SOPHIA LOREN/ “Torno per mio figlio con una storia di tolleranza, perdono e amore”

- Carmine Massimo Balsamo

Il resoconto dell’incontro con Sophia Loren e il cast de “La vita davanti a sè”, film che arriverà su Netflix il prossimo 13 novembre 2020.

la vita davanti a sè
(Greta/Netflix)

A sette anni di distanza dall’ultima interpretazione, Sophia Loren è finalmente tornata. È lei la protagonista di “La vita davanti a sé”, nuovo film del figlio Edoardo Ponti, una produzione Palomar che arriverà su Netflix a partire dal prossimo 13 novembre. Basato sull’omonimo romanzo di Romain Gary, il lungometraggio vede protagonisti inoltre Ibrahima Gueye, Renato Carpentieri, Babak Karimi, Abril Zamora, Massimiliano Rossi e Iosif Diego Pirvu. Ma, ovviamente, è Sophia Loren a catturare l’attenzione degli addetti ai lavori: «Avendo una storia pronta che mi piaceva tantissimo, ho fatto finta di dimenticare che per tanti anni non ho fatto un film. Ma è stato molto bello, perché ho avuto finalmente la storia che avrei voluto fare da anni», le parole dell’attrice Premio Oscar nel corso dell’incontro con la stampa a cui abbiamo partecipato.

“La vita davanti a sé” manda «il messaggio della tolleranza, del perdono, dell’amore: tutti noi abbiamo il diritto di essere ascoltati, altrimenti è impossibile vivere, abbiamo il diritto di essere amati e che i nostri sogni si realizzino», ha spiegato Sophia Loren, che ha confermato ancora una volta di essere tra le più grandi attrici della storia del nostro Paese. Una grandissima interpretazione, dicevamo, che secondo la stampa americana potrebbe anche valerle un altro premio Oscar: «Ma il mio Oscar è lavorare in questo film, speriamo bene, non lo so, non ci voglio neanche pensare (ride, ndr) – chiosa la Loren – Vediamo, vediamo, vediamo…».

Sophia Loren ha evidenziato che non ci sono motivazioni particolari legate alla sua assenza dal grande schermo negli ultimi anni – «forse perché avevo bisogno di riposare, avevo bisogno di silenzio e di stare con i miei figli. Ho deciso di stare con loro e di vivere una vita di famiglia» – e la molla è scattata grazie al figlio Edoardo Ponti, che con “La vita davanti a sé” ha fatto il definitivo salto di qualità: «Questa storia la conoscevo già abbastanza bene e mi ha fatto ritornare ai tempi quando cominciavo a fare il cinema. Ho voluto riprendere perchè la storia valeva veramente la pena, è una storia importante».

Nel corso dell’incontro con la stampa, Sophia Loren si è anche soffermata sui possibili rimpianti della sua meravigliosa carriera ed è spuntato un retroscena: «Tanti anni fa ho avuto un approccio con Luchino Visconti, mi propose di fare la Monaca di Monza, che poi non abbiamo fatto delle ragioni che non mi ricordo. Ma quello era un personaggio che amavo moltissimo e avrei voluto farlo». L’attrice nata a Roma ha poi parlato dell’emergenza coronavirus che sta colpendo duramente il nostro Paese: «Io sono per seguire le leggi, io ho paura di tutto, io non esco. Io farei attenzione a fare certe cose che sono vietate».

Il feeling tra madre e figlio è visibile ad occhio nudo, basti pensare che per tutta la durata dell’incontro con la stampa si sono tenuti mano nella mano, l’una vicina all’altro. E Edoardo Ponti ha evidenziato di aver dedicato una delle scene più delicate di “La vita davanti a sé” a uno dei più grandi successi della madre Sophia Loren: «Per me aver ambientato la scena in terrazza era un omaggio a Una giornata particolare (film di Ettore Scola del 1977, ndr), che è il mio film preferito con protagonista mia madre». Il regista ha parlato delle difficoltà incontrate nell’adattamento del celebre romanzo – «L’adattamento è stato complicato da fare, come per tutti i libri belli, ma è stato necessario sacrificare qualcosa per raccontare il cuore della storia. Ci siamo concentrati sulla storia d’amore e di amicizia tra Madame Rosa e Momo, separati quasi da tutto ma che alla fine sono molto simili» – motivando così la scelta di Bari come location: «Era importante trovare un ambiente che fosse un crocevia di tante etnie, con un mosaico di religioni e culture. Ma anche una città esteticamente molto calda, molto umana, con grande luce e con grandi colori. Volevo un range di colori molto vivo per parlare di personaggi che vivono la vita pienamente, Bari era la città giusta per l’ambiente che volevo creare».

«Lavorare con mia madre è stata un’esperienza emozionante, è la terza che lavoriamo insieme e spero che ci siano tante altre occasioni. Ma devo dire che sono molto fiero di Ibrahima, presente in tutte le scene di questo film, ha recitato con una serietà, una passione e un impegno che non dimenticherò mai», ha aggiunto Edoardo Ponti, che ha poi messo in evidenza ancora una volta la totale dedizione della madre Sophia Loren: «Mia madre approccia ogni film come se fosse il suo primo, con ansia e spontaneità: niente è scontato, lei si dedica al film come se fosse l’unico della sua vita. È questo che la rende quello che è». Presenti all’incontro anche i produttori di Palomar, queste le parole di Carlo Degli Esposti: «È un film di grandi emozioni, è stato l’unico film in cui io non sono mai andato sul set perché Sophia per me è una tale icona che avevo paura delle mie emozioni e di poter influire negativamente sulla tranquillità del set. Venendo da un grande romanzo, siamo orgogliosissimi del risultato e vorrei spendere due parole sulla solidità e sulla potenza della regia di Edoardo Ponti: mai come in questo film è riuscito a trovare una cifra di equilibrio e di emozioni con un grande romanzo. Per noi è una grandissima soddisfazione, siamo emozionati. Aspetto che esca il film su Netflix per proporre a Edoardo qualcos’altro».



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