SPILLO/ L’ultima figuraccia europea va in onda sulle serie tv inglesi

- Alberto Contri

Sembra che l’Ue senta minacciata la propria identità culturale dalle tanti produzioni audiovisive inglesi. Ma lo scopre solo dopo la Brexit

the crown
The Crown, la serie trasmessa su Netflix

L’Unione europea ne combina davvero di tutti i colori. È intervenuta sulla misura delle zucchine e delle salsicce, sulle prese elettriche. Ora si sta muovendo per promuovere il vino “dealcolato”, in realtà annacquato, mettendo a rischio una coltura di vigneti che viene tramandata da millenni. Più che un consesso di Paesi che mirano al bene comune, sembra una squadra di barchette intente a seguire l’aria che tira, soprattutto commerciale, visto l’interesse di grandi popolazioni che amano il gusto del vino ma non possono bere alcool.

Mai diventata un vera unione politica, l’Ue al massimo si forza di essere un’unione economica. Ora però si scopre da un’indiscrezione del Guardian, che la sua identità culturale (questa è davvero buona) sarebbe minacciata dalla sovrabbondanza delle produzioni audiovisive inglesi. Ma lo scopre solo dopo che la Brexit è andata a regime, mentre prima era tutto ok.

Il successo internazionale di film e fiction americane e anglosassoni è sempre stato dovuto a due fattori: la grande tradizione nell’ideare e produrre audiovisivi di gran livello e poi, fattore non indifferente, la lingua inglese che viene parlata e compresa in tutto il mondo, così che i film e le serie non hanno bisogno di essere doppiate o sottotitolate. Con il diffondersi della globalizzazione, produzioni eccellenti come The Crown, Dowton Abbey, Black Mirror e molti altri sono diventati delle pietre miliari del panorama audiovisivo mondiale, che hanno inoltre dato vita a dei generi che attraggono costantemente un pubblico internazionale.

Richiamare la difesa dell’identità culturale europea (chi l’ha vista mai?) serve solo a mascherare i preoccupati interessi dei produttori di diversi Paesi europei che ambiscono a dividersi almeno una parte del bottino di 1,5 miliardi di sterline del fatturato annuo della vendita dei diritti internazionali delle produzioni inglesi.

Ambizione che sembra essere in realtà priva di fondamento, in quanto un portavoce di Downing Street ha già fatto sapere che, nonostante la Brexit, lo status di contenuti televisivi “europei” continua a essere applicabile ai programmi britannici perché «il Regno Unito rimane membro della Convenzione Europea sulla Televisione Transfrontaliera del Consiglio d’Europa».

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