“Sei morto, scavati la fossa”/ Catania: abusivi minacciano operatore sociale

- Alessandro Nidi

Catania, abusivi occupano casa e minacciano di morte l’operatore sociale e la fondazione solidale per cui lavora: “A fuoco con tutta la macchina!”

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(Storie Italiane, 2021)

Da Catania giunge la notizia di un’altra casa occupata da una famiglia di abusivi: a raccontare la vicenda è stata la trasmissione “Storie Italiane”, in onda dal lunedì al venerdì su Rai Uno e condotta da Eleonora Daniele. L’inviato del programma, Edoardo Lucarelli, ha asserito: “Siamo in via Casagrandi a Catania, la situazione è rovente. L’alloggio è stato assegnato alla famiglia dalla fondazione solidale ‘Èbbene’, qui rappresentata da Claudia Pasqualino, che si occupa di reinserire nel sociale famiglie in momenti difficili, mediante un percorso che contempla anche l’assegnazione di un immobile”.

Successivamente, è stato trasmesso un messaggio audio rivolto a un operatore della fondazione: “Ti sto facendo la denuncia, a tutti e tre ve la faccio, così siete a processo tutti e tre. Non ti fare vedere per strada, tu e gli altri, siete tutti morti. A te ti prendo a fuoco con la macchina, qualcun altro lo metto a fuoco. Appena loro mi tagliano la luce, io chiamo i carabinieri e dico che anche voi là dove eravamo avete la luce abusiva. Stai attento e fammi rimettere la luce. E, su Messenger: “Ciao, sei un morto che cammina, ti puoi scavare la fossa”.

CATANIA, ABUSIVI MINACCIANO DI MORTE. LA FONDAZIONE SOLIDALE: “HANNO RESTITUITO LE CHIAVI, MA HANNO CAMBIATO LA SERRATURA”

Da quel momento, come ha chiarito la responsabile del sodalizio intervenuta a “Storie Italiane”, ha sottolineato che sono state ricevute ulteriori minacce da parte di questo nucleo familiare e sono state tagliate le gomme alla macchina dell’operatore. “Noi la famiglia la conosciamo, perché viveva su strada e l’abbiamo aiutata – ha detto la donna –. È composta da 6 componenti, 4 dei quali ospitati in un alloggio di transizione e altri due in un altro appartamento. Volevamo condurli a un’autonomia socio-educativa. Percepivano anche il Reddito di Cittadinanza dopo il nostro intervento”.

Poi, a giugno “la famiglia non si è uniformata alle logiche del progetto, è rimasta in una logica assistenzialistica, cosa che noi non facciamo. Al nostro ennesimo tentativo di fare comprendere loro il nostro percorso, abbiamo subìto delle minacce. Hanno restituito le chiavi, ma hanno cambiato la serratura e si sono impossessati dell’appartamento. Ora aspettiamo che un giudice si pronunci”.





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