SFOOTING/“Toshiro Mifuniculì Mifuniculà”, il festival del film nippoletano

- Comic Astri

Grande successo per il XX Festival del cinema italiano in Giappone. Ora i giapponesi vorrebbero sdebitarsi. Così nel 2021 vedremo “Ccà Nissàn è fesso!”

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Antico libro giapponese (LaPresse)

Anche quest’anno, e siamo all’edizione numero 20, nel Paese del Sol Levante si è aperto il Festival del cinema italiano in Giappone, organizzato dagli Istituti italiani di cultura di Tokyo e Osaka, dall’Asahi Shimbun, che è un gruppo mediatico nipponico asahi importante, e dall’Istituto Luce-Cinecittà. Immaginiamo l’attesa fremente per questo evento di portata planetaria, cari lettori appantofolati nonché avidi di notizie: siamo qui per profondervi cultura cinematografica, e non vi deluderemo.

A inaugurare il festival, ben tre eventi in contemporanea. Il primo ha visto protagonista una delle nostre star più amate, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in collegamento da remoto (“Coi verbi me la cavo egregiamente” avrebbe detto prima della diretta, “non sono mica Luca Zaia”) con il viceministro nipponico Kazuyuki Nakane. Agli astanti il nostro Giggino – da vero globetrotter qual è – ha familiarmente rivolto un saluto cerimonioso e colloquiale: “Cari colleghi, cari giappo e caro viceministro… KomeKazusikiama, permettetemi innanzitutto di rendere omaggio al vostro presentatore tv più famoso e professionale, il grande Nippo Baudo…”. Nella sua prolusione, poi, Di Maio non ha potuto non citare il regista Dino Risi, che – riportiamo testualmente – “come tutti noi sappiamo ha regalato al cinema italiano titoli indimenticabili, perché tanti sono stati i campi di Risi: Arborio, Carnaroli, Vialone Nano, Venere, fino al Parboiled e al sushi”. A seguire, una grossa grassa risata del nostro.

In contemporanea, promossa con il patrocinio dell’Anef (Associazione italiana esercenti funiviari), si è tenuto un interessante workshop dal titolo “L’ira Mifunesta-Omaggio a Toshiro Mifune, l’eroe che ha portato il cinema giapponese in cima al mondo”.

Infine, a Beppu, città della prefettura di Ōita situata in un’ampia e profonda baia sulla costa nordorientale dell’isola di Kyūshū, si è svolto un evento sul tema “Diamo un bel calcio in avanti al cinema giapponese”, a cui sono stati invitati online alcuni Beppu nostrani assai noti: Beppu Baresi, e poi Bergomi, Furino e Savoldi. Mancava un solo Beppu, il nostro premier Conte.

Insomma, l’Italia è viva e lotta con noi, e il Festival del cinema italiano ne è un esempio lampante. In questi due decenni la rassegna ha sempre più conquistato i giapponesi, che, quasi per sdebitarsi, hanno ora intenzione di promuovere una serie di iniziative nel nostro paese. Già nel 2021, infatti, in quel di Napoli sarà tenuta a battesimo un’originalissima e inedita rassegna di film nippoletani (neologismo coniato a fusione di due culture così importanti, con attori in parte-nopei e in parte giapponesi) dal titolo: “Toshiro Mifuniculì Mifuniculà”. E un tris di capolavori tra quelli già selezionati siamo in grado di svelarveli sin d’ora.

Ccà Nissàn è fesso! Commedia nippoletana per eccellenza, da cui ci si attende gran divertimento; sullo sfondo di una singolare e animata autorimessa del quartiere Vomero, strani personaggi daranno vita a una storia che – ne siamo certi – sushiterà risate e commozione.

Tu Sony, io Nintendo. Gradevole nei toni, ma ricca di contenuti, è una pellicola sull’integrazione che colpirà gli spettatori più sensibili. La trama è presto detta: cultore del tamburo giapponese a due facce, la più antica forma di musica classica in Giappone, Makedita Dighisa, giovane percussionista di kakko (che è il nome dello strumento a percussione), viene ospitato presso una famiglia di pizzaioli di Mergellina non udenti. La faticosa amicizia che nascerà tra le pieghe di una quattro stagioni e le increspature di un gagaku (che non è un piatto della cucina giapponese, ma un tipo di musica dove il kakko la fa da padrone) sarà per sempre.

AmMazda, ma è ora di farti Seiko! Western ambientato in un futuro apocalittico e distopico, ma molto simile ai Quartieri Spagnoli, tragico fulcro della criminalità organizzata. Citizen Seiko, un cavaliere solitario dagli occhi a mandorla (il grande Timiro Tistendo, in una delle sue interpretazioni più convincenti), accecato da una tanto inestinguibile quanto molto puntuale sete di vendetta, si aggira, a bordo della sua Mazda 125, due ruote potente e agile, per le strette e deserte vie di una borgata perennemente in preda al terrore. Solo l’amore per Cira, una ragazza del popolo, potrà salvarlo dalla furia distruttrice che lo pervade.

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