SPILLO/ “No allo Stato di polizia” (di droni e Gps)

- Stefano Bressani

Lo “Stato di Polizia” instaurato per Dpcm è l’ennesima “emergenza-derivata” innescata dal coronavirus. Con inquietanti risvolti a livello di tutela della privacy

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(LaPresse)

“No allo Stato (al fermo) di polizia!”. Molti sessantottini (e ve ne sono ancora numerosi in circolazione, anzitutto nei grandi media) possono ricordare bene lo slogan. Che si concludeva con questo versetto: “Governo Andreotti ti spazzeremo via!”.

Giuseppe Conte è già stato più volte accostato ad Andreotti: anche per via di qualche legame con la Santa Sede esibito volentieri dal premer in carica. Nessun paragone serio è naturalmente proponibile. Andreotti è stato eletto alla Costituente a 26 anni come braccio destro di Alcide De Gasperi; ed è morto 67 anni dopo da senatore a vita. Resta il parlamentare italiano più votato della storia: con 328mila preferenze (cosa ben diversa dai “like” su Facebook). Il giorno in cui fu rapito Aldo Moro, Andreotti pronunciò il discorso d’insediamento del suo quarto gabinetto davanti alle Camere: non l’avrebbe fatto su un “social”, neppure se fosse già esistito.

Certamente, dopo il voto del 1972, Andreotti alla guida di un governo neo-centrista varò il cosiddetto “fermo di polizia”: l’estensione a 48 ore della possibilità dell’arresto di pubblica sicurezza in attesa della convalida da parte di un magistrato. Una misura da subito molto contestata e motivata dall’escalation del terrorismo, inizialmente a sfondo neofascista. Il provvedimento (un decreto legislativo) ebbe un cammino accidentato: fu ricompreso nelle misure anti-Br della legge Reale del 1976, che affrontò e vinse anche un referendum abrogativo. Il “fermo” resta comunque simbolico ed evocativo dello “Stato di Polizia”, caratterizzato da restrizioni delle libertà personali in conflitto reale e percepito con la democrazia costituzionale.

E’ un tema di drammatica attualità in questi giorni: dopo la sequela di decreti del presidente del Consiglio dei ministri e di singoli dicasteri, oltre alle ordinanze di presidenti di Regione, che ha portato 60 milioni di italiani al coprifuoco, confinati nelle case e guardati a vista dalle forze dell’ordine. E questo mentre il Parlamento sovrano è sostanzialmente sospeso.

Nel silenzio dei protagonisti formali della vita istituzionale, giuristi ed editorialisti dibattono a voce più alta. Conte sembra comunque tirare diritto, accelerando.

Ieri l’Enac – l’authority di vigilanza dell’aviazione civile – ha autorizzato l’uso dei droni per la sorveglianza del “lockdown”. La decisione è stata assunta dopo le richieste avanzate da alcuni sindaci del Centro-Sud, preoccupati per le pericolose violazioni dei divieti. La scelta di monitorare gli spostamenti dei cittadini pone comunque all’ennesima potenza i problemi di rispetto delle libertà civili costituzionalmente tutelate.

E’ una questione di delicata valutazione politica, che avrebbe il Parlamento come sede dedicata di discussione e la legge come veicolo obbligatorio: come fu per le normative anti-terrorismo. Invece Conte ha ulteriormente abbassato il livello della fonte di decisione pubblica imperativa: l’Enac è autorità squisitamente tecnica e con un profilo istituzionale nettamente inferiore a quelle di Bankitalia, Consob, Antitrust, dotate di autonomia almeno formale dal governo.

Fra le autorità indipendenti non ne manca una destinata a garantire la privacy degli italiani. E il suo presidente, Antonello Soro, è sembrato mettere le mani avanti di fronte a una prospettiva ancora più inquietante: la creazione – ufficialmente per l’emergenza sanitaria – di una “app” della Presidenza del Consiglio per la sorveglianza diretta di tutti i cittadini.

L’ipotesi è prevista dal decreto Cura Italia e vede già al lavoro a Palazzo Chigi una task force di tecnici, coordinata da Walter Ricciardi, dirigente Oms (Onu) in distacco presso il governo italiano. Anche su questo fronte il premier si sta mostrando particolarmente lesto. Il decreto sarà convertito in legge (se le Camere saranno aperte) solo fra due mesi, ma Conte sta già sollecitando il mercato per avere proposte. Appare difficile veder bussare direttamente a Palazzo Chigi la Casaleggio & Associati: più che virtuale “azionista di controllo” di M5s e presunta ispiratrice dell’ultimo “Saturday Night Live” di Conte (utile anzitutto a tracciare su Facebook a loro insaputa 500mila italiani potenziali elettori del premier). Non va comunque sottovalutato il fatto che Davide Casaleggio, non più tardi dello scorso settembre, ha potuto presentare Rousseau – piattaforma simbolo della post-democrazia – alla sede Onu di New York, formalmente patrocinato dal governo italiano.

Sul Grande Fratello gestito da Conte, il Garante italiano della Privacy si mostra tuttavia scettico: almeno per ora. “Finora – ha detto Soro nei giorni scorsi – ho letto numerosi generici riferimenti all’esperienza coreana e, più timidamente, cinese. Bisognerebbe conoscere proposte più definite. Mi limito a osservare che quelle esperienze sono maturate in ordinamenti con scarsa attenzione, sebbene in grado diverso, per le libertà individuali. E in ogni caso – aggiunge – mi sfugge l’utilità di una sorveglianza generalizzata alla quale non dovesse conseguire sia una gestione efficiente e trasparente di una mole così estesa di dati, sia un conseguente test diagnostico altrettanto generalizzato e sincronizzato”.

Come in infiniti altri casi, quella dello “Stato di Polizia” instaurato per Dpcm o per circolari tecniche è una delle tante “emergenze derivate” innescate dal coronavirus. E sembra un errore includerle alla rinfusa nella “to-do-list” per “Dopo”. Come il virus, la pubblicazione sistematica e illegale di intercettazioni giudiziarie “leaked” dalle Procure è iniziata all’improvviso nell’estate 2005. Il Paese non se n’è più liberato. La stessa riforma della giustizia – ultimo e unico provvedimento del Conte 2 “Prima” – ha confermato nei fatti uno status quo utile sia alle Procure che a molti “media”.

Ma è da 15 anni uno stato delle cose illegale, gravemente riduttivo della democrazia, imposto dalle crescenti tendenze autoritarie della magistratura. Uno dei numerosi “poteri forti” che – in Italia e fuori – sostengono una premiership di sempre più dubbia legittimità democratica.

Votereste su una “app” usata, imposta per Dpcm da Giuseppe Conte e fornita da Davide Casaleggio?

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