Silvio Garattini/ “Scuola un pericolo senza condizioni adatte. Le riaperture…”

- Carmine Massimo Balsamo

Il farmacologo Silvio Garattini ad Agorà sulle riaperture: “Abbiamo visto che un eccesso di liberalizzazione ha indotto problemi”

Silvio Garattini
Silvio Garattini a Presadiretta

Sì alle riaperture ma che siano graduali, massima attenzione sulla scuola: questo il giudizio di Silvio Garattini. Il presidente dell’Istituto Mario Negri è intervenuto ai microfoni di Agorà ed ha fatto il punto della situazione sull’emergenza Covid-19 in Italia: «Abbiamo ancora più di 500 mila persone infette, cioè che possono trasmettere il virus. Questi dati derivano dal tampone, ma sono certamente molte di più: una persona ogni cento può infettare. Abbiamo visto che un eccesso di liberalizzazione ha indotto problemi, basti pensare alla Sardegna».

Silvio Garattini si è poi soffermato sulla campagna vaccinale: «Se noi avessimo cominciato la vaccinazione all’inizio di dicembre, come ha fatto il Regno Unito, avremmo avuto meno morti. Stiamo attenti a non continuare a fare errori, non dobbiamo continuare a pensare di dipendere sempre dagli altri: i vaccini li dobbiamo fare noi, avremmo dovuto iniziare mesi fa. Non possiamo non farlo».

SILVIO GARATTINI: “SCUOLA UN PERICOLO SENZA CONDIZIONI ADATTE”

Uno dei dossier più discussi negli ultimi giorni è quello relativo alla scuola, questo il commento di Silvio Garattini: «La scuola deve essere una priorità, perché questo è il momento in cui il cervello sta crescendo. Non possiamo mantenere una situazione in cui manca una serie di impulsi che devono arrivare al cervello, tra apprendimento e contatti. La scuola è una priorità, ma bisogna mettere le condizioni adatte. Abbiamo avuto un anno per mettere a punto i trasporti, i problemi sono due – il monito di Silvio Garattini – i trasporti e l’uscita dalle scuole. Se non organizziamo queste due cose, è chiaro che la scuola diventa un pericolo». Il farmacologo ha dunque rimarcato: «Il problema è che questa è una cosa nuova? Lo era un anno fa, adesso non possiamo più dire che è una cosa nuova, dobbiamo fare quello che è necessario fare».



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