“Soldi per salvare migranti”/ Casarini (Mare Jonio): “Mi infangano come Mimmo Lucano”

- Dario D'Angelo

La procura di Ragusa indaga su un trasbordo dalla petroliera Maersk alla Mare Jonio: Luca Casarini, già nel mirino di Salvini, respinge le accuse.

Nave Mare Jonio
Nave Mare Jonio (Ong Mediterranea, Twitter)

Soldi per salvare i migranti: questa l’accusa mossa dalla procura di Ragusa nei confronti di “Idra“, società armatrice della Mare Jonio, che indaga su un accordo commerciale stipulato con la petroliera Maersk Etienne e ha iscritto nel registro degli indagati l’amministratore della società, Beppe Caccia (ex assessore a Venezia nella giunta Cacciari), l’amministratore di fatto, Alessandro Metz, il comandante della nave, Pietro Marrone, e Luca Casarini. Proprio quest’ultimo, che nella società figura come dipendente, è in realtà il volto più noto tra gli indagati: si tratta infatti dello storico leader delle “tute bianche”, costola dei no global nata come movimento tra la fine degli Anni Novanta e il Duemila, già protagonista di diversi salvataggi de migranti nel mar Mediterraneo e più volte finito nel mirino di Matteo Salvini. Come riportato da ilfattoquotidiano.it, sono tutti accusati di favoreggiamento di immigrazione clandestina e di una serie di violazioni del codice della navigazione. Indagati perché ai vertici della Idra e non per ruoli ricoperti nella Ong.

Luca Casarini (Mare Jonio): “Mi infangano come Mimmo Lucano”

Nel mirino della procura siciliana è finito un salvataggio in mare della scorsa estate, con la Mare Jonio che lo scorso 11 settembre ha preso in carico i 27 migranti salvati dal naufragio il 5 agosto dalla Maersk Etienne. La procura di Ragusa, però, vuole vederci chiaro e parla di un trasbordo avvenuto in cambio di soldi. Intervistato dal Corriere della Sera, però, Luca Casarini respinge le accuse al mittente: “Se avessero trovato i quattrini ci avrebbero arrestati tutti. Non c’è niente. Non hanno niente nelle mani e rivoltano tutto per cercare una cosa che non esiste. Le intercettazioni? Parole. Niente fatti. Arrivano a dire che la compagnia armatoriale è una associazione criminale dedita all’attività per lucro e che per fare questo si è inventata la nostra associazione, la “Mediterranea”. È solo un modo per cercare di infangarmi. È un’operazione tipo Mimmo Lucano. (…) Non è la prima insinuazione. Ogni tanto per essere sicuro che non abbiano ragione guardo il mio conto in banca e mi accorgo di essere povero come prima“.



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