"Preventive" è una startup californiana che con il sostegno di Sam Altman e Brian Armstrong lavora a un progetto eugenetico: bambini dal Dna modificato
Che cosa rende l’uomo più uomo? La domanda è antica e le illusioni che vi hanno corrisposto sono tante. Non si è più uomini per qualche centimetro in più di altezza, per il colore della pelle o per i bicipiti più sviluppati: non lo si è nemmeno per qualche punto in più di QI o per un certo numero di lingue parlate, diverse da quella materna. Non si è più uomini nemmeno per una laurea in più, magari conseguita in una prestigiosa e costosa università straniera.
La ricerca di una pretesa perfezione costruita unicamente dal basso ha sempre generato tragedie. Tra queste, non possiamo tacere il programma eugenetico della Germania nazista: un esempio che, per quanto possa infastidire i professionisti della nuova ingegneria genetica, resta inevitabile ricordare.
Quella dell’Aktion T4 nazionalsocialista era un’iniziativa mirata a purificare il popolo tedesco dagli individui imperfetti, attraverso la loro eliminazione fisica, fatta passare per un atto di benevolenza. Furono mobilitati cinema e arti per far passare l’idea che si trattava di vite insopportabili e infelici e che cancellarle avrebbe reso giustizia a loro e più accettabile l’esistenza di chi se ne sarebbe dovuto far carico.
I casi pietosi usati per scardinare il valore della vita non sono un caso unico limitato a quel tragico evento. Lo abbiamo rivisto nel caso dell’interruzione volontaria di gravidanza e lo stiamo rivedendo in quello dell’eutanasia.
Ma si è sempre trattato di un processo “in negativo”, un intervento per porre fine a qualcosa o qualcuno. Ora la stessa strategia è applicata, per il momento a livello progettuale, a quel che potrebbe e si vorrebbe che fosse. Il Wall Street Journal in un lungo articolo uscito due giorni fa riferisce che una piccola azienda di San Francisco porta avanti il progetto di produzione di un bambino geneticamente modificato.
Sostenuta dal CEO di OpenAI Sam Altman e da suo “marito”, insieme al cofondatore e CEO di Coinbase Brian Armstrong, la start-up –chiamata Preventive – sta preparando in silenzio quella che potrebbe essere una prima assoluta nella storia della biologia. L’obiettivo dichiarato è creare un bambino nato da un embrione il cui DNA sia stato modificato per prevenire una malattia ereditaria. Quello non dichiarato, riportato da un altro articolo del WSJ uscito nell’agosto di quest’anno, è creare in laboratorio una nuova élite, il cui modello genetico preveda un QI avanzatissimo e una serie di qualità (memoria, attenzione, predisposizione intellettuale) da Alfa Plus.
Il termine, che non è di Preventive, lo riprendiamo direttamente da The Brave New World di Aldous Huxley. Nel suo distopico “mondo nuovo” gli esseri umani vengono prodotti in vitro e preventivamente suddivisi in caste chiuse, dagli Alfa Plus, intelligenti e dominanti, agli Epsilon, molto limitati e destinati ai lavori umili. In questa società artificiale, dove l’affettività è bandita, la stabilità è ottenuta a costo della libertà/a>, della creatività e dell’individualità.
Il progetto di Preventive sembra proprio puntare alla realizzazione di una nuova élite geneticamente predisposta al potere, secondo quella che, nell’articolo di agosto, il WSJ definiva “l’ossessione della Silicon Valley per i bambini dal QI elevato”. Lo sviluppo delle doti intellettuali è uno dei fini dell’educazione, da sempre, ma sempre esso è stato perseguito attraverso l’impegno, lo studio, la dedizione, il sacrificio; tutte qualità che trovano la loro radice antropologica nella volontà e, dunque, nel costante e progressivo lavoro su se stessi.

I mostri – perché questi sono – che i protagonisti della nuova destra ultraliberale e tecnologica intendono produrre sarebbero invece costruiti a tavolino, eliminando la necessità di un lavoro educativo e le sue presunte “lungaggini”.
A oggi le tecnologie di editing genetico per trattamenti post-nascita consentono agli specialisti di tagliare e modificare il DNA, mentre applicarle a spermatozoi, ovuli o embrioni è cosa molto più controversa, tanto che la comunità scientifica ha chiesto e ottenuto una moratoria globale finché non verranno chiarite le questioni etiche e scientifiche.
Anche negli Stati Uniti — come in molti altri Paesi — l’editing genetico degli embrioni con l’intento di far nascere bambini “progettati” è vietato. Per questo, secondo documenti esaminati dal WSJ, Preventive starebbe cercando Paesi in cui tali sperimentazioni siano consentite, tra cui gli Emirati Arabi Uniti.
Dietro il pretesto del caso pietoso, secondo una perfetta applicazione della finestra di Overton, si nasconde quindi un progetto eugenetico, che da moralmente inaccettabile deve essere reso giustificato e condivisibile. Non c’è bisogno di scomodare Heidegger per ricordare che la tecnica non è neutra, ma porta sempre in sé una forma di pensiero, o, per dirla con Marx, un’ideologia. Non è solo hybris, presunzione superba di superare i limiti della natura umana, è anche una visione totalizzante – per certi versi “religiosa” – in cui l’essere umano scompare per essere ridefinito come non più umano, ma come procedimento tecnico postumano.
Il termine “transumano” lo ha inventato Dante, ma per lui era un diventare più uomini lasciandosi comprendere da un destino che ci supera e di cui non possiamo disporre. Il transumanesimo delle big tech è tutto proiettato verso il basso, proprio come il “mondo nuovo” di Huxley, romanzo da rileggere per capire che cosa sta succedendo.
Preventive è descritto come un progetto/esperimento riservato e in fase preparatoria. Sarebbe la prima volta nella storia in cui un’azienda privata tenta di far nascere un bambino da un embrione modificato con una tecnologia di gene editing. L’editing genetico su embrioni modifica il genoma ereditabile: i cambiamenti passerebbero non solo al bambino, ma alle generazioni future, con il fine di un miglioramento genetico stabile.
L’ingresso di figure di spicco della Silicon Valley — con grandi capitali e obiettivi di lungo termine — spinge verso un’accelerazione tecnologica più rapida della regolamentazione normativa. Nei fatti, però, le promesse di creare “bambini più intelligenti” o “geneticamente ottimizzati” restano scientificamente speculative: l’intelligenza e altri tratti complessi della personalità intellettuale dipendono da migliaia di geni e da fattori ambientali.
C’è in questo anche un ultimo aspetto: nel caso Preventive il potere economico e tecnologico sembra superare i limiti posti finora dalla comunità scientifica internazionale, affermando che la ricchezza è al di sopra delle norme condivise. Sul piano politico, la nuova destra ultraliberale incontra e supera la sinistra della pura dissoluzione dei valori tradizionali.
Si torna così alla domanda iniziale: che cosa rende l’uomo più uomo? Non certo la manipolazione del suo genoma, che si colloca comunque nella prospettiva dell’uomo a una sola dimensione, ma la libertà di riconoscere un limite e di assumere la propria fragilità come luogo di senso.
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