SONDAGGI POLITICI/ Governo M5s-Pd: taglio cuneo fiscale misura migliore per il 25%

- Niccolò Magnani

Sondaggi politici, Salvini al 40%, M5s-Pd affossano Di Maio e Zingaretti. Basso Renzi, boom Meloni con FdI. Quali sono le misure che piacciono di più?

crisi di governo
Renzi, Di Maio, Conte e Salvini (LaPresse, 2019)

Continuiamo il nostro viaggio tra i sondaggi politici e accendiamo i riflettori sulle misure adottate dal Governo giallorosso. Ipsos per Di Martedì ha chiesto agli elettori quali sono le misure che piacciono di più e quelle che piacciono di meno. Partiamo dalla prima domanda: la misura che piace di più al 25% è il taglio del cuneo fiscale, seguito dal carcere per i grandi evasori (20%). Il 17% ha risposto mantenere Quota 100, il 15% lo stop all’aumento dell’Iva e il 12% il bonus asilo nido. Quali sono invece le misure che piacciono di meno? Il 26% degli intervistati ha risposto con la lotta al cantante, mentre ben il 21% si è schierato contro la tassa sulla plastica (anche nota come plastic tax). Poi troviamo la tassa sulle auto aziendali (11%), taglio alle detrazioni per redditi alti (10%) e unificazione Imu Tasi (10%). (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

SONDAGGI POLITICI, IL GRADIMENTO DEI LEADER

Nella folta lista di sondaggi politici affidati da Agorà a Emg Acqua non può mancare, nella consueta rassegna settimanale, la fiducia nei principali leader politici: ebbene, ancora saldo in testa alla classifica troviamo Matteo Salvini che conferma quanto già la Lega compie a livello di lista nelle intenzioni di voto “classiche”. A oggi, 4 italiani su 10 hanno fiducia nell’ex Ministro degli Interni mentre al 33% troviamo il Premier Conte, in lieve calo dopo il caso Mes e i dissidi interni alla maggioranza sui casi Ilva, Alitalia e Autostrade. Chi però cede ancora il passo sono proprio i due leader dei partiti di Governo più grandi, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti (al 23% e 22%) “affossati” dall’alleanza tutt’altro che in forma di Pd e Movimento 5 Stelle. Nei sondaggi sui leader, spicca invece Giorgia Meloni al 30% (confermando l’ottimo trend in cristo di Fratelli d’Italia) mentre al 18% resta in stallo Silvio Berlusconi. Chi ancora non riprende quota è Matteo Renzi che al 15% si appaia agli altri due leader delle tre nuove formazioni politiche (Italia Viva, Azione e Cambiamo), ovvero Carlo Calenda e Giovanni Toti.

EMG (28 NOVEMBRE): SARDINE ANTI-LEGA AL 17%. BOCCIATO ASSE PD-M5S

Con la Lega e il Centrodestra che spingono forti nei consensi e nei tentativi di buttar giù il Governo Conte-2, gli elettori del Centrosinistra non sembrano essere particolarmente “compatti” per difendere l’operato dell’esecutivo giallorosso seppur in carica da pochissimi mesi. Nei sondaggi politici stilati da Emg Acqua, è stato chiesto se l’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle è un matrimonio forzato che non può andare avanti e il 62% si dice del tutto concorde con tale posizione, mentre il 34% ritiene che la maggioranza del Conte-bis possa governare ancora per il resto della legislatura. Entrano nelle pieghe specifiche dei singoli partiti, il 30% dei dem ritiene ormai impossibile continuare l’esperienza di Governo, quota che sale al 40% per gli elettori grillini evidentemente più insofferenti del Pd nel mantenere lo schema “giallorosso”. La Lega nel frattempo esulta anche se non manca la forza di un movimento al momento “oltre” Di Maio e Zingaretti che si oppone con forza da circa un mese contro il leader Salvini: è stato chiesto sempre nei sondaggi Emg se il movimento delle sardine si presentasse alle Elezioni ad oggi quanto prenderebbe. Ebbene, il 17% sarebbe pronto a votarlo mentre la maggioranza schiacciante (77%) lo boccia: sui singoli partiti, l’8% della Lega pronti a votarle (e quindi anti-Salvini interni al Carroccio?), il 28% del Pd e il 205 degli elettori grillini.

EMG (28 NOVEMBRE): LE INTENZIONI DI VOTO

È giovedì mattina e come tale i sondaggi politici di Emg Acqua sono stati presentati d Masia ad Agorà: la settimana che ha visto i disastri del maltempo ancora protagonisti, la semi-rissa in Parlamento sul caso Mes e le costanti difficoltà del Governo giallorosso su Ilva e Alitalia, non danno al momento “bottino pieno” alla Lega di Matteo Salvini che invece cala, seppur di poco, dal 32,6% della scorsa settimana all’attuale 32,4% di questa mattina. Le polemiche sul Fondo Salva Stati (e forse ancor di più la Manovra che non convince l’elettorato) porta il Pd a calare fino al 19,7%, mentre in lieve recupero è il Movimento 5 Stelle che rosicchia uno 0,4% in 7 giorni e torna a semi-respirare al 16,5% pur restando con forti problemi di leadership interna e con il rebus Regionali ancora tutto da sciogliere. Intenzioni di voto per eventuali Elezioni politiche che premiano ancora Fratelli d’Italia in crescita fino al 9,9% su scala nazionale, con in pratica la Meloni che “ruba” lo 0,4% di voti a Forza Italia rimbalzato al 7,3%. Nei sondaggi politici di Emg ancora non rientra il “fattore Open” – l’inchiesta che ha coinvolto l’ex fondazione di Renzi – e Italia Viva resta in crescita, seppur lievissima, al 5,3%.

SONDAGGI EMG ACQUA (28 NOVEMBRE): L’ITALIA FRANA, LE COLPE..

Chiudono i sondaggi politici di questa mattina nella trasmissione di Serena Bortone con la prima affermazione elettorale per il nuovo partito di Carlo Calenda e Matteo RichettiAzione – dato ad un basso 1%. Più degli ex Pd riescono a fare La Sinistra (2%), +Europa (1,9%) ed Europa Verde all’1,3%, mentre Cambiamo! di Toti resta in parità con Calenda all’1% su scala nazionale. Negli stessi sondaggi politici non poteva mancare il riferimento, forte, al dramma vissuto in queste ultime due settimane: prima Venezia, poi i crolli e le frane sulle autostrade della Liguria, danno la sensazione di un Paese con un problema di infrastrutture tra i più gravi in tutta l’Europa. È stato chiesto agli elettori intervistati cosa ne pensano delle opere ancora bloccate in mezza Italia nonostante l’emergenza maltempo e frane e gli italiani hanno dato il loro giudizio: il 24% pensa sia colpa della corruzione latente questo “stallo” infrastrutturale, mentre il 33% dà piena colpa alla politica per non essere in grado di gestire tali problemi. Interessante il dato di maggioranza espresso sulle “colpe” per le opere bloccate: la burocrazia, per il 38% dei rispondenti, rappresenta il vero ostacolo per l’Italia da risolvere per non crollare sotto il peso delle frane e del terreno disastrato.

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