SONDAGGI/ 500 giorni dopo l’inizio della pandemia: com’è cambiata la spesa alimentare

- Manuela Falchero

Uno studio di Kantar mette in luce tre tendenze che ci guidano nelle scelte d’acquisto quando siamo davanti agli scaffali dei supermercati: risparmio e localismo e digitale

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Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Si racchiude in tre parole il cambiamento che il Covid ha impresso alle nostre abitudini di spesa davanti agli scaffali del supermercato. L’indicazione arriva da Kantar, leader mondiale nell’analisi dei dati e nel brand consulting, che ha svolto uno studio internazionale su un campione di 11.500 persone in 21 Paesi per comprendere l’impatto della pandemia a 500 giorni dal suo scoppio.

La prima parola su cui la ricerca accende i riflettori è digitale: l’emergenza sanitaria ha infatti fortemente accelerato l’utilizzo della rete nell’acquisto dei prodotti alimentari. I numeri lasciano poco spazio a dubbi: i consumatori che si rivolgevano a internet per i propri acquisti prima dell’esplosione del Covid rappresentavano a livello globale il 21%, oggi toccano quota 35%. E si prevede che la percentuale non subirà ritocchi almeno fino alla fine del 2021. Un risultato importante, frutto di un’esperienza digitale che ha spesso saputo convincere: secondo Kantar, infatti, il 49% degli italiani giudica positivamente la prova della spesa online. E non è tutto: il 38% dei nostri connazionali si dice oggi convinto di ottenere online una disponibilità d’offerta migliore. E più di uno su tre arriva a preferire l’acquisto di generi alimentari in rete.

La seconda parola da tenere in considerazione è risparmio. L’indagine di Kantar lo rileva con chiarezza: oggi sette consumatori su dieci dichiarano di prestare maggiore attenzione ai prezzi rispetto al passato, il 6% in più rispetto alla percentuale registrata ad aprile 2020. E ancora, il 58% degli intervistati afferma di valutare con interesse i prodotti in saldo: un piccolo esercito di consumatori, cresciuti del 10% in soli 12 mesi.

Infine, il terzo termine che entra in gioco nel guidare le scelte d’acquisto in materia alimentare è localismo. Anche in questo caso, i dati tracciano la strada: il 52% del campione intervistato da Kantar ha dichiarato di prestare più attenzione all’origine dei prodotti, rispetto al periodo pre-pandemia. E in questa stessa direzione si inserisce pure il maggior gradimento della dimensione della prossimità al momento della scelta dei negozi in cui fare la spesa. Le percentuali registrate a riguardo si possono definire “bulgare”: il 68% degli italiani preferisce infatti i supermercati vicini a casa e il 64% ritiene i negozi locali importanti per la comunità.

Previsioni incerte

Digitale, risparmio e localismo sono insomma, secondo Kantar, tre leve cruciali su cui brand e retailer potranno e dovranno puntare per dare nuovo slancio ai consumi alimentari. Una sfida nient’affatto banale se si considera che, sempre stando allo studio, il 54% degli italiani ha già subìto un impatto negativo sul proprio reddito a causa del Covid e un ulteriore 18% si aspetta una contrazione degli introiti nel prossimo futuro. Va detto però – e qui sta la buona notizia – che negli ultimi mesi sembra essere cresciuta la fiducia generale nell’operato dei Governi, specie nei Paesi in cui le vaccinazioni procedono a ritmo più sostenuto: l’amministrazione Biden negli Stati Uniti ha incassato un aumento di approvazione del 20%, passando dal 35% al 55% tra agosto e ora; l’esecutivo guidato da Johnson nel Regno Unito ha messo a segno un allungo di 13 punti percentuali, arrivando a toccare quota 50%. E gli economisti sanno che la fiducia porta ottimismo e l’ottimismo porta (maggiori) consumi.

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