SPILLO/ “Ci vuole il Mes”, lo strano grido dopo la festa sul Recovery fund

- Giovanni Passali

Appena chiuso l’accordo per il Recovery fund, si riaffaccia la polemica sul Mes, grazie a dichiarazioni di Gentiloni e Gualtieri

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Giuseppe Conte alla Camera con Paolo Gentiloni e Roberto Gualtieri (LaPresse)

Appena chiuso l’accordo per il Recovery fund, si riaffaccia la polemica sul Mes: ma guarda un po’ che strano… nemmeno il tempo di festeggiare, per quelli del Governo! Mannaggia, i soldi del Recovery fund, stando alle parole di Gentiloni, commissario agli Affari economici dell’Ue, arriveranno nella “seconda metà del 2021, ad eccezione del 10% che verrà anticipato all’approvazione del piano”. Eh, già, per avere i soldi del Recovery fund ci vuole un piano di spesa, che dovrà essere approvato dall’Ue. E quindi i tempi si allungano!

E come facciamo senza soldi? Perché le entrate fiscali, come è facile prevedere, saranno un disastro. Dove troviamo i soldi per le esigenze di cassa dello Stato? Ci vuole il Mes, ci vuole il Mes. Questo è stato il contenuto di un messaggio del Ministro Gualtieri, inviato a diversi funzionari del Governo, e pubblicato dal Sole 24 Ore.

Un messaggio ben strano, non solo perché inviato appena un paio di giorni dopo l’approvazione del Recovery fund (non lo sapevano prima che quei soldi sarebbero arrivati a babbo morto?), ma soprattutto perché arriva appena dopo l’approvazione in consiglio dei Ministri di una nuova manovra con un nuovo scostamento di bilancio da 25 miliardi (contro i 20 ipotizzati nei giorni precedenti), il che porta il totale del deficit a fine anno sul 10% del Pil, per ora.

Un disastro, molto peggio del 2009, quando si arrivò al 5% appena. Tale nuovo debito, perché non dobbiamo dimenticare che si tratta di nuovo debito, verrà utilizzato per rinnovare la cassa integrazione, per tagliare i contributi a chi fa nuove assunzioni e per finanziare chi non licenzierà, portando così la moratoria sui licenziamenti fino a fine anno.

Bene, così eviteranno i disordini sociali. Ma non è certo con queste pezze che si può pensare di riavviare l’economia e uscire dalla crisi. Questi sono provvedimenti tappabuchi che rischiano pure di rimanere inoperosi, perché se un’azienda chiude non chiederà finanziamenti o rinvii dei tributi da pagare, ma non pagherà un euro di tasse né ora, né mai più.

Questo Governo di incapaci non ha fatto nulla per andare a prendere il fiume di denaro che gli investitori offrivano alle aste dei titoli di Stato, in cerca di rendimenti a fronte di un rischio considerato vicino allo zero e ora si trova a chiedere, per libera scelta, l’elemosina in Europa. Poi escono indiscrezioni criminali sulle “inesistenti” necessità di cassa, creando un potenziale problema sugli interessi che verranno richiesti alle prossime emissioni di titoli, paventando l’idea che i conti pubblici siano davvero a rischio.

Il rischio c’è, ma lo sta creando chi ci governa. Forse hanno l’idea di non poter governare a lungo e quindi stanno cercando di mettere quanti più lacci e vincoli all’azione del Governo in modo che il prossimo, qualunque sia, non possa uscire dal binario segnato. Il fatto che nel frattempo l’economia vada a fondo è solo un dettaglio.

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