Simonetta Draghi: “Nascita è gioia più bella”/ “A Nazareth sono stata travolta da…”

- Alessandro Nidi

La dottoressa Simonetta Draghi ha raccontato la sua vita tra la sala parto e le partorienti: tante emozioni, ma anche qualche momento difficile

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Simonetta Draghi (L'Ora Solare. 2021)

Simonetta Draghi, medico dell’unità complessa di Ostetricia e Ginecologia presso l’ospedale Fatebenefratelli di Roma, è intervenuta in qualità di ospite al programma di Tv 2000 “L’Ora Solare”, condotto da Paola Saluzzi. In occasione della sua apparizione televisiva, la dottoressa ha illustrato la sua esperienza lavorativa, rivelando innanzitutto di avere sempre avuto una grande passione per il ruolo che ricopre, in quanto sin da bambina era curiosa di vedere cosa ci fosse dentro alle bambole. Poi, dopo la laurea e la scelta della specializzazione, si è trovata in sala parto e ha cominciato a fare nascere i bambini.

La cosa più emozionante è “proprio quando avviene la nascita: la testina ruota, il bambino incredibilmente sa come fare e poi esce”. Ci sono però anche aspetti negativi connessi a questo mestiere, a cominciare dai rischi connessi al parto, con mamme e bambini che (per fortuna molto raramente), non ce la fanno. È in quel preciso istante che il medico “ha bisogno di sapere parlare con la donna, con la famiglia, con i parenti. Sono i nostri momenti drammatici, ce ne sono tanti. Questi me li ricordo tutti, perché ti rimangono dentro, nell’anima”.

SIMONETTA DRAGHI: “HO AIUTATO LE DONNE SENZATETTO”

La dottoressa Simonetta Draghi ha ricordato però che, al giorno d’oggi, la medicina ha fatto tanti passi avanti sulla gravidanza, sul parto, nella prevenzione e nell’individuazione dei soggetti a rischio, anche se  le gravidanze oltre una certa età hanno bisogno di attenzione e di competenza. La donna ha portato la sua competenza anche fuori dalle mura dell’ospedale, per raggiungere quelle ragazze che non si sarebbero mai rivolte a un ginecologo.

L’ha fatto con il compianto collega Antonio Calabrò, con cui ha aperto un ambulatorio per senzatetto: “Prima abbiamo cominciato con le donne che non avevano una dimora, poi abbiamo accolto anche le partorienti delle comunità rom. È stato bellissimo: abbiamo vissuto grandi emozioni e anche alcune arrabbiature”. La grande abnegazione richiesta dalla professione di medico (non esistono giorni, notti, sabato o domenica liberi, ndr) ha portato la dottoressa Draghi a lavorare presso il nosocomio della Santa Famiglia a Nazareth, dove ha incontrato molte difficoltà: “Durante i primi giorni in sala operatoria i colleghi maschi non aiutavano. Soltanto dopo un anno le cose sono cambiate, abbiamo collaborato finalmente insieme e mi hanno accettata anche se donna. Quando sono andata via, l’ultimo giorno, sul tetto dell’ospedale una cascata di petali di rosa mi ha travolto: era la sorpresa che le mie pazienti druse hanno voluto fare per ringraziarmi”.



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