SPILLO/ Dai migranti alle imprese, il Governo non merita una class action?

- Alessandra Servidori

Su diversi fronti, importanti per la vita economica e sociale del Paese, il Governo non sembra in grado di compiere scelte giuste

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Palazzo Chigi (LaPresse)

Caro direttore, il Governo, poveri noi, è l’emblema dell’incertezza. Sugli immigrati promette azioni per cercare di riparare all’invasione di barconi, ma abbiamo ben capito che con i Paesi di provenienza la sordità domina la situazione. E soprattutto noi non contiamo molto a livello internazionale lasciandoci soli. Sulla ripresa dell’economia, il Governo agisce per consentire alle imprese di comprare tempo, soprattutto aiutandole a indebitarsi e con una serie di danari che dovranno essere finanziati anch’essi con nuovo debito, ma non fa nulla per rilanciare l’attività produttiva. Il mix fra cassa integrazione e divieto di licenziamenti rallenta il processo di aggiustamento delle imprese e questo accordo con i sindacati purtroppo non fa che aggravare la situazione. In più abbiamo numeri diversi che ci raccontano la verità sulla pandemia (e lo avevamo già supposto!), ma non ci sono risposte efficaci ai problemi della sanità che a tutt’oggi sconta un organico non in grado di far fronte a un’ulteriore ondata di pandemia e una lista di attesa degli interventi e patologie che aggravano e soffocano il sistema sanitario.

La scuola fra 26 giorni deve riaprire e sanificare le aule e il 14 settembre essere in grado di accogliere i nostri giovani da 0 a 18 anni, ma il super commissario Arcuri ha bucato, come fece per i presidi sanitari nella fase pandemica, la fornitura dei banchi: ma mancano anche e soprattutto gli insegnanti di ogni ordine e grado e sarà corsa alle graduatorie precarie dei provveditorati agli studi regionali. Chi salverà e consentirà alle famiglie di poter portare a scuola i figli e ai giovani di poter tornare in aula saranno i capi di istituto non la ministra che vive in stato confusionale.

La situazione delle imprese è drammatica per il sistema barocco a cui sono sottoposte per poter accedere agli aiuti e sarebbe stato intelligente generalizzare il meccanismo d’interpello con l’impresa che voglia intraprendere un’attività che potesse rappresentare il proprio problema e la propria ipotesi di soluzione; l’amministrazione avrebbe 30 giorni per rispondere sì o fornire un no motivato. In assenza di risposta il comportamento si poteva considerare lecito.

Oggi si incensa il metodo di rifacimento del Ponte Morandi, ma anche il decreto semplificazioni è una ode al potere discrezionale aumentato alle pubbliche amministrazioni notoriamente inefficaci (vedi Cassese) e tocca solo di striscio la questione gare e appalti mettendo in un angolo il sistema delle imprese private che sono la vera forza del sistema edilizio.

Altra drammatica incertezza i fondi Ue da qui al 2021 e oltre, compreso pare il Mes che ci consentirebbe di indebitarci, almeno per una quota, a valori significativamente inferiori che facendo ricorso al mercato. Sugli altri fondi Ue pare che il Comitato per il piano per il Recovery fund stia lavorando, ma non ci è dato sapere su quali settori che intanto sprofondano: come il turismo, i servizi alla persona nelle Rsa, le persone disabili, il commercio, l’alberghiero, ecc. I numeri proliferano spaventosamente in declino: 2.500.000 famiglie in povertà assoluta sono una deriva inarrestabile di disperazione.

In attesa che il Presidente Mattarella ratifichi un Governo che non c’è, si può giustamente proporre una class action: giovani e meno giovani italiane e italiani, si può avere, con un governo di salute pubblica, almeno la certezza di vivere un po’ meglio che dell’attuale incertezza.

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