Sileri “lascio politica, non il M5s. Vado da Zangrillo”/ “Dpcm per addolcire contagi”

- Niccolò Magnani

Viceministro Sanità Piepaolo Sileri annuncia di non volersi ricandidare e di lasciare così la politica dopo il ruolo nel Governo: “basta terrorizzare il Paese. Dpcm per addolcire contagi…”

Sileri, Conte e Fraccaro
Pierpaolo Sileri (viceministro Salute) col Premier Conte e il sottosegretario Fraccaro - LaPresse

Al termine di una giornata mediaticamente “campale” per il viceministro della Salute Sileri – complice il titolo “ambiguo” della sua intervista a Libero Quotidiano, è lo stesso n.2 di Roberto Speranza ad intervenire con una seconda nota pubblica: «Questa mattina è uscito un ampio e documentato articolo sul quotidiano Libero, firmato da Pietro Senaldi. L’assoluta correttezza del testo è stata sviata da un titolo fantasioso (“Lascio M5S e vado a lavorare per Zangrillo”)». Ecco, fin dall’inizio della sua esperienza politica, nel 2018, Sileri sottolinea di aver spiegato «che a fine legislatura sarei tornato al mio lavoro di chirurgo. Quello è il mio mondo. Continuerò a dare il massimo nel mio ruolo attuale, ma nell’aprile del 2023 sarò in sala operatoria al San Raffaele di Milano, nel quale Alberto Zangrillo è primario dell’unità operativa di Anestesia e Rianimazione. Mi sono formato a fatica come chirurgo, amo la ricerca, adoro insegnare e rimango studente dentro convinto che bisogna sempre imparare». Traducendo in parole semplici, Sileri non lascia il Movimento 5 Stelle: «in un certo senso ero 5 Stelle già prima che il Movimento nascesse. Ho sempre preso a testate il mondo e continuerò a farlo anche quando la mia esperienza politica si sarà conclusa».

DPCM E CTS, LA NOTA DI SILERI

Dopo le critiche alle misure del Governo, tanto nell’intervista ad Agorà quanto nella chiacchierata con Libero Quotidiano, il viceministro Pierpaolo Sileri fa uscire un comunicato stampa ufficiale dal Ministero della Salute per spezzare una lancia al proprio stesso esecutivo circa le scelte intraprese nell’ultimo Dpcm. «Oggi la priorità assoluta è fare di tutto per abbassare la curva del contagio. Il Dpcm contiene misure proporzionate all’aumento dei casi sulla base delle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, che a sua volta si è espresso valutando tutti i dati e gli indicatori disponibili»; al netto delle migliorie e degli errori segnalati dallo stesso Sileri nella duplice intervista pubblica, si tratta di provvedimenti quelli presi dal Governo «che impongono sacrifici a molti cittadini, ma non dobbiamo far prevalere la paura: è una fase difficile, ma transitoria. Una volta addolcita la curva, il rigore di queste misure sarà mitigato».

“NON MI RICANDIDO, ANDRÒ DA ZANGRILLO”

«Non mi ricandido, sono un medico e andrò al San Raffaele»: dalle colonne di Libero Quotidiano parla il viceministro della Salute, il professor Pierpaolo Sileri. Medico, oncologo con master a Chicago, è certamente uno dei volti divenuti più noti in questa emergenza Covid-19 per aver avuto sempre la capacità di “metterci la faccia” tanto durante la fase 1 dell’epidemia quanto ora con la seconda ondata autunnale. Spesso in disaccordo con il suo stesso Governo, ma però sopra le righe o con atteggiamenti “ribelli”: ora però Sileri sembra aver preso la decisione di lasciare il Governo (e così anche, inevitabilmente, la carriera politica nel Movimento 5 Stelle) al termine di questa legislatura. «Sono un avulso, il fatto che io sia in Parlamento è la prova del fallimento del sistema Italia. Se nel nostro Paese le cose andassero come dovrebbero, io in questo momento me ne starei in ospedale a togliere i tumori dalla pancia della gente e in università a fare lezione», spiega al direttore Pietro Senaldi il n.1 della Salute. E così dopo aver discusso molte volte le decisioni “allarmiste” del Governo nei mesi precedenti, ora Sileri confida di non voler più continuare la sua “mission” politica: «Non mi ricandiderò. Sono un chirurgo, non butto via 25 anni di sacrifici e professione. Quando mi informarono della nomina di vice-ministro ero in sala operatoria. Fu l’ultimo intervento perché la legge ora mi vieta di usare i bisturi ma io voglio tornare in ospedale». In merito alle ultime scelte del Governo, Sileri prende forte distanza spiegando come non serve creare ancora terrorismo, «stiamo paralizzando il Paese».

SILERI CONTESTA PARTE DEL DPCM

Particolare è poi la “scelta” del luogo dove Sileri proseguirà la sua carriera medica, proprio con quel Alberto Zangrillo protagonista durante l’estate delle critiche lanciate al Governo con quel «Covid clinicamente morto» che oggi viene duramente contestato dai fatti di questa seconda ondata «Il 25 marzo 2023, quando sarà finito tutto questo, mi troverà al San Raffaele di Milano, dove ho vinto un concorso del 2016. Zangrillo? Criticato da chi non ne capisce. Lui è un anestesista». La difesa di Sileri va per Zangrillo ma anche per Bassetti e per tutti gli esperti medici che in più occasioni hanno messo in discussione le scelte del Governo e del Comitato Tecnico Scientifico: «Zangrillo ha usato un’espressione infelice ma molti degli addetti ai lavori hanno capito benissimo che cosa intendesse: che il virus non arrivava più in terapia intensiva. Ora sì, il virus circola, più persone rischiano di andare in terapia intensiva. Ma ci sono differenze. Durante la prima ondata si moriva in casa e il medico arrivava due giorni dopo il decesso. Ora non è più così». Dopo l’uscita dell’ultimo Dpcm, è ancora il viceministro Sileri a lanciare l’ultima “stoccata” nell’intervista questa volta ad Agorà stamane su Rai3: «Io ho sempre pensato che laddove c’è un protocollo e dove il protocollo viene rispettato con rigore e severità il rischio contagio è sicuramente molto basso. Su queste misure io non ero pienamente d’accordo, non sono, a dire il vero, pienamente d’accordo». La curva non si rallenterà molto con il Dpcm, conclude Sileri, «credo che magari, con i dati in loro possesso, gli esperti del Comitato tecnico scientifico abbiano spinto in quella direzione per addolcire la salita della curva epidemica».

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