SONDAGGI/ Governo al 31%: promesse tradite, crisi tra 2-3 settimane se nulla cambia

- int. Carlo Buttaroni

Sondaggi: fiducia nel governo al 31%, ma l’emergenza economica morde. Gli annunci non bastano: fra 2-3 settimane possibile una crisi politica dagli esiti incerti

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Roberto Gualtieri con Giuseppe Conte (LaPresse)
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Prima o poi tocca sempre ai sondaggi. “Sull’emergenza sanitaria il governo è stato apprezzato dagli italiani. Ma ora sull’emergenza economica si gioca tutta un’altra partita, oltretutto fuori casa, perché la crisi, profonda e anomala, richiede misure non convenzionali. Agli italiani non interessano gli annunci, sia della maggioranza, sia dell’opposizione. Irritano, se non sono seguiti da fatti concreti. E il governo, che oggi gode dell’appoggio del 31% degli italiani, su questo rischia tantissimo. Anzi, credo che tra due-tre settimane al massimo si aprirà una fase di grandissima difficoltà, che può sfociare in una crisi e in scenari a oggi imprevedibili”. Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto di sondaggi Tecnè e direttore di T-Mag, vede profilarsi all’orizzonte del Conte 2 nubi tempestose: “Sta salendo un sentimento montante di disaffezione se non di ostilità”.

Superato lo scoglio della mozione di sfiducia al ministro Bonafede, quanto consenso raccoglie fra gli italiani il governo Conte?

Il 31% dà un giudizio positivo o abbastanza positivo.

Un po’ basso…

Rispetto ad altri istituti di rilevazione noi utilizziamo degli indici di customer satisfaction, per cui tra gli abbastanza positivi noi includiamo coloro che danno un 7. Il 6 è già considerato insufficienza.

Il trend è in crescita o in calo?

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus il trend dei giudizi positivi sul governo è in crescita di quasi 5 punti: il 14 febbraio erano il 26,4%. Però dal 3 aprile il consenso al governo è crollato dal 42% all’attuale 31%.

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Gli italiani hanno dunque apprezzato come il governo ha affrontato l’emergenza sanitaria?

È così.

Anche il consenso politico va di pari passo?

Noi abbiamo messo a confronto i giudizi sul governo, in cui è fatto 100 il campione di tutti gli intervistati, e il consenso politico alle forze della maggioranza, in cui a fare 100 è solo la quota di coloro che indicano la preferenza per un partito. Per renderli paragonabili abbiamo fatto 100 comprendendo anche astensionisti e incerti, una quota tra il 41 e il 45% di persone che o non sanno chi votare o che non hanno intenzione di andare a votare.

E da questo confronto cosa emerge?

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A inizio emergenza avevamo il 24% di indicazioni di voto ai partiti di maggioranza sul totale degli intervistati, mentre la fiducia nel governo stava 2,4 punti in più, al 26,4%. In questi tre mesi i consensi ai partiti sono rimasti pressoché stabili, mentre il governo è arrivato al 31%, proprio perché è stata apprezzata la gestione dell’emergenza sanitaria. Non solo: i giudizi positivi per il governo hanno toccato il massimo al 31,8% proprio mentre il consenso politico alle forze che lo sostengono era solo del 22,5%.

Come si spiega questo scarto di 9 punti?

Il governo non ha saputo trainare il consenso ai partiti. Ma se la luna di miele è dipesa essenzialmente dalla gestione dell’emergenza sanitaria, significa che c’è una fragilità del governo nel momento in cui essa viene meno.

È quel che sta accadendo adesso che a farsi largo è soprattutto l’emergenza economica?

Sì. Il 3 aprile addirittura il 73% degli italiani era d’accordo con le scelte del governo in materia di gestione sanitaria, ma questa curva sta via via scendendo – oggi siamo sotto il 66% – proprio man mano che crescono i timori per la situazione economica. Infatti, sempre il 3 aprile solo il 42% degli italiani apprezzava le scelte del governo sull’emergenza economica, ora siamo al 31%.

Quindi i giudizi positivi sul governo coincidono con quelli sull’emergenza economica?

È come se gli italiani dicessero: nell’emergenza sanitaria è stato fatto quel che andava fatto, ma sull’emergenza economica c’è meno consenso. Più cresce l’attenzione ai temi economici, più la fiducia nel governo diventa fragile. Non solo: l’emergenza economica mal gestita rischia di far crollare il governo e di aprire una crisi politica.

Che cosa preoccupa di più gli italiani? E che cosa chiedono per far ripartire l’Italia dopo il lockdown?

Tutti gli annunci e i decreti per ripartire non hanno prodotto alcun risultato: la tanto decantata liquidità alle imprese non è arrivata, la cassa integrazione è in ritardo, idem gli interventi a sostegno del reddito. E poi c’è la burocrazia, che continua a comprimere e ingolfare il sistema economico. La gente si trova senza lavoro, senza soldi, senza un orizzonte chiaro. Rischia di scoppiare una situazione devastante.

Incertezza e delusione si riflettono anche sul gradimento dei partiti?

Il problema è che aumenta il numero di coloro che si sono allontanati dalla politica, non sanno se andare a votare o per chi votare. Gli sfiduciati oggi sono il 43% e nel momento più alto della crisi erano il 45,6%. L’astensione è altissima. Il conflitto sociale rischia di esplodere, perché manca nei partiti di maggioranza e di opposizione una leadership di riferimento. Nel paese c’è grande spaesamento.

Come si stanno muovendo i consensi ai partiti?

La Lega sta pagando un prezzo a questa crisi, perché non tutte le carte sono state giocate al meglio e Salvini ha avuto posizioni troppo ondivaghe. Ma la Lega resta il primo partito con il 26,2%.

Gli altri partiti di centrodestra?

Sono in crescita. Fratelli d’Italia era al 12,2% il 14 febbraio, oggi è al 14,6%. Anche Forza Italia è passata dal 7,3% all’8%. In questo caso, più il focus si sposta sui temi economici, più il partito di Berlusconi ne trae vantaggio.

E nella maggioranza?

Il M5s ha guadagnato qualcosina: dal 13,5% di febbraio oggi è poco sopra il 15% e ha rosicchiato un po’ di voti alla sinistra e al Pd, che dopo una fase di crescita a inizio emergenza, quando aveva il 20,8%, è salito al 22,3% poco prima del Dpcm che ha chiuso l’Italia, ora è in lenta regressione, sotto il 21%.

Anche il gradimento di Zingaretti viene visto in calo. È così?

Zingaretti non sembra avere la guida di quel che sta facendo il governo e paga il continuo tira-e-molla con i Cinquestelle, percepito come una debolezza. Però nessun leader di partito è stato bocciato. Diciamo che, da un lato, hanno tutti sofferto la centralità che Conte si è ritagliato in questa emergenza e, dall’altro, è come se gli italiani non considerassero i leader dei partiti, pur bravi, ancora all’altezza della situazione: chi ha le idee così chiare da evitare una macelleria sociale?

Il Pd ha suoi esponenti nelle caselle chiave della politica economica, in Italia e nella Ue. È il partito che rischia di più da una malaccorta e inconcludente gestione della crisi?

Assolutamente sì, molto più del M5s. Ma se parte la valanga, travolge tutti.

Lei accennava alla mancanza di leadership. Possono sopperire a questa carenza i governatori delle Regioni. Quanto valgono oggi?

Il peso dei governatori è sicuramente aumentato, a partire da Zaia, che gode di una grande ribalta anche fuori dal Veneto, in virtù della chiarezza e linearità dei suoi messaggi e delle posizioni che ha saputo assumere.

Zaia ha più consensi di Salvini? E può essere il leader capace di risollevare i consensi elettorali della Lega?

Zaia gode di grande autorevolezza e stima, ma non mi sembra questa, oggi, la questione politica dirimente. Che venga messa in discussione la leadership di Salvini mi sembra un po’ eccessivo.

Per l’opinione pubblica il governo Conte deve andare avanti?

Il sentiment generale è che non si vogliono salti nel buio. Ma credo che fra due-tre settimane al massimo la situazione sarà tale che o il governo riesce veramente a concretizzare le promesse fatte oppure la crisi sarà quasi inevitabile.

Cosa si aspettano oggi gli italiani?

Non si aspettano che la politica ascolti le loro domande, si aspettano solo risposte.

(Marco Biscella)

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