SMART WORKING/ La “rivoluzione” possibile per donne, Sud e Pa

- Giorgio Bellachioma

Si sta parlando molto di smart working. Con adeguati controlli si possono evitare cali di efficienza nella Pa e aiutare anche donne e Sud

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Foto di StockSnap da Pixabay

La nuova, affascinante prospettiva di progressive adozioni del lavoro remoto da parte di aziende pubbliche e private ha sviluppato un interessante confronto su temi di grande momento legati allo smart working. Ciò che notiamo è una diffusa tendenza ad analizzare in dettaglio i fattori organizzativi, logistici, sociologici e sindacali dello smart working, toccando però solo marginalmente il tema dell’output finale, ovvero la qualità del lavoro fatto in remoto e il suo controllo ex post.

Ponendoci per un attimo nella posizione dell’imprenditore privato, appare chiaro che agli innegabili benefici organizzativi, ai cost saving, al possibile aumento della produttività legato alla maggiore efficienza dei tempi, verrà richiesto un controllo importante sull’output di quel lavoro svolto in remoto. Perché per un’azienda il risparmio di tempi e di risorse o una più alta motivazione del lavoratore sono elementi importanti tanto quanto la qualità del lavoro fatto e la relativa tempistica di consegna. La missione di un’azienda privata non si esaurisce infatti nel solo avere dipendenti e managers motivati da maggiore flessibilità e responsabilizzazione da remote working, quanto in buona sostanza nel proporre prodotti o servizi competitivi tali da soddisfare i clienti esterni e dunque produrne utili.

Va detto però che, almeno nel settore privato, da tempo questa regola è ben chiara a tutti. Lo smart working ci pare possa avere in buona sintesi un promettente futuro per l’azienda privata, fatto di maggiore motivazione, flessibilità, efficienza, ma anche di regole precise per quanto attende al controllo delle prestazioni attese anche da remoto. Ovviamente parliamo di un futuro tutto ancora da ritagliare e da definire anche normativamente, ma si tratta comunque di un promettente futuro.

Per quanto concerne la Pubblica amministrazione, la situazione presenta forse qualche preoccupazione in più. Lo smart working è come detto capacità di operare in autonomia e con molta più flessibilità rispetto alle canoniche otto ore in un Ufficio comunale o uno sportello al pubblico. La possibilità di decidere in qualche modo autonomamente orari, metodi e quantità di lavoro da sviluppare in una giornata rappresenta una forte motivazione e stimolo per chi approccia lo smart working come una opportunità di crescita professionale e personale; ma può ridursi altresì in una tentazione per chi propriamente non approccia il lavoro a casa in modo altrettanto deontologico; questo porterebbe inevitabilmente a una riduzione tout-court della qualità di un servizio pubblico già di per sé non eccelso.

Molti italiani ultimamente hanno purtroppo toccato con mano il problema, a seguito della chiusura di numerosi Uffici pubblici in regime Covid e al conseguente lavoro remoto di molti addetti. Rallentamenti, attese infinite, impossibilità di capire lo status di un’attività, carenza di informazioni, sono il lato negativo che occorrerà fronteggiare col remoto da una Pa. già non particolarmente efficiente neppure con gli uffici “fisici”.

La soluzione, anche per la Pubblica amministrazione, esiste ed è legata sia al controllo che al lavoro a Progetto. Con il controllo dell’output, almeno in una fase iniziale e successivamente a campione, si potrà verificare come e quanto lavoro viene svolto giornalmente in smart working e monitorare le inefficienze. Ovviamente maggiore è l’inesperienza dell’addetto e maggiore dovrà essere il controllo dei risultati. Con il lavoro a Progetto, il dipendente (o il manager, o il gruppo) viene a essere responsabilizzato solo sull’obiettivo da raggiungere in un determinato lasso di tempo. Modi e tempi su come questi decida poi di operare fino alla data finale, non sono essenziali e (di massima) controllati. La valutazione è finale, sulla base del risultato raggiunto.

Ovviamente questa modalità può essere efficacemente affidata a chi abbia già le competenze professionali e l’esperienza per condurre in autonomia (o in gruppo) quella mansione o quell’incarico preciso. Ma è forse proprio questa la modalità che esprime al massimo le potenzialità più interessanti dello smart working, e nella maggior parte dei settori di applicazione.

Oltre ai citati temi dello smart working da un punto di vista aziendale, vorremmo concludere con un accenno a due argomenti spesso dimenticati: le madri e il Sud Italia. Un’epocale opportunità viene offerta alle madri con figli piccoli e piccolissimi, che potranno continuare a lavorare in remoto da casa, senza dunque lasciare i propri figli. È appena il caso di sottolineare quanto tutto ciò potrà rappresentare un vero revamping del concetto stesso di lavoro e dei rapporti fra famiglia e lavoro. Infine, non va sottovalutata l’enorme opportunità per quei lavoratori (giovani, professionisti, autonomi) finora costretti a inseguire il lavoro al Nord o all’estero, che grazie allo smart working potranno tornare finalmente nelle loro terre di origine, godendo retribuzioni “milanesi” in un Sud Italia assai meno costoso di “Milano”. Se gestita sapientemente e pilotata con intelligenza, sarà questa una grandissima, reale opportunità per il Meridione.

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