“Smart working senza futuro”/ Brunetta: “Lavoro a domicilio all’italiana”

- Alessandro Nidi

Il ministro Renato Brunetta dice la sua sullo smart working: “Non garantisce i servizi essenziali, non può essere una soluzione”

renato brunetta
Renato Brunetta, ministro per la Semplificazione e la Pa (LaPresse)

Lo smart working finisce nel mirino del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervenuto al question time della Camera. Il componente dell’esecutivo guidato da Mario Draghi ha evidenziato a chiare lettere la sua profonda contrarietà a questa pratica, definendola “un lavoro a domicilio all’italiana. Su Wikipedia in inglese si dice che è un lavoro self service, all’italiana, da casa. Pensare di proiettare questo tipo di organizzazione, nata nell’emergenza, nel futuro mi sembra un abbaglio”.

Insomma, una bocciatura del tutto priva di appello per una tipologia di lavorativa che, a suo giudizio, non è stato nient’altro che una risposta emergenziale al lockdown: “Si doveva tenere a casa i dipendenti pubblici e lo si è fatto in questa modalità, o si potevano mettere in cig, come è stato fatto nel privato”. Per Brunetta si è trattato senza dubbio di “un’idea intelligente”, ma “attenzione, perché questo tipo di lavoro, costruito dall’oggi al domani, è senza contratto: questi lavoratori non hanno un contratto, è senza obiettivi, non c’è stata nessuna riorganizzazione per obiettivi del loro lavoro, è senza tecnologia, è a domicilio con uso di smartphone e computerino in casa ed è senza sicurezza, abbiamo visto il caso del Lazio”.

SMART WORKING, BRUNETTA: “IL LAVORO AGILE NON GARANTISCE AFFATTO I SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI”

Il ministro Renato Brunetta, nel prosieguo del suo intervento al question time della Camera, ha rimarcato pertanto come lo smart working sia del tutto privo di futuro, ribadendo la necessità di ovviare al problema mediante il PNRR, la digitalizzazione e l’interoperabilità delle banche dati.

Per il ministro, inoltre, “il lavoro agile non ha garantito i servizi pubblici essenziali. Quelli li hanno garantiti i lavoratori della sanità, medici e infermieri, i lavoratori della sicurezza, carabinieri e poliziotti, in progress i lavoratori della scuola. I lavoratori in smart working non hanno affatto garantito questi servizi”. Insomma, la strada da seguire in futuro, a suo giudizio, è decisamente un’altra, e conduce lontano dalla propria abitazione e dal proprio pc, posizionato sulla scrivania di casa.



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