SEGRE, PREDAPPIO/ Il problema non è l’odio, ma il “noi” che il 68 ha distrutto

- Gianfranco Lauretano

Le recenti vicende che ruotano intorno alla senatrice Liliana Segre dovrebbero indurre ad una riflessione più radicale sul “noi” che non c’è più

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Auschwitz (LaPresse)

Le recenti vicende che ruotano intorno alla senatrice a vita Liliana Segre, alla commissione contro l’odio da lei propugnata e approvata con l’astensione del centrodestra e tutta la ridda di reazioni, chiariscono in controluce la situazione educativa in cui ci troviamo in Italia e forse in occidente. Due sono gli elementi essenziali che emergono.

In primo luogo l’annullamento delle differenze culturali, la globalizzazione, il mantra dell’abbattimento delle frontiere, la scelta di non indicare una preferenza di storia, tradizione, valori. La cultura dei porti aperti nasconde questo e persino nello statuto della Commissione parlamentare Segre si adombra il sospetto che chi dice “prima gli italiani” possa essere tacciato di razzismo. Da qui la conseguenza: perché, cominciano a chiedersi molti – giovani compresi – dovremmo fare memoria solo dell’olocausto degli ebrei? La storia recente è piena di olocausti: gli armeni sterminati dai turchi, i russi autosterminatisi durante il regime comunista… ce n’è anche alcuni in corso: l’olocausto degli yemeniti, dei siriani, dei palestinesi, tanto per ricordarne alcuni. Perché solo la Shoah? È questa l’obiezione fatta in questi giorni, ad esempio, dal sindaco di Predappio, che ha negato un contributo a due studenti per recarsi in visita ai campi di concentramento: perché solo quelli?

L’obiezione in realtà è una stupidaggine: è ovvio che è impossibile istituire una giornata della memoria per ogni sterminio, e che quella in vigore per la Shoah ha una giustificazione molto semplice: quello sterminio l’abbiamo fatto noi. Noi abbiamo fatto le leggi razziali, noi abbiamo deportato gli ebrei durante il fascismo, noi siamo stati un popolo che ha accettato l’antisemitismo di Stato. Noi italiani, e non da soli. Questa è la ragione per fare memoria e per stare in guardia a che non si ripeta.

Ma è proprio questo “noi” che abbiamo annullato, azzerando ogni importanza storica e ogni distinzione. Se tutto è uguale – tradizione, storia, valori, etnia, religione, oggi perfino sesso e forme familiari – perché dovremmo soffrire di più l’antisemitismo che ogni altra forma di razzismo?

Che poi, detto di passaggio, il testo istitutivo della Commissione qualche distinzione la fa, facendo venire il sospetto che la signora Segre sia stata strumento inconsapevole di una trappola occulta di tipo politico: per esempio, vi si cita esplicitamente l’antisemitismo, l’islamofobia, l’antigitanismo, e va bene; ma chissà perché non c’è nessuna citazione della forma di razzismo e persecuzione che ha generato nell’ultimo secolo lo sterminio maggiore e le forme di persecuzione più estese, cioè la cristianofobia.

Proprio a proposito del web, richiamato dal testo in primo piano come strumento di crescente “hate speech” e “cyberbullismo”, cosa avrebbe fatto la Commissione per i tantissimi siti di incitamento all’odio ai cristiani, al loro Dio, alla loro Chiesa, per i profili Facebook dedicati alla bestemmia (basta digitare la parola per informarsi) per l’enorme attività blasfema e dissacratoria anticristiana? Io sono convinto, come qualcuno ha affermato, che gli italiani non siano antisemiti; semplicemente non interessa loro degli ebrei e della Shoah più di altre religioni, storie e stermini, perché semplicemente non interessa neppure della loro; il sottile ed egualitario processo di livellamento educativo ha funzionato.

Ugualmente il secondo effetto di decenni di educazione è giunto alla sua maturazione: la distruzione di ogni autorità e tradizione provenienti dal passato. Il processo imperniato sull’anno simbolico del ’68, che continua tuttora però, ha espiantato ogni autorevolezza: padri e insegnanti in primo luogo. È stato fatto con ogni mezzo possibile, soprattutto con i più accattivanti: cinema, tivù, musica, e oggi social. Si può approfittare del discorso per rammentare la scomparsa proprio in questi giorni di Omero Antonutti, il “padre padrone” del film omonimo; o ricordare quello che urlavano i Pink Floyd nella canzone “The wall”: “Noi non abbiamo bisogno di istruzione/ Non abbiamo bisogno di controllo sul pensiero/ Di oscuro sarcasmo in classe/ Insegnanti, lasciate stare i ragazzi/ Ehi, maestro, lascia stare soli i ragazzi! (Hey, teacher, leave them kids alone)”. La trasmissione di memoria e valori è ormai solo mettere un altro mattone nel muro. 

Sotto la mannaia della distruzione dell’autorevolezza sono cadute via via altre figure di educatori, più moderni: conduttori di talk-show, giornalisti, intellettuali, politici più di tutto. Si è prodotta così, non solo in Italia, una gioventù perennemente ribelle, recalcitrante alla trasmissione di valori, supportata nella sua ignoranza e trasgressione da permissivismo e addirittura solidarietà della mentalità comune. Ed ora come si fa a insegnare loro l’antisemitismo?

Il sospetto è che più queste cose vengono propugnate a scuola, sui giornali, nei dibattiti televisivi, più schifano chi le ascolta. La vicenda Segre, è indubbio, è inserita in una campagna generale di tipo politico, ma c’è addirittura il rischio che chi la guida ottenga l’effetto opposto, dopo decenni di denigrazione di ogni forma educativa basata sul nostro passato. Più si grida al lupo fascista, più si ottiene indifferenza se non addirittura simpatia per l’orrore fascista; più si dà notizia e pubblicità agli idioti haters da web, più si procurano loro imitatori e ammiratori; più si stigmatizza l’antisemitismo e più si smuove l’indifferenza per l’argomento ma nella direzione sbagliata.

Per educare qualcuno alla democrazia, al bene invece che all’odio, alla tolleranza e all’accoglienza, bisognerebbe avere innanzitutto qualcuno capace di farlo e la convinzione di prendere gli anticorpi da un passato che è il racconto di una storia, la nostra, di progressiva libertà e democrazia. Ma è proprio a tutto questo che abbiamo scavato la fossa.

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