SONDAGGI/ “Il Governo perde il 5%, italiani sempre più ansiosi e sfiduciati”

- int. Carlo Buttaroni

La crisi economica e la pandemia condizionano pesantemente il sentiment degli italiani verso le istituzioni e la politica: in calo il governo e i partiti che lo sostengono

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LaPresse

SONDAGGI. Abbiamo chiesto a Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, istituto di ricerca, sondaggi e analisi strategiche, qual è in questo momento il sentimento degli italiani verso l’attuale crisi economica e sanitaria. Il senso di ansia e preoccupazione è generalizzato: il 74% degli italiani ha paura di contrarre il Covid. Gli altri dati variano sensibilmente a seconda delle categorie intervistate: se i dipendenti del pubblico impiego sono i più favorevoli a una chiusura, i più colpiti dall’impatto economico della crisi sanitaria sono i commercianti e i lavoratori autonomi, specie i più giovani. Preoccupante anche il termometro politico, con un calo della fiducia generale verso la politica e le istituzioni a tutti i livelli. L’apprezzamento verso la maggioranza di governo è registrato in calo nelle ultime due settimane, un fatto ascrivibile, secondo Buttaroni, alla linea troppo oscillante nella gestione della seconda ondata della pandemia, mentre la crescita del consenso verso l’opposizione, che rimane comunque minima, è solo una conseguenza diretta di questo dato.

Qual è il sentimento degli italiani in questi giorni rispetto alla crisi economica e alla pandemia?

Si registra una preoccupazione molto alta sia per quanto riguarda la situazione economica che per quanto riguarda l’emergenza sanitaria. Sono entrambe talmente alte che è quasi impossibile distinguerle, le due cose viaggiano parallelamente: ci sono le paure intorno all’impossibilità di lavorare se si è ammalati e alle conseguenze economiche della pandemia. Oltretutto ci sono dubbi sulla capacità del sistema sanitario nel suo complesso di rispondere al bisogno di cure nel caso in cui ci si ammali gravemente. Sono tre elementi che interagiscono e rendono la situazione pubblica molto allarmata.

Qualche numero?

Il 74% ha paura di diventare positivo al Covid e il 61% ha paura di stare molto male o di morire. Il 62% teme che ci siano conseguenze finanziarie della pandemia sul bilancio familiare e il 70% ha paura, nel caso si ammalasse, di non riuscire ad avere le cure necessarie. Oltretutto, e questo è un dato della scorsa settimana, abbiamo chiesto alle persone se negli ultimi 15 giorni avessero avuto contatti diretti o indiretti con persone positive al Covid.

Come è variato il dato rispetto alle scorse settimane?

Rispetto a due settimane fa sono triplicati quelli che hanno detto di essere positivi: erano lo 0,2% il 16 ottobre, ora abbiamo registrato lo 0,6% il 30 ottobre. Così come sono più che triplicati quelli che dicono di aver avuto contatti con positivi: erano il 2% il 16 ottobre e il 6,2% il 30 ottobre. Addirittura sono il 37% coloro che dicono di aver avuto un contatto indiretto con una persona positiva (cioè con una persona che a sua volta ha avuto contatti diretti con un positivo), mentre erano il 12% il 16 ottobre. Insomma, più di un terzo degli italiani o è positivo oppure ha avuto un contatto diretto o indiretto con un positivo, quindi in qualche modo sente il virus vicino.

Il termometro politico?

La fiducia verso il governo è in netto calo nelle ultime due settimane. Una caduta di circa 5 punti, determinata prevalentemente dal fatto che in questo momento il governo non sembra avere una linea chiara rispetto alle misure da mettere in campo. È come se il governo desse all’opinione pubblica la sensazione di non essere così sicuro sulle mosse da compiere, d’altra parte anche le divisioni all’interno della maggioranza facilitano questa percezione.

E verso l’opposizione?

In conseguenza del calo dei partiti di maggioranza, in modo particolare del Movimento 5 Stelle, che è in discesa da alcune settimane, ma un po’ decresce anche il Pd, salgono un po’ i partiti di opposizione, in particolare Fratelli d’Italia e Forza Italia. La Lega invece rimane grosso modo sugli stessi valori. Non c’è una ragione sostanziale, è una conseguenza naturale dei punti persi dalla maggioranza.

Per quale motivo il consenso è calato in maniera così generalizzata?

Non è l’emergenza sanitaria ed economica a trainare il consenso in questo momento, c’è diffidenza nei confronti un po’ di tutti e un allontanamento dalle dinamiche politiche. Prevalgono la paura e l’ansia verso la quotidianità che ognuno vive.

Tradotto in numeri?

Il Pd passa dal 21% del 23 ottobre al 20,8% del 30 ottobre, il Movimento 5 Stelle dal 14,5% al 14,4%, ma per M5s il trend indica un calo costante, mentre il Pd è in discesa da un paio di settimane, a causa, come dicevo, dell’azione di governo. È come se ci fosse un braccio di ferro interno all’esecutivo, con una linea comunicativa poco chiara che si ripercuote poi sulla fiducia verso il governo e di conseguenza anche verso i partiti che lo sostengono.

L’oscillazione del governo non viene percepita come un atteggiamento di ascolto verso le categorie, che quell’ascolto rivendicano continuamente?

Non viene percepito perché il punto è che dovrebbe esserci una fase di ascolto e poi una sintesi, che prende forma in un provvedimento. Quello che emerge non è la fase di discussione, ma le tensioni intorno ai provvedimenti da prendere. Che poi la linea di comunicazione sia giustificata o meno è un altro discorso, però al cittadino che deve andare a fare la spesa o che ha un negozio o un’attività e deve sapere se aprire o chiudere o se i bambini domani vanno a scuola o meno in base alla classe che frequentano, interessa più sapere qual è la messa a terra delle decisioni che vengono prese.

A marzo era diverso?

A marzo tutto questo non c’è stato. Sbagliati o giusti che fossero, i provvedimenti venivano presi con molta chiarezza e con altrettanta rapidità. Era più di una settimana che aspettavamo il Dpcm firmato il 4 novembre.

“Colpa” delle Regioni?

Sicuramente, però non interessa, in questo momento c’è un grande crollo di fiducia verso le istituzioni tutte, anche e specialmente le Regioni. A marzo, scoppiata l’emergenza, eravamo tutti impreparati, adesso la situazione è un po’ diversa, tutti si chiedono perché non ci si sia preparati prima, perché non siamo stati avvertiti che sarebbe arrivata una seconda ondata di queste dimensioni.

Quali sono nella percezione comune le situazioni più a rischio?

Su questo avevamo fatto una domanda specifica: il 79% ci ha detto che il trasporto pubblico, rispetto all’esperienza che fa, è il contesto che favorisce maggiormente la diffusione dell’epidemia; al secondo posto c’è la scuola col 61%; poi gli assembramenti dei giovani, il 22%, quindi molto lontano i ristoranti e bar e i centri commerciali, rispettivamente il 13% e 9%. Il lavoro raccoglie un 7%. Questo è un sondaggio fatto su un campione di fascia d’età fra i 18 e i 64 anni, perché sono quelli che sperimentano meglio le varie situazioni.

Qual è la fascia più colpita dall’impatto economico?

I lavoratori autonomi (partite Iva, subordinati, parasubordinati, i precari in generale). Quelli che sarebbero più favorevoli a un lockdown generalizzato sono i lavoratori dipendenti del pubblico impiego o le persone che non lavorano, mentre lo sono meno i dipendenti privati, molto meno ancora i precari, le partite Iva eccetera.

E come fascia d’età?

Anche fra gli autonomi c’è da fare una piccola distinzione: i liberi professionisti sono i più preoccupati dal punto di vista economico, specie le fasce giovani, un po’ meno quelli più grandi che magari possono essere più affermati.

Il commercio?

Per il commercio direi che l’impatto è abbastanza trasversale, per tutto il lavoro autonomo e in modo particolare per i lavoratori del commercio autonomi.

(Emanuela Giacca)

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