Negli USA blocco record delle attività amministrative: stipendi non pagati e aeroporti nel caos. Dem d’accordo col GOP, ma non si fidano di Trump
Negli aeroporti si fa la fila e molti voli sono stati bloccati. Ma non è solo lì che i dipendenti pubblici non ricevono lo stipendio: capita anche ai militari (compresi i dipendenti italiani della basi USA) e agli stessi componenti degli staff di Camera e Senato. Insomma, lo shutdown, la procedura che blocca le attività amministrative quando il Congresso non vara la legge di bilancio, sta avendo forti ripercussioni negli Stati Uniti.
Tutto nasce, osserva Rita Lofano, direttore responsabile dell’AGI, dalla richiesta dei democratici di finanziare le assicurazioni sanitarie e di porre termine ai licenziamenti dei dipendenti federali, condizionando il loro voto al bilancio a questi due punti. In realtà un accordo in questo senso sarebbe stato raggiunto con i repubblicani, ma da parte dem manca fiducia nei confronti di Trump e delle sue intenzioni. Quindi lo scontro continua, con i democratici che, forse anche sulle ali della recente vittoria elettorale, stanno forzando la mano. Le conseguenze pratiche per gli americani, però, sono molto pesanti.
Sussidi alimentari bloccati e aeroporti nel caos. Come si è arrivato allo shutdown più lungo della storia?
L’impatto è forte. Il segretario ai trasporti Shane Duffy ha lanciato l’allarme: se entro l’11 novembre non terminerà lo shutdown sarà caos totale. Già oggi si è arrivati alla riduzione dei voli del 4% e in progressione si arriverà al 10%. Sono tornata lunedì dagli USA e all’aeroporto di Houston c’erano file interminabili, con molte cancellazioni e ritardi. Mai vista una cosa del genere. Molta gente, come i controllori di volo e quelli dei bagagli, sta lavorando senza stipendio e la gente li ringrazia, perché altrimenti la situazione diventerebbe ancora più complicata.
Qual è il nodo politico da sciogliere per sistemare le cose?
I democratici, anche quelli più moderati, vogliono garanzie sui finanziamenti relativi all’assicurazione sanitaria, cari all’Obamacare, e chiedono lo stop ai licenziamenti dei dipendenti federali. C’è una situazione diversa tra i due rami del Congresso: alla Camera c’è lo speaker Mike Johnson, un uomo MAGA al 100%, del quale i democratici non si fidano per niente, mentre il leader repubblicano del Senato è John Thune, che ha garantito il finanziamento dei sussidi per la sanità e lo stop ai licenziamenti. Il problema vero, però, è che i democratici non si fidano di Trump.
Perché?

Anche per motivi personali: all’inizio dello shutdown il presidente USA ha realizzato un video in cui prendeva in giro i leader di minoranza di Camera e Senato, Chuck Schumer e Hakeem Jeffries, rappresentati mentre sfilano davanti a Trump che mette loro un sombrero in testa, mentre dei bambini prendono le caramelle di Halloween. Immagini che i leader democratici hanno trovato offensive.
Ma qual è il vero motivo?
I dem credono a Thune, ma temono che Trump possa far saltare tutto. In agosto c’era stata un’intesa Schumer-Trump sulle nomine da passare al vaglio del Senato. Erano 140. Ma il presidente le ha fatte saltare. Gli è stato rimproverato di aver fatto qualcosa di simile negli shutdown 2018 e 2019, durante il primo mandato. Per finanziare le assicurazioni sanitarie ci vuole una legge, e i democratici temono che arrivati al dunque le promesse non vengano mantenute. Trump, tra l’altro, ha dichiarato che anche la vittoria di Mamdani a New York è dovuta allo shutdown. E si è rifiutato di assecondare una richiesta di incontro da parte dei leader democratici di Camera e Senato. Paradossalmente anche il personale di Camera e Senato risente dello shutdown: in parte non viene pagato.
Che impatto ha avuto tutto questo sull’opinione pubblica?
Un po’ per lo shutdown e un po’ per l’onda lunga della vittoria di Mamdani, il tasso di approvazione di Trump è sceso. Secondo un sondaggio dell’Emerson College, realizzato subito dopo la tornata elettorale, è passato dal 45% al 41%.
Per lo shutdown cosa si può prevedere?
Trump starebbe valutando opzioni che dal punto di vista legislativo potrebbero permettergli di superare l’impasse bypassando il Congresso. Lo shutdown, comunque, sta creando davvero tanti problemi alla gente e per questo credo che neanche ai democratici converrà fare il muro contro muro troppo a lungo.
Nessuno ha mai pensato di cambiare questo meccanismo, visto che ciclicamente crea problemi al Paese?
È un’arma che può essere nelle mani della maggioranza o dell’opposizione. Nancy Pelosi tenne testa a Trump nel primo mandato grazie allo shutdown. Potrebbero mettersi d’accordo e cambiare il meccanismo, anche se ora non riescono a trovare un’intesa neanche per finanziare il governo. Penso che sulla scorta delle vittorie in Virginia e New Jersey (per il governatore) a New York per il sindaco e in California (in un referendum che aumenta i collegi elettorali, nda) i dem stiano cavalcando la situazione. Alla fine, i repubblicani non hanno detto no alle loro richieste, anche se i democratici dicono di non fidarsi di Trump. Non possono certo aggrapparsi ai video su Schumer e Jeffries, perché intanto c’è gente che non viene pagata. Alla fine, un accordo dovranno trovarlo.
(Paolo Rossetti)
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