SPILLO/ Euro e Netflix, le prove degli errori della lotta al contante

- Giovanni Passali

Si continua a parlare di lotta al contante per le transazioni di piccolo importo. Eppure certi dati ci dicono che l’evasione sta altrove

500 euro banconote pixabay
(Pixabay)

C’è qualcosa di grottesco e schizofrenico in quanto sta accadendo nel mondo dell’economia e della politica. In una situazione di grande stress finanziario, nel quale i valori dei mercati azionari sono in salita da troppo tempo e tutti si aspettano una pesante discesa dagli effetti potenzialmente distruttivi, accade che la Fed fornisca nottetempo liquidità, che viene assorbita, per circa 200 miliardi di dollari. A chi, non si sa bene.

La causa di questo intervento è però chiara: gli interessi interbancari, quelli che si applicano per i prestiti overnight tra le banche, erano schizzati alle stelle, fino al 10% e oltre. Segno inequivocabile di una cronica mancanza di fiducia tra le banche. E qui mi ripeto la domanda che mi feci nel 2010 su queste colonne: se le banche non si fidano tra di loro, perché mai ci dovremmo fidare noi?

La domanda ora però è da rivolgere direttamente alle banche centrali: infatti, una misura del genere, del tutto straordinaria, è stata applicata con urgenza nel 2008, poco prima del fallimento di Lehman Brothers. Se dopo 11 anni ci troviamo nelle stesse condizioni e nel frattempo la crisi ha fatto i suoi danni devastanti, perché mai ci dovremmo fidare delle banche centrali? Perché dovremmo pensare che un simile intervento possa risolvere qualcosa, vista la storia passata?

Mentre su questo non ci viene detto nulla, opera a pieno regime la solita arma di “distrazione di massa”, con fake news su quello che, nei media ufficiali, è il cuore del problema dei conti pubblici in dissesto: l’evasione fiscale. E quale sarebbe la grande pensata per lottare efficacemente contro l’evasione? Semplice: la lotta al contante. Fino a inventarsi una grottesca tassa sui contanti o un presunto sconto sull’uso delle carte. Lo chiamo presunto, perché sarebbe grottesco che lo Stato spenda per una causa del genere: e non potendo fare deficit, tenterà di coprire la spesa con qualche altra tassa, che inevitabilmente le imprese copriranno a loro volta aumentando i prezzi.

Questa situazione è grottesca non solo perché è lo stesso Stato a pretendere il pagamento in contanti per tutta una serie di pagamenti (tipicamente quelli per prodotti che si acquistano in tabaccheria), ma anche perché se ritirare i contanti dalla banca comporta tanti svantaggi, la gente si abituerà a non versarli più, facendo diminuire i depositi e mettendo nei guai le banche. Bel risultato!

Eppure un metodo semplice semplice ci sarebbe. Sarebbe sufficiente che le banche centrali la smettessero di stampare banconote, no? Perché non lo fanno? Perché continuano a stampare banconote a fiumi? Eh già, le banche centrali continuano a stampare banconote a fiumi. Ecco qualche esempio nei grafici, rispettivamente, per le banconote da 10, 20 e 50 euro.

La cosa impressionante di questi grafici è l’evidenza che la politica monetaria della Bce è sempre rimasta sostanzialmente la stessa, prima, durante e dopo la crisi. Ha continuato a stampare moneta come se nulla fosse, come se tutto andasse bene. Ora vediamo però il grafico delle banconote da 500 euro, che hanno qualcosa di interessante da dirci.

Dopo il 2015 è evidente l’inizio di una discesa. La Bce ha smesso di stampare le banconote da 500 e quindi la discesa è dovuta al progressivo deterioramento del pezzo di carta e alla sua sostituzione con il taglio più piccolo. In effetti, le polizie di tutto il mondo sanno che le banconote di taglio maggiore sono le più utilizzate dalla malavita organizzata per i propri traffici. E ovviamente la malavita evita di utilizzare conti correnti bancari, che possono facilmente essere tracciati. Per questo motivo le banche centrali di tutto il mondo hanno tolto le banconote di taglio maggiore, che non servono all’economia reale. Il taglio maggiore del dollaro è la banconota da 100, quelle da 500 non sono più in circolazione dal 1969 (vi furono negli anni ‘30 anche le banconote da centomila dollari). Anche la Banca centrale svizzera non stampa più da decenni la banconota da 1.000 franchi.

La Bce invece no. Fin dalla nascita nel 2001 stampò le banconote da 500 euro, che ovviamente furono usate intensamente dalla malavita organizzata, tanto che Londra proibì ai commercianti di accettarle proprio per questo motivo, mettendo al contempo sotto osservazione la circolazione di banconote da 200 euro.

Il ritiro delle banconote da 500 euro è stato oggetto in questi ultimi anni di numerose interpellanze al Parlamento Europeo, rimaste senza risposta. Finalmente nel 2016 la Bce ha annunciato che nel 2018 avrebbe interrotto la stampa di nuove banconote da 500. Nel frattempo le banconote si sono fatte un bel nome, tanto da essere soprannominate “Bin Laden”. Finalmente nel gennaio di quest’anno 17 banche centrali su 19 hanno deciso di dismettere la stampa del taglio da 500 euro. E le due banche centrali che non lo fanno? Sono quelle di Germania e Austria. Il motivo? Da loro le banconote sono molto usate, in particolare per il pagamento di somme ingenti.

Capito? Da noi risulterebbe essere un problema l’utilizzo del contante per il pagamento di somme piccole e piccolissime, per il problema dell’evasione (dicono), invece gli altri se ne fregano dei tagli grossi e grossissimi, quelli che tutte le polizie del mondo sanno che vengono usate dalla criminalità organizzata. Ma non sarà che i gestori dell’euro non vogliono scontentare i loro migliori clienti?

Nel frattempo, mentre ragioniamo su questo argomento, diamo un’occhiata al grafico del taglio immediatamente inferiore, quello da 200 euro.

Come risulta evidente, il grafico ha avuto una crescita maggiore dal 2016, che poi è diventata una impennata nell’ultimo anno, proprio quando è calata la diffusione di quelle da 500 euro. Che stano, no? In altre parole, viene da pensare che la malavita ormai usa le banconote da 200, sentendosi assicurata poi dal fatto di poter andare in Germania a cambiare, se serve, con quelle da 500.

Nel frattempo, veniamo a sapere che la Procura di Milano ha aperto un fascicolo contro “ignoti” per l’attività di Netflix; lo hanno dovuto aprire contro “ignoti” perché Netflix in Italia non ha rappresentanza, non ha nemmeno una partita Iva e di conseguenza non paga un euro al fisco. La Guardia di Finanza avrebbe definito una “stabile organizzazione materiale” fatta non di uffici, ma di server e banda larga. Io non voglio entrare nel merito di questa definizione, ma mi sembra interessante il fatto che nessuno paga Netflix in contanti, ma con pagamenti elettronici del tutto tracciabili. E si parla di circa due milioni di abbonati. Mi sembra evidente, com’era facilmente ipotizzabile da chiunque, che il grosso dell’evasione avviene tramite pagamenti elettronici e avviene magari con la collaborazione (a volte) degli istituti autorizzati a questi pagamenti elettronici.

Con tutti i problemi creati dalla Bce, c’è ancora chi crede di prenderci per il naso raccontandoci che sta cercando di sconfiggere l’evasione andando a controllare gli scontrini dei bar. Ma chi si spende in tali battaglie non credo avrà un grande futuro politico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA