SFOOTING/ L’equitazione senza cavallo ha uno zoccolo duro di appassionati

- Comic Astri

In Finlandia si sono svolti i Mondiali di una disciplina sempre più popolare: l’Hobby Horse. Che può far galoppare la mania degli “sport senza”

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Una giovanissima praticante di Hobby Horse

Avete mai giocato a pallanuoto senza l’acqua nella vasca? Avete mai sottoposto le vostre nobili terga a una gara di motocross senza poterle appoggiare né sulla targa (improbabile comunque) né tantomeno sul sellino? Vi siete mai lanciati in uno spericolato nonché acrobatico salto da un ponte facendo a meno della corda elastica del bungee jumping? Se avete risposto con tre “Sì” al nostro “Testino pigro”, allora siete degli inguaribili guasconi e millantatori, perché mai nessuno potrebbe essere qui a raccontare di aver fatto bungee jumping senza la corda. Se avete invece risposto con due “Sì”, significa che siete i tipi giusti per dedicarvi all’Hobby Horse. Mai sentito? State a sentire!

La notizia arriva dalla Finlandia, che secondo le classifiche mondiali del World Happiness Index è il Paese più felice del mondo. E una delle ragioni di questo lieto, ilare e spensierato record risiede proprio nell’Hobby Horse, cioè l’equitazione… senza cavallo. E non si pensi a fare della facile ironia, non foss’altro che per rispetto del ministero degli Esteri finnico, il quale, bontà sua, ha realizzato un sito all’interno del quale una serie di tutorial spiegano regole e movimenti di questa disciplina. E nel paesino di Seinajoki, nella regione di Lan (cioè nella parte centrale della Fin-Lan-Dia) ben 2.500 persone (possiamo definirlo lo zoccolo duro degli appassionati?) hanno assistito alla finale mondiale (l’ottava edizione, mannaggia a noi che ci siamo persi le altre sette…) di questa specialità, nata dieci anni fa e cresciuta rapidamente.

Nell’Hobby Horse i concorrenti cavalcano cavalli giocattolo e si cimentano in diverse discipline equestri, tra cui il salto degli ostacoli e il dressage. Gli Hobbit (si chiameranno così i praticanti dell’Hobby Horse?) sono in gran parte ragazze di età compresa tra i 10 e i 18 anni e la stragrande maggioranza dei cavalli sono creazioni colorate fatte in casa: un bastone, un po’ di tessuto, un gomitolo di lana per la criniera, una certa quantità di ovatta per l’imbottitura, un pezzetto di pelle finta e qualche anello di metallo per le briglie e… se on tehty! (in finlandese: il gioco è fatto!). Certo, aver seguito in tv Art Attack, del mitico Giovanni “colla vvvinilica” Mucciaccia avrebbe aiutato, e non è detto che il programma targato Disney non sia arrivato su su fino alla Scandinavia. Sia come sia, altre curiosità non mancano di certo: Mucciaccia conosce il finlandese? Ma soprattutto: l’Hobby Horse può tenere a battesimo l’era degli “sport senza”, che finora erano solo appannaggio del canottaggio (qui siamo in voga di rime)? Chi può dirlo!

Quel che è possibile è l’effetto-replica che discipline così particolari possono scatenare. E per parte nostra, siamo già in grado di suggerirvi qualche esempio.

Calcio senza porte. E’ l’esaltazione del gioco perfetto e non finalizzato al punteggio, dove sostanzialmente domina l’estetica: il triangolo è solo euclideo, il palleggio viene utilizzato come il cazzeggio al bar, il portiere finalmente potrà andare a farfalle senza l’assillo dei suoi difensori; sarà convocato e investito di un nuovo ruolo, potrà distribuire la posta, ricevere i pacchi, curare il verde del campo da gioco, sedare liti tra gli spettatori… Un’evoluzione del vecchio e obsoleto “football” che segnerebbe, tra l’altro, l’abolizione del catenaccio, l’inutilità dei tempi supplementari e dell’ingiusta lotteria dei rigori, nonché la morte delle manfrine e dei “biscotti”.

Lancio del giavellotto “en plain air”. Con gli spettatori che potrebbero disporsi a bordo pista, mentre la pedana sarebbe felicemente invasa da centinaia di gioviali lanciatori pronti a scagliare il loro attrezzo contemporaneamente, seguendo però traiettorie e gittate diverse. Uno sport che finalmente renderebbe protagonista lo spettatore, non più relegato a mero estimatore di prestazioni altrui, ma protagonista di fughe, immaginiamo a zig-zag, utili a evitare di essere inforcati. Un dinamico e atletico “modello Pamplona” da stadio. E i tori magari a farsi i fatti loro sugli spalti.

Pedalò su ghiaccio. Inventato da un bagnino di Rimini emigrato in Groenlandia, propone la tipica imbarcazione romagnola rivisitata, con una dotazione di speciali lame frangi-calotta polare, applicate al posto delle classiche pale. Sport di fatica e resistenza, da praticare gareggiando da soli, in coppia o a quattro (come il bob). Ci immaginiamo già il premio al vincitore: una meravigliosa coppa riempita di… granita (a quelle latitudini il ghiaccio non manca di certo!). Il gusto della granita sarà sportivamente scelto dal vincitore e al mix dovranno unirsi anche il secondo e il terzo classificato. Roba da brividi!

Tennis con la rete di pallavolo. Un gioco affatto inventato, bensì scoperto anni fa durante una spedizione nel cuore dell’Africa; si racconta che venga praticato da alcune tribù dei watussi, gli unici in grado di schiacciare da quell’altezza senza staccare mai i piedi per terra.

Pallavolo con la rete del tennis. Un gioco affatto inventato, bensì scoperto anni fa durante una spedizione nel cuore dell’Africa; si racconta che venga praticato da alcune tribù di pigmei, gli unici costretti a saltare per poter effettuare una schiacciata.

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