SPILLO NAPOLI/ Il paradosso di una città dove convivono magnificenza e miseria

- Alfonso Ruffo

Napoli ha un ricchezza storica e architettonica indiscutibile, ma sembra condannata dallo spreco delle risorse, dalla violenza e dalla furbizia spicciola

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Napoli, foto di Enzo Abramo da Pixabay

È sempre eccitante per un napoletano avere l’opportunità di ricordare i meriti della sua città, la più bella forse del mondo e anche tra le più complesse da governare. Le celebrazioni per i 130 anni del Mattino hanno fornito una volta di più questa occasione ed è stato davvero rallegrante passare in rassegna volti, storie, realtà che ci fanno meritatamente inorgoglire.

La ricchezza storica, naturale, architettonica dell’ex capitale del Regno – un rango che le è stato negato troppo in fretta e dal cui shock non si è ancora ripresa – tutto farebbe immaginare tranne che questa magnificenza sia costretta a condividere la scena con una miseria altrettanto evidente. E così invadente da far percepire come eccezioni i successi raggiunti.

Abbiamo sempre detto, e qui ribadiamo, che la vera povertà – quella da biasimare – non consiste nell’assenza di mezzi o di possibilità, ma nell’incapacità di far fruttare le possibilità e i mezzi di cui disponiamo. Lo spreco di risorse, la mancanza di buona volontà, la sciatteria, la violenza e la furbizia spicciola ci condannano a un presente e a un futuro di cui vergognarsi.

Negli stessi luoghi in cui si celebravano i fasti dell’impresa, della letteratura, della scienza, delle arti, dello sport si consumava qualche ora prima l’ennesimo episodio di violenza, a poche centinaia di metri dal Teatrino di Corte di Palazzo Reale dove si riuniva a convegno la comunità “perbene”. Pistola puntata alla tempia di un ragazzino di 11 anni per rubare lo scooter al padre.

Autori dell’odioso gesto alcuni giovanissimi spavaldi a cavallo di moto che forse non avrebbero potuto montare incoraggiati dall’indifferenza generale. Come denunciato dalla vittima, persona conosciuta e stimata, nessuno dei passanti si è sentito in dovere d’intervenire, porgere aiuto, chiamare rinforzi. D’altra parte, la prudenza in questi casi non è mai troppa. Il sangue scorre facilmente.

Ci si interroga oggi su come utilizzare al meglio le risorse europee e quelle rinvenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per restituire a Napoli una prospettiva di crescita economica. Le proposte sono molte e spesso si accavallano. La politica sembra volerle assecondare e c’è un nuovo sindaco, Gaetano Manfredi, che ha tutte le carte in regola per far bene.

È chiaro che qui più che altrove – perché qui più che altrove il fenomeno della distanza tra chi ha e chi non ha risulta evidente – occorra pensare a modelli di sviluppo allargati e inclusivi che non si fermino a premiare chi già può vantare una vita dignitosa se non scintillante. Occorre certamente provocare un innalzamento del prodotto interno lordo (Pil), ma sapendone distribuire i vantaggi.

È questo uno dei principali dilemmi del nostro tempo. Fonte di tante incomprensioni e altrettante delusioni. Frutto di tentativi redistributivi – vedi l’applicazione del Reddito di cittadinanza – che rischiano di provocare più problemi di quanti ne risolvano. Lasciando in difficoltà chi davvero meriterebbe un sostegno e incentivando il lassismo di chi si tira fuori dalla convivenza civile.

Gli errori commessi – di valutazione e conseguente ricerca della soluzione – hanno condotto a creare una società vulnerabile dove la rassegnazione viene giustificata dalle tante sconfitte patite. Cerimonioso nella forma e spaccato nella sostanza il ceto dirigente, in ogni sua espressione, stenta a favorire uno sviluppo equilibrato e condiviso negli obiettivi e nei risultati.

Sarà un banco di prova duro e severo quello che ci aspetta. Più saranno le risorse a cui attingere, migliori gli strumenti disponibili, meno alibi potranno accamparsi per nuovi fallimenti. La politica dovrà imparare a osservare e misurare. E sobbarcarsi all’onere della scelta premiando chi merita a discapito di chi pretende senza motivo. Ciascuno, nel suo grande e nel suo piccolo, dovrà contribuire.

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