Serie A/ Basta un punto a far la differenza tra la “Nona” e l'”Incompiuta”

- Alfredo Mariotti

La Serie A conclude un campionato forse troppo lungo, pieno di incognite e paure. E si deve già affrontare il problema di una vera ripartenza, ne parla ALFREDO MARIOTTI

Conte Inter
(Foto LaPresse)

Tanto ne abbiamo parlato che, finalmente, il lungo, inutile e stranamente pesante campionato di calcio di Serie A 2019/2020 è arrivato alla fine. Permane in me l’idea che andasse sospeso o concluso con i playoff fra le prime otto in giugno. Capisco che avrebbe limitato, forse, gli introiti televisivi, ma anche dato maggiore adrenalina ai tifosi. Fra l’altro non si accenna a rimborsi per abbonati a stadi e parcheggi; nè soldi di ritorno, nè voucher? Si sperimenteranno partite con nuclei limitati di tifosi o si continuerà con partite “videogiocate” che presentano come grande divertimento il sentire le urla degli allenatori e bestemmie, parolacce e altro dei panchinari?

Siamo in un Paese strano. Lo stato di emergenza, che sicuramente può servire per affrettare decisioni, viene però mantenuto fino al giorno di fine elezioni. Si è ritenuto di evitare campagne elettorali e comizi?

Non si hanno ancora date precise per ripartire con fiere – quelle vere non la sagra del maialino o dell’albero della cuccagna – ma sono aperti, io ritengo correttamente, i centri commerciali e anche i “ballifici”. Si vuole comprendere che le Fiere, quelle con la effe maiuscola, permettono alle aziende di presentare i propri prodotti ai mercati? Altrimenti perché stanno a produrre? Oppure si pensa che un centro di lavoro, per esempio, possa essere presentato con un “cinemino” via web? C’è già il calcio che per televisione non ha quell’attrattiva che si prova allo stadio, manca l’orlo dei tifosi. Nell’ultima giornata di questo povero campionato, non erano passati dieci minuti e già le favorite erano in vantaggio. Clamoroso quello dei Bauscia sulla Dea al primo minuto, poi Napoli in vantaggio sulla Lazio, Gobbi sulla Maggica e un’autorete cagliaritana per dare gloria ai Casciavit.

Splendida la prima mezz’ora dell’Inter, dominio a tutto campo e raddoppio di Young. L’Atalanta si era posizionata con una sorpresa in campo. Il Papu stanzionava a destra e Pasalic a sinistra. Gasperini penso sperasse nella possibilità per Gomez di entrare più facilmente nell’area milanese, non essendo Young un grande difensore. L’idea ha avvantaggiato la Beneamata perché il Papu non è per niente un difensore e così l’esterno interista è andato a segno. Subito la Dea ha invertito la posizione fra i suddetti giocatori. Intanto la Lazio, con il solito Immobile, ha chiuso il primo tempo in pareggio, la Roma ha invece meritato il vantaggio anche se, giusto precisarlo, la Juve non ha certo mandato in campo la squadra titolare. Nella ripresa i giallorossi non hanno fatto vedere palla ai bianconeri. Contemporaneamente una sassata di Ibra ha distrutto ogni velleità di Zenga, poi a rischio concreto di goleada. Mi immagino la felicità di Conte a fine primo tempo: ha dato lezione di tattica e gioco a Gasperini. Di solito gli riesce solo per una parte di gara, vediamo stavolta. I bergheimer, invece, sono abituati a recuperi eccezionali, sarà così? Bisognerà vedere se il centrocampo interista riuscirà a mantenere la velocità di palleggio o se comincerà a subire il pressing bergamasco.

Brozovic davanti alla difesa forma una diga insuperabile. Nel frattempo il Napoli, che gioca meglio, passa in vantaggio sulla Lazio con un calcio di rigore. Caldo terribile e corsa relativa su tutti i campi. A Bergamo l’Inter non molla. Così, giochicchiando, si tira una riga su questo insieme di partite, soprannominato campionato. La Juve vince con un solo punto di vantaggio sull’Inter, però è sufficiente per suonare la nona da parte dei Gobbi, e dell’incompiuta per i Bauscia.

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