SINDACATI E POLITICA/ Le amnesie da evitare per crisi aziendali e salario minimo

- Fiorenzo Colombo

Le crisi aziendali restano da risolvere e la proposta del salario minimo contiene un aspetto che non può essere positivo per i lavoratori

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Per una decina di giorni (o poco più) anche il fronte sindacale rallenta la propria attività, si chiudono sedi e uffici per le grandi pulizie e le manutenzioni del caso, come si addice a qualsiasi macchina organizzativa che opera per 350 giorni all’anno. Ma non vanno in vacanza i problemi e le preoccupazioni per i tavoli e i dossier aperti, con al centro le persone coinvolte. Ci riferiamo in particolare alle grandi questioni i cui titoli spesso conquistano le prime pagine dei notiziari, nelle diverse forme tecnologiche a disposizione: Ilva e Tav, Alitalia e sistema dei trasporti, Whirlpool e Mercatone Uno, l’elenco potrebbe continuare sia sul fronte delle vertenze che dei problemi al centro delle diverse manifestazioni che hanno visto le piazze sempre più affollate dalla scorsa primavera sino all’estate ormai avanzata.

Se dopo 10 anni si è giunti alla firma del contratto dei medici permangono tuttavia aperte molte situazioni che riguardano sia il lavoro pubblico che altri contratti dell’area privata, alcuni dei quali in passato si rinnovavano in poche settimane mentre ora sono scaduti da tempo e non si vedono prospettive di soluzione a breve: valga per tutti l’esempio (poco conosciuto) del contratto del petrolio e degli altri correlati all’area dell’energia e risorse come gas e acqua ed elettricità. Le imprese e gli addetti alle raffinerie e delle compagnie di distribuzione dei prodotti energetici sono al centro di un grande processo di riorganizzazione e riconversione in termini di sostenibilità, di attenuazione della dipendenza da idrocarburi di derivazione fossile, di difficoltà di rapporti con il territorio. Eppure la principale azienda si chiama Eni!

L’esempio ci permette di formulare qualche osservazione di fondo intorno alle questioni che riguardano le rappresentanze del lavoro, le cosiddette parti sociali, alle prese con la necessità di non essere messe nell’angolo da una vulgata politica e di gestione dei processi decisionali che, in modo spesso superficiale, semplificano problemi complessi e di non facile soluzione. E infatti, sempre a titolo di esempio seppur non esaustivo, il fenomeno dei rider (i ciclo-fattorini) appare di non facile soluzione; anche il provvedimento contenuto nel decreto dell’ultimo consiglio dei Ministri (con la formula “salvo intese”, ma vedremo se verrà pubblicato, quando e come) introduce alcune norme circa gli aspetti retributivi, le tutele sociali, l’orario, ma sarà solo la contrattazione delle parti realmente rappresentative di questa forma di lavoro a indicare percorsi e contenuti praticabili.

La dipendenza da una piattaforma online segnala, per la prima volta, che il datore di lavoro fisico è sostituito da un portale a cui si accede dichiarando la disponibilità al servizio in quel momento e in quel luogo: cambia tutto, è un altro paradigma sia per la legge che per la contrattazione e in questo senso il ministero del Lavoro (uffici, dipartimenti, parte politica) stanno “girando a vuoto”, se non ci si pone in ascolto vero e reale di chi vive questo fenomeno e rappresenta questi lavoratori. Ascoltare e trarne insegnamento è ben altro che consultare, sentire il parere.

Valga per tutti l’esempio del lavoro interinale (poi somministrato) e introdotto dalla Legge Treu del 1996, che si è sviluppato e consolidato in un peculiare  percorso di contrattazione tra le parti (Agenzie per il lavoro e sindacati del settore, tra cui spicca la Felsa tra i principali protagonisti). Oggi il lavoro somministrato, seppur espressione della “flessibilità temporanea”, appare tra le forme meglio tutelate rispetto ad altri rapporti di lavoro, ad esempio i soci lavoratori di false cooperative o le partite Iva al limite della legalità!

Le manifestazioni di lavoratori e pensionati sulla necessità di una vera riforma fiscale, quelle per il sostegno del lavoro pubblico, quelle dei lavoratori dei cantieri in attesa che vengano sbloccati dalle procedure burocratiche e da un Ministro che ha messo in sonno le opere nei territori governati dalle opposizioni (sic), non ultima l’iniziativa a Reggio Calabria di inizio estate per il sostegno alle aree del Mezzogiorno, oltre alle varie vertenze di fabbriche in grande tensione (i nomi citati all’inizio sono solo i più noti), segnalano un’effervescenza sindacale che, con fatiche e disillusioni, non demorde e non molla, pena la propria emarginazione. E questo vale anche per le diverse organizzazioni dei datori di lavoro e delle imprese.

In questo senso tutte le parti sociali si sono trovate concordi nel respingere la proposta di salario minimo, in quanto, aldilà dei proclami mediatici, essa rappresenta una modalità per indebolire le relazioni sociali e sindacali del Paese. E negli incontri con le parti sociali convocati da Salvini presso il Viminale, almeno questa parte politica ha dovuto prendere atto della comune volontà di non accettare questo provvedimento, che mina le ragioni della rappresentanza stessa.

La trasformazione continua del lavoro, dei suoi connotati, della sua disponibilità e della sua allocazione territoriale ha bisogno di parti sociali molto “attaccate e vicine” ai problemi. Ma come si può pensare che la legge di per sé possa regolare fenomeni e materie così dinamiche e con caratteristiche così diversificate? Sempre per esempio, possiamo davvero pensare che il part-time possa essere la medesima cosa in un negozio di frutta e verdura sul litorale campano o in un ospedale che lavora 365 giorni e notti, nella guida dei mezzi pubblici in città o in una piadineria della Romagna, in un grande petrolchimico della Sicilia o in un grande studio professionale del centro di Milano?

Con 9 euro di “salario orario minimo legale” si offrirà la sponda per affermare che si è in regola, ma si determinerà una situazione in cui ferie e tutele sociali, retribuzioni collegate ai risultati e servizio mensa, previdenza complementare nei fondi pensione e assistenza sanitaria integrativa e molto altro ancora, rappresentano lussi e aggiunte che possono essere rimesse in discussione, un modo per iniziare a destrutturare un sistema consolidato di civiltà, frutto di decenni e di lotte sociali di cui si sta perdendo la memoria.

Ecco perché a settembre i problemi che risultano ancora aperti in agosto si ripresenteranno così come sono stati lasciati, auspicando che non si aggravi la situazione economica generale in Europa, con un occhio alle nubi che stagliano all’orizzonte, con gli interrogativi che la crisi politica apre ulteriormente. E negli incontri con il Governo, che si sono succeduti in queste ultime settimane non appare, allo stato, una chiarezza e una strategia condivisa circa le scelte da realizzare, troppe le divisioni e gli interessi divergenti delle due componenti della maggioranza giallo-verde, con i risultati che vediamo dalle cronache di questi ultimi giorni. Anche il decreto salva imprese appare un “pannicello caldo”, qualche soldo messo sul tavolo e che assomiglia a una sorta di rinvio a data da destinarsi anziché un serio programma di politica industriale di cui il Paese ha bisogno. Ma, come detto, si stanno aprendo capitoli per la governance del Paese, anche se non muteranno le priorità economiche e sociali.

Come se ne esce, direbbe il mio vicino di casa? Quali soluzioni si intravedono, affermerebbe la nostra sempre citata casalinga di Voghera? Una chiarezza nell’individuazione e nella valutazione di strade percorribili, l’assunzione di responsabilità nella promozione degli interessi delle fasce più a rischio, accanto a un’idea di collaborazione che sostiene la medesima responsabilità nella gestione di poteri pubblici e privati, può rappresentare l’itinerario di lavoro e di attaccamento alle cose reali della vita comune e personale.

Un’occasione di fine estate per “capire qualcosa in più” è rappresentata dal Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, in cui molti interlocutori della vita pubblica e della politica, dell’economia e della società, partecipano e si mettono a confronto indicando strade praticabili. Consiglierei, con libertà, qualche ora in questo luogo di amicizia operativa e attaccata alle cose, la prima di esse è il fatto che esiste da 40 anni, per la dedizione e il sacrificio gratuito di migliaia di persone, giovani e meno giovani provenienti da ogni parte del mondo.

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