MEETING/ Cazzullo: l’efficienza “asburgica” e l’entusiasmo di chi non ha mai smesso di capire il mondo

- int. Aldo Cazzullo

Ilsussidiario.net ha raggiunto Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera, per un breve scambio di battute sulla kermesse riminese. «Ho trovato un Meeting molto politico, ma di una politica, direi, molto più anglosassone che non latina. Cl? È cambiata»

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«Devo fare una premessa: le altre volte leggevo del Meeting senza esserci, mentre quest’anno sono rimasto dal primo all’ultimo giorno». “Rimini Rimini” era il titolo della rubrica quotidiana di Aldo Cazzullo, dei trent’anni che si è concluso sabato scorso. «La trasversalità di Cl è tale – ha scritto Cazzullo il 25 agosto – che c’è sempre, in qualunque campo, un ciellino influente o un uomo vicino a Cl in grado di portare a Rimini il meglio del proprio mondo». Difficile dargli torto, se gli organizzatori sono riusciti a portarvi perfino Ennio Morricone. Ilsussidiario.net ha raggiunto Cazzullo per un breve scambio di battute sulla kermesse riminese.

Cosa l’ha più colpita del Meeting di quest’anno?

Innanzitutto per me era la prima volta. Sono rimasto sorpreso dall’efficienza “asburgica”, veramente rara per una manifestazione organizzata da italiani. Efficienza coniugata però con l’ospitalità, il calore e l’umanità dei volontari. E poi l’evento in sé: non credo che esista oggi un’associazione in grado di richiamare 3700 volontari che prendono le ferie per lavorare gratis. Nessun partito politico e nessuna azienda sarebbe in grado di mobilitare un numero tale di persone.

Quali sono, a suo avviso, le radici profonde di questa mobilitazione e di questo entusiasmo?

Vede, la mia idea è che questo enorme successo di Cl nasca anche come antidoto rispetto al male della mia generazione, quella dei quarantenni. Noi ci siamo affacciati alla vita pubblica nel 1980, quando finiva tutto, quando finiva la politica di strada e di piazza che tanti guai aveva fatto e che era stata l’ultimo momento in cui i giovani italiani avevano pensato che si potesse essere felici soltanto tutti assieme. Cominciava allora la ritirata nel privato, il cosiddetto riflusso. “Torna a casa in tutta fretta, c’è un Biscione che t’aspetta” non era soltanto il fortunato slogan della nascente tv privata, ma lo spirito del tempo. Un tempo in cui ognuno di noi si è sentito solo.

E qui è arrivata Cl?

Ecco, secondo me Cl è stato uno dei pochissimi segni in controtendenza, una delle pochissime occasioni, per quelli della mia età ma non solo, di stare insieme, di avere una comunità di destini, per far sì che si potesse continuare a pensare che la felicità fosse possibile come un fatto collettivo e non solo come una fatto privato. Questo è servito sia ai veterani di una stagione di impegno politico, sia a quelli che crescevano soli, come la mia generazione, ma ovviamente anche a quelli che sono venuti dopo. Perché gli anni ’80, gli anni dell’individualismo, forse non sono mai finiti; oppure finiscono proprio adesso, con la crisi finanziaria e il suo esasperato individualismo di ritorno.

Il Meeting ha fatto sempre molto discutere per il suo rapporto con i politici e la politica. Lei che ne pensa?

Devo fare una premessa: le altre volte leggevo del Meeting senza esserci, mentre quest’anno sono rimasto dal primo all’ultimo giorno. Da quel che ho potuto vedere non penso che ci sia stata poca politica, perché ci sono stati tutti i ministri più importanti e, diciamolo pure, l’esordio politico del governatore della Banca d’Italia. Ho trovato un Meeting molto politico, ma di una politica, direi, molto più anglosassone che non latina.

Sarebbe a dire?

Una politica nel senso moderno del termine, che mette al centro i fatti e non le formule bizantine o le manovre sottobanco. Non si è discusso di formule di governo e di correnti, ma di cose concrete: la crisi economica e le possibili soluzioni, la contrattazione decentrata, l’immigrazione, i salari.

E il rapporto tra il Meeting e la Chiesa?

Vedo uno sforzo dei prelati e dei sacerdoti cresciuti con don Giussani e dentro Cl per aprirsi al resto della Chiesa, e un tentativo dei prelati e dei sacerdoti cresciuti a volte lontano ma a volte anche contro Cl, per aprirsi e conoscere le ragioni di Comunione e liberazione. Noi – e parlo da cattolico – che non facciamo parte di quel mondo, sicuramente in passato abbiamo sbagliato nel caricare Cl di una connotazione politica che non aveva. Ma è anche vero che forse, in passato, Cl ha avuto delle asprezze – e penso alle polemiche del periodo democristiano – che in questo momento, ora che Cl è cresciuta in tutti i sensi, non ci sono più. Noi dall’esterno abbiamo capito meglio Cl. Ma anche Cl, in questa sua crescita impetuosa sotto l’aspetto culturale e sociale, si è probabilmente liberata di alcune vecchie incrostazioni politiche.



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