Dalla Cina è arrivato da qualche anno anche in Italia il Single Day. Essere da soli può essere però rischioso dopo una certa età
I cinesi sono un popolo eclettico: prima hanno obbligato le coppie ad avere non più di un figlio per evitare una crescita eccessiva della popolazione, addirittura festeggiando solo la nascita dei maschi e trascurando le bambine, poi, negli anni ’90, si sono inventanti una festività a guardar bene singolare promossa dagli studenti universitari: il single day, l’orgoglio di apprezzare la vita non in coppia. In tutto il mondo poi si è individuato l’11 novembre di ogni anno con il pretesto di fare baldoria.
Il mercato ovviamente festeggia questa ricorrenza promuovendo acquisti di ogni genere e in Italia, dove non vediamo l’ora di essere “un tantino pagani” subito dopo Halloween pare rappresentare un fenomeno culturale, oltre che economico, che sottolinea l’importanza dell’indipendenza individuale e dell’espressione personale.
La vita da single può avere degli aspetti positivi per chi, preso nel vortice delle compulsive relazioni sociali, vuole con parsimonia mantenere una rete di amicizie ed essere non troppo partecipe della vita attiva e prendersi del tempo per se stesso. Tuttavia, scegliere di vivere da solo significa anche misurarne gli effetti sia positivi che negativi.

Non sempre la solitudine si è scelta, ma la nostra storia può averci portato a dividere un percorso e poi a essere abbandonati subendo l’isolamento oppure a scegliere altre strade, assumendoci la responsabilità che comporta anche coraggio o a volte egoismo. E questa situazione ci costringe a organizzarci in spazi e decisioni quotidiane e misurare la nostra capacità di adattamento.
Sta di fatto che oggi per i giovani essere single è una scelta abbastanza frequente, ma chi è nella terza età rischia, senza aiuti sociali e in presenza di malattie più o meno invalidanti, di cadere preda della depressione. E la Fondazione Veronesi ci dice che un persistente stato di isolamento, in particolare nella mezza età, può raddoppiare il rischio di sviluppare una demenza. Dunque, nella fascia di età tra i 45 e i 65 anni vivere da soli può rappresentare una condizione che non aiuta a contrastare le degenerazioni mentali.
— — — —
Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.
