Serena Mollicone, mistero intercettazioni/ Carabinieri indagati scoprirono cimici

- Silvana Palazzo

Omicidio Serena Mollicone, il mistero delle intercettazioni: carabinieri indagati scoprirono cimici nelle loro auto. Lo conferma il luogotenente Massimo Polletta in aula

Serena Mollicone
Serena Mollicone

L’omicidio di Serena Mollicone è ancora un mistero, ma questa vicenda ne comprende diversi che se risolti possono fare definitiva chiarezza sulla morte della ragazza, ritrovata senza vita ad Arce nel giungo di venti anni fa. Oltre al giallo degli organi spariti, c’è quello delle intercettazioni. I carabinieri indagati per l’omicidio quasi subito scoprirono che sulle loro auto erano state installate dai colleghi delle cimici per intercettazioni ambientali. Lo ha raccontato nella mattinata di oggi il luogotenente Massimo Polletta, intervenuto davanti alla Corte d’assise di Cassino dove si tiene il processo sull’omicidio della ragazza, come evidenziato dal Messaggero.

Rispondendo alle domande dei pm Beatrice Siravo e Maria Carmen Fusco, Polletta ha ricostruito le indagini condotte nel 2016 con la Compagnia dei carabinieri di Pontecorvo. Il luogotenente ha riferito che gli indagati – ex comandante carabinieri di Arce Franco Mottola, il figlio Marco, la moglie Anna Maria, il luogotenente Vincenzo Quatrale e l’appuntato Francesco Suprano accusato di favoreggiamento – vennero sottoposti a intercettazioni per un anno circa, ma emersero diversi problemi durante gli accertamenti.

SERENA MOLLICONE, COME MOTTOLA SCOPRÌ MICROSPIE

Nell’auto del luogotenente Vincenzo Quatrale, ad esempio, venne installata una cimice, ma venne trovata quattro giorni dopo mentre l’indagata si trovava nel piazzale antistante l’ex caserma dei carabinieri di Cassino. Quindi, la microspia dopo due settimane fu disattivata. Ma singolare è anche quanto accaduto al maresciallo Franco Mottola, perché il luogotenente Massimo Polletta ha raccontato che quando erano a Teano, pensarono di installare una cimice nella sua auto con l’escamotage di invitarlo in caserma. «Ma improvvisamente Mottola uscì dalla caserma e colse sul fatto i colleghi e i tecnici che stavano montando la microspia». Le intercettazioni si rivelarono inutili: «Stava sempre chiuso in casa e aveva pochi contatti».

Invece nella scorsa udienza c’è stata la testimonianza di Rosa Mirarchi, ex donna delle pulizie della stazione dei carabinieri di Arce, la quale ha raccontato particolari della sua attività, ma anche la presenza di una ragazza e un tonfo sentito dall’alloggio dei Mottola, oltre all’incontro col maresciallo sulle scale, senza però collegare gli eventi al giorno.





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