SPILLO/ Medicina del territorio e profilassi, i grandi assenti nella lotta al Covid

- Alberto Contri

L’Italia sembra ancora lontana da una gestione della pandemia efficace. Anche perché non investe su alcuni nodi chiave per contrastare il Covid

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(LaPresse)

Le grandi speranze in un cambio di passo nell’approccio al Covid-19 con la salita al Governo di Mario Draghi, la rimozione del Commissario Arcuri e la sostituzione del Capo della Protezione Civile sono andate ben presto deluse.

Sarebbe stato ingenuo aspettarsi in pochi giorni un qualche intervento taumaturgico, ma almeno una revisione sull’approccio medico-scientifico complessivo alla pandemia ce la si poteva augurare.

Evidentemente il permanere al suo posto del Ministro Speranza e di tutti i vertici della Sanità per meri equilibri politici sta dando i suoi amari frutti. Spiace rilevare che mai richiamo alla “continuità” nella gestione della pandemia si è rivelato errato.

Non è in discussione la competenza scientifica del Cts, ma il metodo con cui applicarla e il peso da dare agli interventi nei confronti del sistema economico e della popolazione in generale.

Nulla quaestio sulla primaria aspirazione a vaccinare la maggior parte possibile della popolazione, ci mancherebbe. Ma non si può tornare a bloccare tutto senza tenere conto di elementi importanti che nel frattempo sono emersi. Elementi oramai incontrovertibilmente acquisiti dal sapere medico.

1) Se curata nelle prime 72 ore con anti-infiammatori di uso comune – e senza attendere il risultato del tampone – nella maggior parte dei casi l’infezione tende a regredire e a sparire. In caso contrario si innesca un circolo vizioso che porta all’ospedalizzazione e all’impiego di lunghe, dolorose e costose terapie intensive con risultati troppo spesso letali.

2) La spasmodica attenzione sui vaccini ha fatto dimenticare una adeguate e pressante forma di comunicazione necessaria a far diventare abituale la prevenzione del contagio.

3) È oramai evidente che o si chiude davvero tutto secondo l’approccio cinese, oppure dopo un po’ il virus riprende a circolare. L’alternativa è opporsi alla sua circolazione con metodi meno distruttivi di un’intera economia e dell’intero sistema scolastico. È inoltre possibile che la copertura comunque incompleta data dai vaccini a lungo andare non risulti così promettente come si crede. Crescono infatti i casi di guariti che non risultano immuni…

Che fare allora?

1) Al di là di retoriche dichiarazioni sull’importanza del Medico di Base e della Medicina del Territorio (a volte sembra che basti citare un problema per averlo esorcizzato) non si è intervenuto in alcun modo concreto per fare in modo che tutti i medici intervengano entro le 72 ore, ad esempio secondo i protocolli suggeriti dal Direttore Scientifico dell’Istituto Mario Negri Prof. Remuzzi. Forse perché i Medici di Base non hanno alcun rapporto di dipendenza organica con il Ministero della Salute (non possono nemmeno essere obbligati a seguire un corso di aggiornamento come negli altri paesi!) e quindi forse il problema richiede una volontà politica semplicemente rivoluzionaria. Perché come fa un medico con 1.500 pazienti a intervenire entro 3 giorni da una chiamata, quando è prassi diffusa dover attendere almeno una settimana? (figuriamoci ad ottenere una visita a domicilio).

2) A parte la disastrosa, incoerente, saltuaria, inefficace comunicazione istituzionale sulla profilassi, qualcuno al Governo si è accorto che in Italia il problema del contagio tramite contatto con oggetti, carta (quindi denaro), tessuti o altro, è stato totalmente trascurato? Eppure esiste un rapporto pubblicato il 15 maggio 2020 sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità e il 20 maggio sul sito del Ministero della Salute, intitolato: “Sanificazione di superfici, ambienti e abbigliamento”. Da quel rapporto si apprendeva che su banconote e vetro la presenza delle particelle virali infettanti era stata rilevata fino a 2 giorni dopo la contaminazione. Più lungo  l’intervallo di tempo su  acciaio inox e plastica: le particelle virali infettanti sono state rilevate, infatti, fino a 4 giorni dalla contaminazione. Testata anche la presenza delle particelle virali infettanti sulle mascherine chirurgiche: nello strato interno le particelle sono state rilevate fino a 4 giorni dalla contaminazione, mentre nello strato esterno invece le particelle virali sono risultate presenti fino a 7 giorni dalla contaminazione.

Ora, chiunque di noi si può esercitare osservando cosa succede in un bar, in un supermercato, o in un qualsiasi negozio: banconote, bancomat, carte di credito, passati di mano come nulla fosse. Nessun commesso indossa più guanti. Le mascherine in cui respirano per tutto il giorno vengono riusate anche quando non si dovrebbe, toccate e ritoccate con le mani, diventando uno dei principali ricettacoli di batteri e quindi veicoli di contagio. Stampa e tv demonizzano apericena e movida di qualche weekend, ma ignorano del tutto la quotidiana trasmissione del contagio per una mancata minima profilassi. Si approva la chiusura delle scuole, che sono uno dei luoghi in cui la sanificazione è costantemente praticata, e non si fa nessuno sforzo coordinato per insegnare agli italiani a comportarsi come i cinesi.

Una sola cosa è certa: non si può continuare a inseguire le soluzioni più drastiche e dannose solo per non essere capaci di applicare un po’ di logica e di intervenire su alcuni nodi chiave. Spendendo sicuramente cifre assai inferiori a quelle relative ai danni in alcuni casi oramai irreparabili provocati all’economia dell’intero Paese.

L’autore è stato per 20 anni A.D. della sede italiana della più grande agenzia multinazionale specializzata nella comunicazione della salute.



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