SECONDA ONDATA/ Stesso virus: aumentano le terapie intensive ma la mortalità è bassa

- int. Carlo Federico Perno

Rispetto alla Francia il numero dei contagi in Italia è stabile. Ma questo non significa che bisogna abbassare le misure di protezione

tampone
Effettuazione del tampone

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi, con l’arrivo della stagione fredda e del classico virus influenzale? Nelle ultime settimane abbiamo visto risalire i numeri dei contagi nel nostro paese, ma come spiega in questa intervista il professor Carlo Federico Perno, virologo e direttore di laboratorio dell’ospedale Niguarda di Milano, “si stanno stabilizzando intorno ai mille al giorno che in confronto agli oltre 10mila in Francia ci dicono che stiamo facendo un buon lavoro”. Il che non significa, aggiunge, che possiamo stare tranquilli, “perché il virus c’è, è infettivo, fa male e se non si rispettano le misure di sicurezza si finisce in ospedale. Il numero dei ricoverati in terapia intensiva è infatti un po’ alto, fortunatamente non lo è quello dei decessi. Non parlerei di ottimismo né di pessimismo, la situazione è sotto controllo, ma attenzione: i segnali sono chiarissimi, il virus è sempre infettivo e patogeno”.

“I prossimi 6 mesi saranno difficili per la lotta al coronavirus” ha detto il ministro Speranza. Cosa dobbiamo aspettarci? 

Stiamo assistendo a un aumento sostanziale del numero di infezioni che si è stabilizzato sui numeri che conosciamo, circa mille al giorno. Non sono in crescita, come invece succede in molti paesi esteri, come la Francia, dove crescono paurosamente, e stiamo andando incontro a una redistribuzione del virus. Fortunatamente la mortalità non è aumentata, ma le terapie intensive si stanno riempiendo un po’ in tutta Italia.

Questo vuol dire che il virus è sempre in azione, giusto?

Il virus rimane aggressivo come prima. Semplicemente circolava poco, perché avevamo fatto un lavoro di contenimento, adesso che il contenimento per varie ragioni è più limitato, il virus ha ricominciato a circolare. Ma possiamo dire che siamo più pronti, quindi la mortalità è più bassa. La frase del ministro va vista in questa ottica, sarà cioè, utilizzando una terminologia politica, un semestre di lotta.

Il viceministro Sileri parla invece di “aumento controllato”. Che cosa intende dire?

Non è che controlliamo il virus, ma lo abbiamo limitato. In Italia abbiamo superato i mille casi al giorno, adesso siamo stabili. Questo per certi versi ci tranquillizza, stiamo facendo un buon lavoro rispetto – come dicevo prima – a paesi come la Francia dove si superano i 10mila casi al giorno.

Nelle scuole si sono verificati i primi casi di contagio. Potrebbero nascere lì nuovi focolai? Come evitarli?

Le dico la mia opinione che potrebbe essere smentita dai fatti. I contagi che stiamo vedendo nelle scuole sono tutti legati a infezioni pregresse, a ragazzi cioè che sono stati contagiati durante le vacanze. Non c’è nessuna evidenza di trasmissione nelle scuole. Sono altamente controllate, in modo quasi maniacale, per cui mi sento di dire che le scuole sono uno dei posti più sicuri dove andare. Naturalmente, se vengono rispettate le regole.

Il numero dei tamponi attualmente impiegato è sufficiente o ce ne vorrebbero di più?

È un argomento complesso, i tamponi non sono mai abbastanza. Anche qui i numeri sono abbastanza stabili, l’auspicio è di poterli aumentare per monitorare la situazione, se ci fosse la possibilità sarebbe utile farne di più. Da virologo dico che più se ne fanno e meglio è.

Basteranno mascherine, distanziamento, igiene delle mani e il consiglio di vaccinarsi tutti contro l’influenza di stagione? A tal proposito, ci saranno vaccini per tutti?

Il vaccino ci è stato garantito, ci sarà. Personalmente sarei favorevole alla vaccinazione di massa, ma non perché ci aspettiamo che le persone possano morire, ma perché in tal modo, riducendo il virus influenzale, possiamo capire chi ha il Covid. Il problema, infatti, è che inizialmente si presentano simili. Se noi potremo avere un dato di vaccinazione massiva, saremmo in grado di fare una analisi corretta nel momento in cui una persona arriva con una patologia respiratoria. Ci aiuterebbe, insomma, a gestire meglio il Covid.

Sul fronte delle cure sono stati fatti passi avanti importanti?

In termini di nuovi farmaci a brevissimo, no. I farmaci che avevamo, e cioè un trattamento con ossigeno, cortisone ed eparina, sono terapie che hanno mostrato la loro efficacia. Ma è in atto una serrata ricerca di farmaci, c’è un forte impegno in questo senso, per cui ritengo che a breve ne avremo a disposizione.

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