SONDAGGI/ Così il “Russiagate” ferma la corsa della Lega

- int. Carlo Buttaroni

Prima leggera flessione per il partito di Salvini, che può comunque risalire la china con la flat tax, una misura utile al ceto medio. M5s fermo al 17%

saviano sofri salvini
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini (LaPresse)

Nei sondaggi dei principali istituti la Lega continua a macinare record di consensi, anche se – oggi come non mai – i dati vengono considerati “molto provvisori” e da prendere con le molle. Immigrazione, taglio delle tasse e sicurezza continuano a soffiare vento, gonfiando le vele del partito di Salvini. E la tempesta, politica e giudiziaria, che dalla Russia si profila all’orizzonte, non comincia a increspare le onde, rallentando la navigazione della Lega? “Adesso il partito di Salvini – conferma Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto di sondaggi Tecnè – è al 37,2%, perché nell’ultimissima rilevazione abbiamo registrato una leggerissima flessione, probabilmente dovuta proprio a tutta la polemica sui rapporti con la Russia. Ma il traguardo del 40% potrebbe essere raggiunto, anche se molto dipenderà da quante misure, dalla flat tax all’autonomia, vedranno la luce nei prossimi mesi”.

Il taglio fiscale è il mantra di Salvini da alcune settimane. La flat tax è veramente un aiuto alla classe media?

Sicuramente. Intanto va ricordato che la misura dovrebbe essere opzionale, cioè i contribuenti potranno scegliere se rimanere nel regime attuale oppure optare per l’aliquota piatta. E se è pur vero che si sa ancora poco, i punti fermi di cui si parla – aliquota fissa del 15% per i redditi famigliari tra i 25mila e i 50mila euro – bastano comunque per abbozzare una stima. Con una distinzione preliminare.

Quale?

Dobbiamo distinguere tra le aliquote “virtuali” applicate a seconda della fascia di reddito e quelle “reali”, determinate una volta che vengano applicate detrazioni e deduzioni. Per fare un esempio, chi ha un reddito tra i 25mila e i 40mila euro, e parliamo di un solo percettore, paga un’aliquota reale inferiore al 20%, così come chi ha un reddito tra i 40mila e i 60mila euro ha un’aliquota reale di poco superiore al 25%. L’aliquota media reale che pagano i contribuenti italiani nel complesso sta intorno al 19%.

Questo cosa significa?

Questi dati ci aiutano a capire che l’aliquota unica, se fosse applicata in generale, avrebbe un impatto di 4 punti percentuali reali, perché chi sceglie la flat tax dovrebbe in teoria rinunciare a detrazioni e deduzioni.

Quante sono famiglie stimate che possano optare per la flat tax?

L’unica fascia a cui conviene la flat tax è quella compresa tra i 40mila e i 50mila euro. Per tutti gli altri l’aliquota unica non conviene. Quindi la platea è più bassa di quella che si pensa ed è appunto quella che noi definiamo come ceto medio. La flat tax, visto che le fasce più basse rimangono escluse perché già pagano aliquote più basse, aiuta esclusivamente con un vantaggio economico i redditi tra i 25mila e i 50mila euro, aumentando invece la progressività, con uno “scalone” fiscale, rispetto alle fasce di reddito più alte.

Visto che la platea dei potenziali beneficiari si restringe, la flat tax, un po’ come è successo per il M5s con il reddito di cittadinanza, potrebbe avere un impatto più debole sulla spinta ai consensi per la Lega?

I rischi di un boomerang sono inferiori. Intanto stiamo parlando di una platea formata da 2,5-3 milioni di famiglie, quindi non poca cosa, e di persone che già possono vivere più che dignitosamente. Con la flat tax potranno ritrovarsi con qualche soldo in più, anche se il vantaggio economico sarà possibile capirlo solo più avanti. Per il RdC gli annunci erano stati ben più roboanti, del tipo “abbiamo abolito la povertà”.

Salvini è molto abile nel trovare temi – muro contro muro sull’Europa, lotta all’immigrazione, sicurezza, taglio delle tasse – che fanno breccia. La Lega può arrivare anche a superare il 40% dei consensi?

Il traguardo del 40% ci può stare, ma dipende da un insieme di fattori. Il primo: quali politiche vedranno effettivamente la luce, visto che, al netto dell’immigrazione, della sicurezza e di Quota 100, le bandiere della Lega sono ora diventate la riforma fiscale, la ripartenza della Tav, l’autonomia? In secondo luogo, molto dipenderà anche se nel frattempo nascerà una forza alternativa, perché oggi la Lega non deve competere con nessun altro polo attrattivo che possa contrastarla. E poi Salvini è abilissimo a imporre l’agenda politica.

Però va anche detto che Salvini punta su temi di facile presa, tenendosi invece un po’ alla larga da quelli più spinosi, come se la sua strategia fosse: rafforzo il mio bottino di consensi e cerco di erodere il più possibile quello del mio alleato e dei miei avversari. Ma arriverà il momento in cui – diciamo così – dovrà decidere che cosa fare da grande…

In parte condivido l’analisi, ma in questi anni l’Italia è diventato un Paese simile a una casa a cui non è mai stata fatta la manutenzione. Problemi e malfunzionamenti sono così tanti che a Salvini è bastato guardarsi intorno per capire quali erano le crepe da riparare. Il suo programma, anche nei toni che usa, è di assoluto buonsenso: sono le cose che le persone pensano e vivono sulla propria pelle. E i risultati numerici gli danno ragione.

Il tema dell’autonomia differenziata potrebbe invece intaccare la crescita di consensi che la Lega sta raccogliendo al Sud?

Potrebbe accadere, visto che al Sud l’autonomia potrebbe essere percepita come taglio di risorse dal Nord. Ma a compensare questo rischio c’è il senso di protezione che la Lega trasmette. Salvini, a differenza di Di Maio, sta giocando nel Mezzogiorno questa carta, non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche della sicurezza economica: lavoro, tasse, emersione. Dà l’idea di avere una visione di società, piaccia o meno, possa funzionare o meno. Ma trasmette l’idea di un’Italia molto chiara, molto nitida e su cui i Cinquestelle si sono un po’ persi.

A proposito dei Cinquestelle, sono ancora in trend calante, anche se sono tornati a sventolare i loro temi più identitari, come taglio dei costi della politica e lotta senza quartiere agli evasori?

Non bastano più i temi “etici”, la gente ha fame, l’Italia è un Paese che soffre: un terzo della popolazione fatica ad arrivare a fine mese, basta un qualsiasi evento imprevisto – da una multa particolarmente cara, una cartella esattoriale, una malattia o una separazione – per scendere in un attimo di un gradino della scala sociale ed entrare nell’area della povertà o in quella grigia della vulnerabilità. Oggi il M5s galleggia intorno al 17%. Hanno perso la spinta propulsiva, diciamo così, “riformista”, quando si erano presentati come una forza in grado di garantire ristoro alle fasce sociali più disagiate e più colpite dalla crisi.

E il gradimento per il Governo come sta andando?

Noi calcoliamo un indice di gradimento che nell’ultima settimana è sceso di un punto: in questo momento i consensi al governo Conte sono a quota 37 in una scala da zero a 100. Per avere un termine di paragone, l’indice di gradimento del presidente Mattarella è oggi 57. Ma è normale: questo governo è nato e si regge su una coabitazione forzata.

(Marco Biscella)

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