SPILLO/ Prodi, Monti, Gozi e Goulard: la narrazione di Ventotene

- Nicola Berti

Domenica si terrà l’evento annuale del Mfe. Ma Spinelli non avrebbe mai combattuto la democrazia italiana per affermare una dittatura europea

Romano Prodi
Romano Prodi (LaPresse)

Caro direttore,
con un tempismo più magico che sospetto, ieri mattina il Movimento Federalista Europeo ha lanciato il memo del suo evento annuale, che si terrà domenica a Ventotene. In memoria di Altiero Spinelli e del suo Manifesto – scritto al confino nel 1941 – si ritroveranno Romano Prodi, Mario Monti e Sylvie Goulard: designata giusto due giorni fa commissario Ue dal presidente francese Emmanuel Macron. Si unirà a loro Sandro Gozi, ex sottosegretario alla Presidenza nei governi Renzi e Gentiloni, recente protagonista di un controverso arruolamento nell’esecutivo francese (Goulard, fino a l’altro ieri vicegovernatore della Banca di Francia, è stata dal canto suo consigliere politico di Prodi alla presidenza della Commissione Ue).

È probabile che quando l’appuntamento è stato organizzato i protagonisti non si attendessero di celebrare la nascita del governo Conte bis. È invece verosimile che fosse nei loro obiettivi spingere in escalation un’iniziativa politica vasta, profonda, entrata in fase operativa dopo il voto europeo di maggio: quella che ha poi registrato un esito “precipitato” nella crisi di governo in corso in Italia.

È stato del resto Prodi a sbloccare l’impasse di Ferragosto: proponendo a viso aperto un “governo Ursula”, un format politico figlio dell’opaco ma decisivo appoggio dato dal M5s al neo-presidente tedesco della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ma quella promossa dall’ex premier italiano è subito apparsa anche un’ipotesi di svolta, nipote in linea retta di quella gestita nel 2011 da Monti, con l’assoggettamento “federalista” dell’Italia all’eurocrazia franco-tedesca. La presenza a Ventotene di Goulard e Gozi certifica d’altronde in modo ostentato dove e come è maturato l’euro-golpe” italiano del 2019: fra Parigi, Berlino e Bruxelles, su spinta di un gruppo di “fuoriusciti” italiani agli ordini di Prodi.

La “narrazione di Ventotene” è del resto chiarissima: l’Italia è ricaduta nella dittatura fascista, i “democratici in esilio” hanno il diritto-dovere di condurre una nuova “guerra di liberazione”, appoggiandosi alle potenze del “mondo libero”. Prodi – che rivendica chiaramente per sé le vesti di nuovo De Gasperi – si accinge dunque a festeggiare il Conte bis come compimento dell’originaria offensiva Monti e della lunga “attesa sulla linea Gotica” nel quinquennio del centro-sinistra. E pazienza se contro i “ribelli” del Nord Italia – gli stessi che abitavano i territori della Repubblica Sociale… – si sono dovute usare, e forse si dovranno ancora usare, le bombe atomiche: furono sganciate anche contro il Giappone nel 1945, e non si ricordano prese di posizione contrarie da parte dei federalisti europei. E forse che il primo governo dell’Italia “liberata” non è finito nei libri di storia come “governo del Sud”?

Ieri mattina, intanto, Stefano Folli ha sintetizzato così su Repubblica le prospettive del governo Conte bis: “Il programma economico lo fornirà l’Europa e i buoni rapporti con la Commissione von der Leyen potrebbero consentire qualche utile bonus al governo dell’Italia ‘desalvinizzata’. L’arcigna austerità degli ultimi anni potrebbe cedere il passo a un’austerità selettiva e più flessibile”. Meglio non si poteva togliere il velo a trent’anni di retorica sull’equità tecnica dei parametri di Maastricht: che nella realtà sono sempre stati armi di competizione – di regolamenti di conti – branditi dai Paesi forti dell’Unione contro quelli più deboli o comunque per qualche ragione sgraditi. L’austerità non è mai uguale per tutti. E il caso “Italia 2020” promette di darne prova definitiva.

Il premier giallo-verde Giuseppe Conte venne duramente rimbrottato a Bruxelles per aver presentato una manovra 2019 in deficit al 2,4% e il suo governo fu oggetto di un’incredibile procedura di infrazione per il rapporto debito/Pil subito dopo il voto di maggio e il boom della Lega. Fra poche settimane si dice ora che il “nuovo” premier Conte – ora “giallorosso” – presenterà alla “nuova” Commissione Ue una “nuova” manovra italiana in deficit al 3%. E già Repubblica ci avverte che riceverà luce verde.

Benvenuti, comunque, nella post-democrazia europea di Prodi e Monti, di Conte e dei suoi molti mandanti internazionali. Non siamo certi che Spinelli ed Ernesto Rossi apprezzerebbero. Loro lottarono – anche fuori del loro Paese – per abbattere una dittatura vera in Italia e costruire un’Europa veramente democratica.

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