SFOOTING/ Calciomercato, nuove formule di scambio tra ciorba e pannenkoeken

- Comic Astri

È tempo di Europei e di calciomercato. Stanno prendendo piede nuove formule di scambio fra calciatori: dal champion sharing al rapimento con riscatto

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Mino Raiola

Amici lettori, bentornati. Pensierino della settimana: non trovate bizzarro entrare in “zona bianca” proprio alla vigilia di abbronzature? E a suffragare la nostra ipotesi, le parole del presidente Biden: “… oggi la minaccia più letale per il paese non è il terrorismo, neppure al Qaeda: i suprematisti bianchi sono oggi la principale minaccia”. Allora, la domanda è d’uopo: cos’è tutto ‘sto fastidioso bianco in giro? Zona bianca, monte Bianco, notte bianca, bianco Natale… ma diamoci una bella riverniciata. Ovviamente, di altro colore.

Ma per non andare in bianco, cioè per cercare di non annoiarvi, e contribuire a portare un po’ di nuance nelle vostre tristi e monotone giornate assai sbiadite (peggio: bianche!), proviamo a propinarvi arlecchineschi argomenti.

Converrete con noi che è il calciomercato a farla da padrone. In fondo, a ben pensarci, anche gli itineranti Europei di calcio sono stati pensati per permettere agli addetti ai lavori di ritrovarsi in luoghi suggestivi e ricchi di fascino (oggi a Roma, domani a Baku, dopodomani a Londra…) a discutere di passaggi di giocatori da qui a là, e da lì a chissà; e cosa c’è di meglio, quando si tratta di portare avanti una trattativa difficile, rileggere i dettagli di un contratto oppure chiudere un affare in bellezza, che suggellare l’occasione nel luogo più adatto all’importanza dell’evento: il ristorante? Cosa c’è di meglio di un gentleman agreement all’insegna di una gustosissima ciorba di fagioli (carne di maiale affumicata alla rumena con cipolla rossa), o di un intrigante corat qutabi (impasto azero, farcito con ripieno di carne di cammello), o ancora di un’abbondante porzione di pannenkoeken (dolce tipico olandese, simile alle frittelle, da gustarsi con salsa di mele)?

Ma se la creatività a tavola sembra scatenarsi senza soluzione di continuità, non da meno sembrano prendere piede (trattandosi di calcio, che altro?) nuove formule di scambio pedatorio, che nelle prossime settimane scateneranno le fantasie di noi tifosi da salotto. Perché il mero acquisto, o il prestito semplice, muovono poco il bilancio di una società, che invece dev’essere sempre più creativo.

Cir sharing. Escogitata da Claudio Lotito, è la cosiddetta condivisione dell’Immobile. Di cosa si tratta? Aiutiamoci con un esempio. Poniamo che una squadra neopromossa, facciamo la Salernitana, metta gli occhi su Ciro Immobile, il bomber della Lazio, del quale non è difficile immaginare non possa permettersi né l’acquisto né tantomeno l’ingaggio. Ma con la formula del Cir sharing, il presidente della Salernitana potrebbe proporre al pari ruolo degli aquilotti romani di “condividere” il centravanti. Certo, se il presidente della Salernitana e quello della Lazio trovassero un accordo, beh, in quel caso, ma solo in quel caso (abbastanza improbabile), l’affare potrebbe dirsi pressoché concluso. Come dite? Che non è così improbabile? Che tra i due presidenti si nota una certa qual somiglianza, anche somatica? A volte, la realtà supera in smagliante dribbling la fantasia…

Superbonus 110%. Una possibilità che ha ottime possibilità di divenire norma usuale, qualora trovi il benestare da parte dei dirigenti di Fifa e Uefa. Il meccanismo è ricavato dalla recente norma istituita per rendere più sicure ed efficienti le nostre abitazioni. Funziona così: quando il massimo dirigente di una società di calcio volesse ristrutturare la propria squadra, cambiandole letteralmente faccia (pardon facciata), acquistando contemporaneamente Messi, CR7 e Lukaku, andrebbe incontro a una spesa quantificabile intorno ai 700 milioni. Mentre con la formula del superbonus, non solo l’ammontare delle spese verrebbe azzerato, previa richiesta di cessione del credito a Uefa e Fifa (con adeguata documentazione che attesti di essere una società calcistica con quei determinati requisiti utili a entrare nel novero delle aventi diritto), ma si porrebbe nelle condizioni di incassare un introito del 10% sul costo finale dell’operazione. Le informazioni in nostro possesso indicano come il presidente della Fifa, Infantino, abbia espresso forte scetticismo sulla fattibilità di un superbonus calcistico, mentre il presidente dell’Uefa, Ceferin, si sarebbe detto disponibile al confronto, ponendo come conditio sine qua non un’abiura ufficiale, scritta e controfirmata, della tanto odiata SuperLeague.

Rent to buy. Un meccanismo di facile intuizione e di semplice applicazione, che pone il procuratore nelle condizioni di consegnare direttamente il proprio assistito al presidente della società interessata, e perciò disposta a pagare un canone d’affitto, a condizione di poter decidere, dopo un periodo di tempo prestabilito, se acquistare o meno l’intero cartellino del giocatore. La facoltà di acquisto non è vincolata all’uso della prestazione pedatoria (ma se si dovesse trattare con Mino Raiola, si consiglia di leggere scrupolosamente le condizioni contrattuali, soprattutto quelle scritte in caratteri microscopici), e comporta la sottrazione dal prezzo d’acquisto di una parte dei canoni già pagati. Perciò, una volta individuato il giocatore, verrà stabilito il versamento di una caparra, per un importo normalmente basso. Concluso il periodo ‘transitorio’, le rate verranno detratte in tutto o in parte (se si dovesse trattare con Mino Raiola, è altamente probabile che non vengano detratte affatto) dal prezzo di vendita fissato inizialmente.

Rapimento con riscatto. Considerato che il prestito con diritto o con obbligo di riscatto sono formule ormai desuete, procuratori e società battono piste diverse. Questa modalità di acquisto prevede che, qualora un giocatore, in scadenza di contratto, venga avvicinato da un’altra squadra, il proprio procuratore possa far scattare la clausola di “rapito”, vale a dire di affascinato dal progetto che la nuova società gli ha posto in essere. In questa particolare condizione (vale a dire, quando un calciatore, stregato da un disegno più ambizioso e forte anche di prospettate condizioni economiche molto più vantaggiose), la società uscente e quella entrante hanno l’obbligo di fissare un prezzo equo di cessione di attività pedatoria, che nel gergo calcistico viene appunto chiamata “riscatto”.

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