rackete: «Ho deciso di entrare in porto a Lampedus. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo», e pochi minuti dopo un altro tweet: «Basta, entriamo». Il ministro Salvini, che sta seguendo “live” la situazione, ha prontamente replicato: «L’autorizzazione allo sbarco non c’è, schiero la forza pubblica, il diritto alla difesa dei nostri confini è sacra. Se in Europa esiste qualcuno ora lo dimostri, se c’è un governo ad Amsterdam con un po’ di dignità lo dimostri. Io non do autorizzazione allo sbarco a nessuno – ha ribadito – non la do e non la darò mai, nessuno pensi di poter fare i porci comodi suoi sfruttando decine di disgraziati e fregandosene delle leggi di uno Stato. I governi di Olanda e Germania ne risponderanno, sono stufo». Pochi minuti fa le motovedette della guardia costiera hanno lasciato il porto di Lampedusa per raggiungere la nave. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SEA WATCH 3 PRONTA A FORZARE IL BLOCCO

Sono ore decisive per l’approdo della Sea Watch in Italia dopo una “odissea” durata più di 14 giorni in mare aperto in attesa di una risposta da parte dell’Unione Europea: intanto un portavoce della Commissione Ue ha fatto sapere che da ieri sera è stata ricevuta una richiesta di sostenere in maniera proattiva gli Stati membri che cercano soluzioni di ricollocamento per le persone che si trovano a bordo della Sea Wacht una volta sbarcati. Insomma, Bruxelles promette di svolgere ruolo di coordinamento sulla situazione della Sea Watch 3 in modo da arrivare ad una soluzione rapida per i 42 migranti a bordo e nello stesso tempo che il peso dell’operazione non graviti solo sul governo italiano. Ieri sera a Cartabianca il Ministro Salvini si è detto del tutto contrario a qualsiasi tipo di soluzione che non preveda la condivisione e il ricollocamento dei migranti in vari stati membri: «Non sono naufraghi, sono persone che pagano 3mila dollari. Soldi che gli scafisti poi usano per comprare armi e droga. In Italia non arrivano. Non mi faccio dettare leggi italiane dalla Ong tedesca su nave olandese […] Le persone arrivano in Italia perché ‘la apprezzano’? In Tunisia non c’è la guerra. Vogliono venire in piazza San Marco in crociera a spese degli italiani? No, no e no, con me non funziona più così».

LA CAPITANA PRONTA A FORZARE IL BLOCCO

Sarebbe questione di ore la decisione della capitana della Sea Watch 3 di forzare il blocco imposto dalle autorità italiane e far sbarcare i migranti a Lampedusa, incappando poi nel sequestro della nave e della salata multa prevista dal Decreto Sicurezza Bis. Carola Rackete sarebbe pronta, come spiegato ieri in un video-appello, a forzare il blocco di Salvini e dell’Unione Europea e portare a termine l’operazione di salvataggio delle 42 persone ancora a bordo dopo ormai 14 giorni di navigazione fuori dalle coste dell’Italia (dopo aver rifiutato di andare in Libia e Tunisia, e dopo il “niet” giunto da Olanda, Francia, Malta e Spagna). «Siamo tutti con lei. A questo punto e’ nella responsabilità del comandante portare in salvo i naufraghi», ha spiegato la Ong tedesca ieri sera dopo aver subito la sconfitta nel ricorso presentato da alcuni migranti a bordo presso la Corte di Strasburgo. «La Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha deciso di non applicare le “misure provvisorie” richieste dalla Sea Watch 3, e di non chiedere dunque alle autorità italiane di far sbarcare i migranti soccorsi in mare e da giorni a bordo della nave, alla quale è stato impedito di entrare nel porto di Lampedusa», ha spiegato ieri sera nella breve sentenza la Corte CEDU, dopo aver richiesto al Governo italiano di continuare a fornire l’assistenza necessaria a tutte le persone a bordo che sono in condizioni vulnerabili per età o stato di salute.

SEA WATCH, RACCOLTA FONDI ONG PER LA MULTA

Sconfitti sul piano legale, la Ong entrata nelle ire di Matteo Salvini già da parecchi mesi, ora non resta che l’azione “disperata”: «Se il nostro capitano Carola porta i migranti salvati dalla Sea Watch 3 in un porto sicuro, come previsto dalla legge del mare, affronta pene severe in Italia», rilanciano da Berlino. Intanto la stessa Sea Watch questa mattina ha lanciato una raccolta fondi per sostenere Carola Rackete e l’intero equipaggio della nave nell’affrontare le sanzioni a cui andranno incontro se forzeranno il “blocco navale”: «Se il nostro capitano Carola segue la legge del mare, che le chiede di portare le persone salvate sul #seawatch3 in un porto sicuro, potrebbe affrontare pesanti condanne in Italia. Aiuta a difendere i diritti umani, condividi questo post e fai una donazione per la sua difesa legale», è il posto appello lanciato sui social in queste ore. Poco dopo la stessa Rackete, lanciando l’ennesima sfida a Salvini e all’Ue, ha rilasciato «Sono responsabile per le 42 persone salvate in mare e che non ce la fanno più. Le loro vite sono più importanti di qualsiasi gioco politico». Nel frattempo, stamane abbiano ospitato l’intervento del direttore del Cenass Paolo Quercia, grande esperto delle politiche migratori, che sulla vicenda Sea Watch afferma «Il rigetto della richiesta di sbarco da parte del tribunale di Strasburgo conferma che non esiste un diritto di accesso alle acque territoriali di uno Stato in violazione delle sue norme. Neanche con un carico di migranti che invocano la protezione umanitaria. Fanno eccezione i casi gravi e il dovere di prestare assistenza. Cosa che lo Stato italiano ha fatto. Per il resto si conferma un principio importantissimo: che la nave che ha effettuato il salvataggio è essa stessa un posto sicuro in cui i diritti umani fondamentali non sono in pericolo».

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