“Sgombero palestinesi a Gerusalemme? No a violenza”/ Patriarca, “Inutile escalation”

- Raffaele Graziano Flore

“Sgombero delle famiglie palestinesi a Gerusalemme est? Inutile escalation”. Il Patriarca Pierluigi Pizzaballa: “Tanta violenza da ambo le parti, ma nessuna soluzione: sono crisi cicliche”

Sgombero e demolizione di alcune case palestinesi a Gerusalemme
Sgombero e demolizione di alcune case palestinesi a Gerusalemme (Web, 2021)

Lo sgombero forzato di alcune famiglie palestinesi nella zona est di Gerusalemme? L’innesco di una nuova e inutile escalation: a dirlo al portale ‘Oasis’ è nelle ultime ore Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, sede metropolitana senza suffraganee della Chiesa cattolica, che ha spiegato pure come l’intervento delle forze di sicurezza israeliane nella moschea di al-Aqsa sia il frutto di interessi convergenti che fanno comodo al Governo di Tel Aviv. “All’interno dell’Autorità palestinese, Hamas vuole diventare il paladino della resistenza. E anche alla destra israeliana fa comodo questa escalation” ha detto il 56enne patriarca e biblista originario di Cologno al Serio in merito allo sgombero coatto nel quartiere di Sheikh Jarrah. “Non voglio pensare che tutto questo sia stato intenzionale, ma la tensione ricompatta il fronte politico israeliano e dunque cambia le carte in tavola”.

Nel suo intervento su Oasis, Pizzaballa ritiene che nei fatti degli ultimi giorni ci sia anche una dose di casualità ma ricordando anche che si trattava comunque di una situazione che si trascinava oramai da un sacco di tempo e che prima o poi sarebbe riesplosa: “L’offensiva di terra a Gaza degli israeliani? Non mi aspetto nulla (…) non mi pare che queste operazioni abbiano prodotto risultati positivi: ci saranno altri morti, violenze, accuse reciproche… ma nessun sostanziale cambiamento tra i due fronti, purtroppo” aggiunge con amarezza il Patriarca ribadendo che l’imposizione con la forza non produrrà certo soluzioni. “Sono scelte dettate dalle rispettive agende politiche che, come sempre, hanno il respiro corto”. A precisa domanda se il rinvio delle elezioni palestinesi poco prima delle nuove espulsioni forzate da Sheikh Jarrah, Pizzaballa risponde che quella decisione ha pesato molto nell’attuale escalation, legittimando così il ruolo di Hamas come “portavoce” di quel popolo.

PATRIARCA PIZZABALLA, “GERUSALEMME? VIOLENZA NON E’ LA SOLUZIONE”

Invece sulle crisi che ciclicamente si succedono in Terra Santa da tanti anni, il Patriarca ha un’idea precisa: “Userei l’idea dei corsi e ricorsi storici di Vico. Come in una spirale, ci sono eventi che continuamente ritornano anche se naturalmente ogni volta si aggiunge qualche elemento di novità” spiega, aggiungendo che si tratta di crisi periodiche come l’ultima del 2014. “Hamas non mobilita come qualche anno fa, anche se gli ultimi eventi hanno ridato slancio, ma non ha lo stesso credito che aveva 10-15 anni fa” aggiunge Pizzaballa, secondo cui a Gaza c’è un vento nuovo e una volontà di cambiamento. Passando da un estremismo all’altro, il Patriarca tira in ballo anche la destra israeliana e la sua crescita: “È un fenomeno radicato. Una destra non solo politica, ma religiosa, rende tutto più complicato, perché quando la politica si mischia con la religione è più difficile arrivare a un compromesso”.

Nel corso dell’intervista poi il focus va anche alla situazione dei cristiani e del modo in cui stanno vivendo questo momento: “Loro non sono un popolo a parte. I cristiani arabi sono arabi e vivono i problemi di tutti. In questo momento a soffrire in modo particolare è la piccola comunità di Gaza (…) Stanno tutti bene ma la tensione è molto alta” ha spiegato il diretto interessato. Parlando dell’ideale della Fratellanza promosso da Papa Francesco come di una “grande sfida” che nel quotidiano va costruita senza grandi gesti, Pizzaballa dice che “occorre invece costruire i legami sul territorio, a partire dalle piccole cose. Ci sono le vie tradizionali, come le nostre scuole per esempio. (…) E poi bisogna cercare di creare occasioni d’incontro con la leadership locale” conclude, accennando anche ai tanti esempi positivi documentati in realtà come Siria e Iraq. “Ma anche qui ci sono, anche se non fanno chiasso, non fanno opinione: in questo momento è il massimo a cui si può arrivare, ma bisogna continuare a farlo per tenere vivo l’ideale e farlo crescere” conclude.

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