SPILLO/ Se la sinistra elitaria attacca rider e giovani dei call center

- Stefano Bressani

La sinistra elitaria compatisce i poveri che una volta rappresentava nelle urne. Ha ragione p. Spadaro: serve una riflessione sul senso delle élites

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Un foodrider a Milano (LaPresse)

Caro direttore,
nell’attesa che Mario Draghi comunicasse la lista dei suoi ministri, il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro, ha postato un tweet secco e incisivo: “Élite sì / Élite no. Questo il dilemma della #politica italiana. E l’#élite è tecnica o politica? Serve una riflessione sul significato delle #élite.”.

Che la questione non rientri soltanto in un dibattito di cultura “elitaria”, è parso confermarlo nel giro di poche ore la rubrica quotidiana di Michele Serra su Repubblica. Sotto un titolo di letteraria sofisticazione – “Come le zanzare nelle terre paludose”, Serra – attacca con toni violenti e sprezzanti “la raffica molesta del marketing telefonico”.

Riserva anzitutto al “molestatore di turno” una parentesi frettolosa: “(malpagato, poverello o poverella, ma non è mica colpa sua)”. È intuibile – da parte dell’autore – un intento benevolo-solidale (“di sinistra”). Ma è impossibile non cogliere un fondo di spazientito “politicamente corretto”. Un atteggiamento “elitario” (“classista”?) da parte della celebrity politico-mediatica (“di sinistra”) verso il povero (senza vezzeggiativi o parentesi) addetto al call center.

Il resto è una filippica adirata, moralistica, pseudo-ideologica, stilisticamente scorretta contro “il mercato libero, quanto ci mette ad arrivare sul serio, eccetera”. Ma la sintesi non cambia: che i poveri manovali del libero mercato la smettano di seccare Serra mentre prepara la sua “preghiera laica quotidiana” per la sinistra italiana. Una sinistra arricchitasi nell’ultimo trentennio ben dentro la crescita del “libero mercato” (magari un po’ all’italiana, come testimonia il caso delle Autostrade, privatizzate da un governo di centro-sinistra; certamente ottimo inserzionista di quotidiani a spese dei pedaggi; forse meno come gestore di infrastrutture).

E comunque: già che ci siete non disturbate neppure la signora Serra, Giovanna Fonseca, titolare col marito di Serra&Fonseca, The Italian Art of Scent. “Un brand di profumeria di ricerca che esplora i rapporti fra profumo e design, arte, letteratura, artigianato d’eccellenza, E che racconta storie”. Naturalmente “le fragranze e le collezioni Serra&Fonseca sono distribuite attraverso profumerie di nicchia, concept stores e bookshop di musei, in Italia e nel mondo”. Niente call center, niente telemarketing “plebeo”, nessun disturbo alla privacy sociale dei lettori di Serra. E, naturalmente, neppure una brioche ai giovani o non giovani che – in tempi di povertà e disoccupazione Covid – fanno qualsiasi cosa pur di raggranellare qualche euro.

Un tempo di tutti loro si preoccupava “la sinistra”, si chiamasse Pci e Cgil (ma il Pd è quasi costantemente al governo da dieci anni e ci rimane con Draghi). Dei “proletari” vecchi e nuovi si preoccupavano anzitutto i giornalisti “di sinistra”. Che oggi invece si dedicano al marketing di “Eau de moi”: venduto in joint venture con le mogli e in cross-selling con i “racconti” autoreferenziali della sinistra elitaria. Del resto: come pensare che una telemarketer di tariffe del gas compri i libri di Serra o possa permettersi i profumi griffati dalla signora Fonseca? Magari dopo aver votato M5s nel 2018, al prossime elezioni si affiderà a non si sa chi.

Ha ragione padre Spadaro: “Serve una riflessione sul significato delle #élite”. Chissà se nei prossimi mesi o anni la “riflessione” maturerà. Magari non solo nelle social chat delle élites.

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